F1. "Non posso dire quante ce ne saranno nel 2027, ma Monza ci sarà": così Domenicali annuncia la Sprint per il GP d'Italia. E di Kimi Antonelli dice...

F1. "Non posso dire quante ce ne saranno nel 2027, ma Monza ci sarà": così Domenicali annuncia la Sprint per il GP d'Italia. E di Kimi Antonelli dice...
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Da Andrea Kimi Antonelli a Monza che ospiterà una delle Sprint - non si sa ancora quante - della stagione 2027 di F1: così Stefano Domenicali apre il Gran Premio di Monza 2026
4 settembre 2026

“Kimi sta trascinando un nuovo pubblico perché è un personaggio trasversale. È italiano, scherza. È un ragazzo che affronta la grande responsabilità di essere in testa al mondiale con una leggerezza che è tipica di tutti i giovani”: Stefano Domenicali spende parole al miele per il leader del campionato 2026 di Formula 1, Andrea Kimi Antonelli, quando lo incontriamo nell’hospitality della F1 a Monza, insieme al resto della stampa italiana selezionatissima. “Gli auguro di mantenere sempre questa sua naturalezza, la sua freschezza nel modo di porsi così com’è”.

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“È una caratteristica che attrae i ragazzi della sua età, che si riconoscono in lui – osserva il presidente e CEO della Formula 1 -. È un professionista serio, ma gli auguro di non sentirsi mai ingabbiato nel ruolo di pilota che deve comportarsi in una certa maniera. A livello personale sono molto contento che abbia questa naturalezza tipica del nostro modo di concepire la vita, associata al fatto che ha dimostrato di essere molto veloce e di poter guidare il mondiale. E la mantiene anche in un GP difficile, in cui partirà indietro”.

Da italiano non posso che essere felice di vedere un pilota, un ragazzo così giovane e così straordinariamente fresco come Kimi che è riuscito a portare non solo competitività in pista in un paese che ne aveva bisogno, ma anche a coinvolgere i ragazzi della sua età. Non dimentichiamoci che il pubblico della F1 è cambiato: il 40% è femminile è l’età media è scesa a 34 anni. Siamo in una condizione in cui l’ingresso di un pilota come Kimi ha portato non solo interessi sportivi in pista, ma anche un’ondata di gente che prima non seguiva la F1”.

ANSA

Stando a Domenicali, c’è una differenza apprezzabile nell’apporto di Antonelli ai numeri della F1. “Mi stanno stupendo. Sono in grande crescita continua. Lo sappiamo anche se è un tema difficile da analizzare formalmente. Una volta c’erano le stime Nielsen, il Sacro Graal. Oggi ci confrontiamo con dati incompleti. La crescita è esponenziale, ma il nostro tema è come far sì che il nuovo pubblico si fidelizzi alla categoria. Dobbiamo evitare che all’incremento faccia seguito un abbandono”.

Parte del nuovo corso della F1 non è solo il boom di pubblico, ma anche le Sprint. “Non posso dire quante ce ne saranno in calendario nel 2027 – dice con un sorriso Domenicali - ma vi posso anticipare che Monza ci sarà. Alla fine, i dati non smentiscono i promotori, i media e i tifosi che nella stragrande maggioranza l’hanno digerita come un format dinamico che porta a casa delle cose interessanti anche a livello commerciale. Non ci sarà la Sprint per tutte le gare, ma per meno della metà”.

E così Monza entra in una nuova dimensione a livello di format. Ma quanto è importante avere piste come il tempio della velocità brianzolo per mantenere il DNA della categoria nel contesto di un ampliamento non solo degli orizzonti geografici, ma anche dell’esperienza per i tifosi? “Una pista che ha la fortuna di avere una storicità così importante come quella di Monza – osserva Domenicali - gode di vantaggio competitivo che altri tracciati non hanno. Ma il passato deve anche essere proiettato al futuro, con l’evoluzione delle strutture”.

“Avere una tradizione lunga cent’anni è sicuramente un punto di forza, ma lo è solo se si continua a investire. Alcuni miglioramenti sono pronti per quest’anno, altri lo saranno per il prossimo. Ci sono dei progetti che vanno a un ritmo diverso rispetto alla F1 quando si parla di pubblica amministrazione. Però vedo una volontà netta di sfruttare la storicità del luogo per guardare al futuro”. Ed è proprio questa l’alchimia che potrebbe far mantenere a Monza la centralità che si merita per il suo blasone.

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