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Il sipario sul Gran Premio di Singapore è calato. Una vittoria di forza da parte di Max Verstappen, che ha dominato l’intero weekend a Marina Bay con una Red Bull rinata grazie agli ultimi aggiornamenti introdotti sulla RB22. Sul podio di domenica sera è salita anche la Ferrari con Charles Leclerc, secondo. Alle spalle del monegasco avrebbe potuto occupare il terzo gradino anche Lewis Hamilton, ma un errore di valutazione del pilota sulla strategia in regime di Virtual Safety Car ha vanificato tutto. A ringraziare di cuore per lo sbaglio del #44 è stato Andrea Kimi Antonelli che, in un appuntamento complicato per la Mercedes, si è portato comunque a casa una medaglia di bronzo che pesa molto al collo. Con i punti raccolti a Singapore, il bolognese si porta a +102 punti su George Russell. E ad Austin, tra due settimane, potrà già giocarsi il primo match point per il titolo mondiale.
All’inizio della stagione in pochi si aspettavano che Andrea Kimi Antonelli potesse performare a questi livelli. Avrà anche a disposizione la migliore vettura del lotto, a livello complessivo tra motore, aerodinamica e telaio, ma bisogna pur sempre saperla gestire. Un missile che richiede anche uno stile di guida controintuitivo per via di questo nuovo regolamento tecnico che ha profondamente cambiato la Formula 1. Ma ciò non è stato un problema per il bolognese, il cui stile di pilotaggio sembra essere stato plasmato su questa nuova era tecnica e soprattutto sulla W17. Perché si tratta di una monoposto complessa, come evidenziato dalle difficoltà di George Russell, ma per interpretare la F1 odierna bisogna avere uno stile di guida pulito, costante e aggressivo, senza strafare. Ed è tutto quello che Kimi Antonelli esprime al volante. Unico neo, però, restano i track limits, protagonisti anche nella gara di Singapore, con Toto Wolff che si è detto pronto a intervenire.
Di fatto, questa stagione è stata dominata da Kimi che ora si trova, alla conclusione del diciassettesimo appuntamento, con il primo match point per il titolo mondiale. Complici le sfortune altrui, Antonelli ha piazzato la zampata che potrebbe rivelarsi decisiva. Perché quello di Singapore è stato un weekend complicato, con un rebus tecnico da dover risolvere: il pacchetto di aggiornamenti – tanto atteso dal mese di maggio, per il quale la Mercedes ha speso tutti i soldi rimanenti del budget cap – non ha dato le risposte sperate. Novità tecniche che hanno stravolto il carico aerodinamico della W17 rendendo ancora più complicato il comportamento della monoposto in pista e che richiederanno un lavoro extra per individuare l’assetto perfetto. E va anche considerato che, con questa nuova versione portata in pista a Marina Bay solo da Kimi Antonelli, la Mercedes ha dovuto lavorare in una finestra d’utilizzo molto ristretta. Qualcosa a cui non erano per niente abituati fino a Baku, quando la vecchia W17 era stata incontrastata.
E proprio con la vittoria di Baku, George Russell sperava di rilanciare le sue chance mondiali dopo i successi del compagno di squadra a Monza e Madrid. Tuttavia, una brusca frenata ha nuovamente bloccato la sua rincorsa al titolo. Prima il danno alla power unit a cinque giri dal traguardo a Sepang, che gli ha fatto perdere punti importanti, poi l’incidente al primo giro nella Sprint a Singapore – altri punti persi – e infine la penalità per la sostituzione della power unit sempre a Marina Bay, che lo ha costretto a partire dal fondo su una pista dove sorpassare è difficilissimo (e non a caso la sua rimonta si è fermata in nona posizione). Insomma, un magro bottino di punti per lui a fronte di un Antonelli che, invece, è stato bravo e fortunato a farsi trovare al posto giusto al momento giusto, aumentando la forbice da 84 a 102 punti di vantaggio.
Nella Sprint, infatti, si trovava alle spalle delle due McLaren quando Lando Norris ha tentato una manovra suicida per la propria gara e per quella di Oscar Piastri: Antonelli ne ha approfittato, tagliando il traguardo quarto e portando a casa cinque punti. La domenica, invece, ha sfruttato il momento di distrazione di Lando Norris mentre quest'ultimo era ingaggiato nella lotta per il podio con un Lewis Hamilton in visibile difficoltà per via della gomma soft estremamente usurata, non sostituita durante la Virtual Safety Car. E così Kimi Antonelli è salito sul podio dopo un sorpasso di pura furbizia sul campione in carica. Quasi un passaggio di testimone tra Norris e il probabile nuovo campione della Formula 1. Perché ora – anche se Kimi ci odierà vista la sua nota scaramanzia – non si tratta più di capire se vincerà, ma quando vincerà. E la prima chance l’avrà già tra due settimane, il 25 ottobre, quando andrà in scena il Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin, dove si presenterà con ben 102 punti di vantaggio su George Russell.
Lo scenario per Austin prevede una sola possibilità: se Kimi Antonelli dovesse vincere e Russell dovesse chiudere nono o peggio, la conquista matematica del titolo per il bolognese diventerebbe realtà. Chiuderebbe così la partita con ben 6 gare d’anticipo (salvo variazioni al calendario, con le ultime due tappe in Qatar e Abu Dhabi confermate ma non ancora al 100%). In poche parole, guadagnare 23 punti in più rispetto al compagno di squadra consentirebbe a Kimi di battere il record – finora detenuto da Sebastian Vettel – del campione più giovane di sempre nella storia della Formula 1, conquistando l'iride a 20 anni, 2 mesi e un giorno. Se non dovesse realizzarsi questo sogno già in America, si tratterà solo di attendere una settimana in Messico o al massimo in Brasile, nella terra del suo idolo Ayrton Senna.