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Il sipario sul Gran Premio del Belgio 2026 di Formula 1 cala con l’inno italiano di sottofondo. Era da 73 anni che un pilota italiano non saliva sul gradino più alto del podio a Spa-Francorchamps, ed è stato Andrea Kimi Antonelli a riportare il tricolore a sventolare nel cuore delle Ardenne. Una prestazione da parte del bolognese che risponde perfettamente alle aspettative riposte in lui da Toto Wolff. Il weekend della Mercedes, però, si chiude con un sapore dolceamaro: se da una parte Antonelli ha conquistato la vittoria tenendosi dietro la Ferrari di Leclerc, l’altra W17, quella di George Russell, non è andata oltre la curva 6 al primo giro.
L’appuntamento belga ha avuto una fine prematura per il britannico. Scattato terzo ma finito ben presto nelle grinfie della Ferrari e della McLaren di Oscar Piastri per un problema di deployment, George Russell è stato poi toccato da Lewis Hamilton. Un contatto che ha visto la W17 numero #63 finire nella ghiaia di curva 6 e il sette volte campione del mondo penalizzato di cinque secondi, seppure per lo stesso Russell si sia trattato di un semplice incidente di gara. A prescindere dall’esito finale del caotico primo giro, per Russell la strada si fa in salita: ora crolla nuovamente a meno cinquanta punti in classifica piloti dal compagno di squadra Kimi Antonelli che, al contrario, allunga. La preoccupazione maggiore per George, però, sono i continui problemi alla guida, con uno stile che non si sposa bene con le richieste di questa nuova era tecnica della Formula 1. Difficoltà che stanno scatenando, a effetto domino, anomalie al motore che la Mercedes stessa non riesce ancora a individuare con precisione.
“Le power unit sono veramente complesse nel modo in cui rigenerano l’energia, in cui la erogano e nell’interazione con il pilota”, ha esordito Toto Wolff nel consueto incontro con la stampa al termine della gara in Belgio. “Abbiamo un pacchetto super forte, un telaio e una power unit da mondiale, ma stiamo comunque facendo del nostro meglio per risolvere i problemi di affidabilità. A volte succede quando cambiano i regolamenti. Con George, durante il weekend, c'è stato sicuramente qualcosa sul motore che abbiamo identificato: significava semplicemente che aveva meno energia da erogare e sfruttare in curva. È un bene che ce ne siamo accorti qui, perché a Budapest, che non è una pista così esigente sul fronte energetico, sarebbe stato più difficile da individuare; ma questo comunque non migliora le cose per lui. Probabilmente quel problema valeva la metà del distacco, o poco più, che aveva da Kimi”.
Come spiegato da Wolff, questo deficit energetico lamentato da Russell è stato riscontrato anche su altre monoposto motorizzate Mercedes, che hanno accusato una mancanza di potenza in uscita da curva 1. “Non è successo solo a George. Ha colpito più lui rispetto a Kimi, ma anche Kimi ha avuto questo problema fino a un certo punto. Significa che non è uscito in terza posizione alla fine del rettilineo, ma in quinta, o giù di lì. Ha perso quelle due posizioni, e poi ovviamente c'è stato l'incidente. È un peccato per lui, si perdono punti nel campionato costruttori. Sembra che ogni weekend ci sia una macchina che non finisce la gara”. Un pattern che mette la Ferrari a sole 73 lunghezze dalla Mercedes nel campionato Costruttori.
Il problema in curva 1 è stato avvertito anche da Antonelli, superato da Max Verstappen subito dopo il via. “Non ho ancora parlato con lui per capire se sia stata una mossa astuta lasciar passare Max o se sia dipeso dal problema”, ha spiegato Wolff. Ma il difetto sofferto da Russell al Blanchimont, ovvero curva 17, è “una cosa nuova”. "E si tratta di un aspetto che non avremmo individuato nemmeno al simulatore, perché devi sapere esattamente cosa cercare”. Di base, il britannico ha difficoltà nel comprendere il funzionamento del software e su come erogare correttamente l’energia nel corso del giro, sfruttando i sistemi predittivi di cui sono dotate queste power unit. “Aveva più energia disponibile all'inizio del giro e meno alla fine. In termini di ottimizzazione, è stato un deficit. E crediamo che questo deficit fosse di circa 2-2,5 decimi in modalità qualifica, e molto inferiore nei long run”, ha aggiunto il team principal.
Questo ritiro è stato accolto da Russell senza troppi fronzoli, come se fosse ormai anestetizzato dalle peripezie che si stanno susseguendo in quella che si aspettava potesse essere la stagione giusta per lottare per il titolo. “Bisogna capire che un pilota è molto emotivo quando succedono queste situazioni. Ma d'altra parte, come pilota di Formula 1, fai parte di un'élite. Penso che sia un grande onore guidare una Mercedes. A volte deludiamo le aspettative, e a volte capita al pilota, ma capita anche a noi. È davvero difficile recuperare i punti che perdiamo nella nostra lotta contro la Ferrari. Quindi spero che quella sensazione di intorpidimento svanisca. Cercheremo di aiutarlo a ritrovare ottimismo e positività. Penso che tutti i piloti, almeno quelli con cui ho lavorato, attraversino periodi difficili, e succede a qualsiasi sportivo. Devi trovare un modo per motivare o ricostruire la fiducia; George ha il suo modo e io sto decisamente cercando di fare questo. Lo conosco da così tanto tempo, capisco le sue frustrazioni e la squadra è al 100% con lui”.
Però, con l’avanzare della stagione, una Ferrari pronta a sferrare il colpo a soli 73 punti di distacco e l’arrivo di una nuova evoluzione del motore da Maranello tra Zandvoort e Monza, si inizieranno a profilare le gerarchie nel team. “Dopo la lezione che abbiamo imparato a Barcellona, l'obiettivo che ci siamo posti per oggi è che non dobbiamo perdere tempo a lottare tra di noi”, ha subito messo le mani avanti Wolff riguardo alla possibilità di stabilire una prima o una seconda guida. “Non vogliamo un effetto fisarmonica per poi trovarci una Ferrari o una Red Bull col fiato sul collo rischiando di perdere una vittoria, come è successo a Barcellona. Senza il ritiro, Kimi avrebbe vinto la gara. Quindi, da Barcellona in poi, daremmo in ogni caso sempre la precedenza alla vittoria della gara, e se questo dovesse significare che Kimi o George si trovano davanti, faremmo così. Questo è un campionato costruttori tanto quanto un campionato piloti. Non toglieremmo mai una vittoria a nessuno dei due piloti, quindi se George fosse davanti, anche se è indietro nel campionato, in questa fase della stagione non faremmo una cosa del genere”.
Per il momento, Kimi Antonelli non sembra aver bisogno di un supporto extra. Sia per quanto riguarda la gestione in pista – visto che il suo stile di guida si sposa perfettamente con questo regolamento tecnico – sia per come sta gestendo tutto il contorno. Come ricordato dallo stesso Wolff, Kimi si è ritirato a Barcellona mentre era a un passo dalla vittoria. Nessun biasimo da parte sua o nei confronti del team, ma solo una completa attenzione e la volontà di capire cosa non abbia funzionato per migliorare. Nessuna scusa o accusa nei confronti della sfortuna, come spesso ha fatto Russell da inizio anno in caso di difficoltà. Un’ottima risposta da parte di un pilota in Formula 1 da solamente un anno, che proprio in questa fase della passata stagione si trovava in estrema difficoltà. “Siamo tutti sorpresi. Penso che la prima stagione sia andata come previsto. Grandi momenti in cui è emerso il suo talento, e momenti che sono stati molto difficili. La lunga serie di risultati mancati a metà stagione era prevedibile. E poi, dopo l'inverno, anche lì tutto è andato come previsto. Conosceva l'ambiente, conosceva le pressioni, conosceva le richieste del team sul lato tecnico e sul lato marketing, conosceva le piste su cui saremmo andati a correre”.
“Ma ciò che non ci aspettavamo è la serenità e la struttura che ha portato nel suo approccio. Con Kimi, che la sessione sia andata bene o male, non noteresti alcuna differenza nelle emozioni durante il debrief. È assolutamente analitico. Qual è il problema? Come lo risolviamo? Come andiamo avanti? E questo è un aspetto nuovo, e penso sia il motivo per cui, quando vince, non vedi quella gioia incontenibile che un diciannovenne quasi avrebbe. E allo stesso tempo, quando non arrivano i risultati... a Barcellona, quando abbiamo avuto il guasto alla macchina, o persino a Silverstone, rientra ai box ed è lui a dire al team: ‘Questo è uno sport meccanico, queste cose possono succedere’. È davvero impressionante da vedere. E penso che questa mentalità e questo atteggiamento siano probabilmente tra i fattori principali che hanno permesso al suo talento di brillare così presto nella sua carriera”, ha chiosato Wolff.