F1, Hamilton senza filtri sulla Ferrari: “Prima dicevano 'abbiamo sempre fatto così', ora vi dico se la nuova Power Unit basta per vincere a Monza”

F1, Hamilton senza filtri sulla Ferrari: “Prima dicevano 'abbiamo sempre fatto così', ora vi dico se la nuova Power Unit basta per vincere a Monza”
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“È un segno del destino”: Lewis Hamilton infiamma Monza arrivando in F40 e ricordando Michael Schumacher. Tra l'aneddoto del motore 44 e gli aggiornamenti tecnici, il pilota Ferrari punta dritto alla vittoria nel Gran Premio d'Italia.
3 settembre 2026

Nonostante i trenta gradi caldissimi sul territorio brianzolo, il media day di Monza ha visto un Lewis Hamilton capace di riscaldare ulteriormente un’atmosfera già bollente. Presentatosi nel paddock con un completo nero e cappotto, il sette volte campione del mondo è arrivato nell'autodromo brianzolo a bordo di una leggendaria Ferrari F40 rosso scarlatto, entrando nel weekend più adrenalinico del motorsport italiano nel modo più scenografico e magnetico possibile.

Per la Ferrari, il Gran Premio di casa è da sempre un rito collettivo unico, ma quest’anno la tappa brianzola assume un valore quasi sacro: la Scuderia celebra infatti i trent’anni dal debutto in rosso di Michael Schumacher e dalla sua prima vittoria assoluta a Maranello a Barcellona 1996, senza dimenticare la cavalcata che scaldò più di tutte il cuore del popolo ferrarista: il trionfo a Monza nel settembre del '96. Per l’occasione, anche la monoposto dei due alfieri della Rossa presenta chiari riferimenti cromatici alla storica F310 e dettagli simbolici come le sette stelle, tributo al Kaiser e, per un suggestivo gioco del destino, anche al palmarès di Sir Lewis.

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Mentre in pista la Ferrari è chiamata a far esplodere di gioia il popolo di Monza, complice l'introduzione di una nuova Power Unit sviluppata e la necessità di rimontare anche dopo le penalità che costringeranno Kimi Antonelli a partire dal fondo, Hamilton ha vestito i panni del narratore, sospeso tra nostalgia e ambizione. Guardando alla livrea speciale e alla memoria del campionissimo tedesco, Hamilton non nasconde l'emozione: "Non ho ancora visto la livrea, ma indosso una maglietta con sette stelle, il che è piuttosto appropriato visto che anch'io ho sette titoli, quindi mi sento come se fosse un po' anche mia. È una cosa pazzesca. Abbiamo celebrato Niki Lauda, che era un caro amico...".

Il legame con il mito di Schumacher, per Lewis, parte da lontano, dalle domeniche d'infanzia davanti al televisore: "E per quanto riguarda Michael... ricordo le domeniche mattina più felici da bambino, quando sentivi quella musica, la vecchia e bellissima sigla della Formula 1. La sentivi dal piano di sotto e sapevi che correndo giù ti saresti emozionato. Ricordo chiaramente di aver visto Michael sulla macchina rossa e ricordo quando giocavo ai videogiochi: sceglievo sempre Michael in quella Ferrari e cercavo di immaginarmi cosa si provasse a essere al suo posto. Ora ho il privilegio di vivere quella stessa esperienza. Lui era un vero leader e ha fatto un lavoro straordinario in tutta la sua carriera. Ho avuto il privilegio di correre in un'epoca in cui lui era ancora in pista, ed essere in pista con lui ha significato molto per me".

Essere un pilota Ferrari a Monza significa anche farsi carico delle aspettative e del lavoro metodico che serve per riportare il Cavallino in vetta. Hamilton sa bene quali sono le sfide attuali del team: "Sì, penso sia la cosa più bella in assoluto essere un pilota Ferrari. È un grandissimo onore e un privilegio arrivare in Italia per questa gara iconica con la squadra più iconica e migliore del mondo. È davvero fenomenale viverlo per la seconda volta consecutiva ed è una sensazione ancora nuova, non è qualcosa a cui ti abitui. Ogni minimo miglioramento aiuta. Fino a questo punto della stagione abbiamo perso terreno: anche nell'ultima gara, su un circuito così breve, perdevamo quattro decimi. È un deficit enorme che ci portiamo dietro dall'inizio dell'anno".

Tuttavia, il clima a Maranello sta cambiando, e l'esperienza del britannico è diventata un catalizzatore per la squadra: "Sono davvero orgoglioso quando torno in fabbrica e vedo quanto duramente lavorano tutti, a testa bassa e con enorme entusiasmo. Vedo un focus diverso quest'anno rispetto al precedente. L'anno scorso non avevamo una vera 'stella polare', facevamo il massimo ma senza sapere esattamente dove puntare. Ora sappiamo verso quale obiettivo lavorare. Hanno fatto un lavoro tremendo per compattarsi e fare questo passo avanti. Non colma del tutto il divario, lo sapevamo, ma vedere nuovi pezzi arrivare ogni weekend e aggiungersi alla vettura è stimolante. Non ho copiato nulla di ciò che ha fatto Michael. C'era questa grande narrazione di Michael che ha ribaltato la squadra, ma in fin dei conti è una combinazione di molte persone diverse. Il compito del pilota è lavorare al fianco delle figure di riferimento per cercare di indirizzare il lavoro nella giusta direzione".

Portare uno sguardo fresco da fuori è la chiave per rompere le vecchie abitudini: "Il vantaggio per un pilota che arriva con tanta esperienza da altre squadre è che, quando sei dentro un sistema da molto tempo, è difficile 'vedere la foresta a causa degli alberi'. Quando arriva qualcuno da fuori porta approcci diversi. È pazzesco pensare che tutti i team abbiano le stesse regole, facciamo cose diverse e poi in pista si sia a un decimo di distanza. È questo che rende il nostro sport fantastico. Ho spinto per molte modifiche sulla vettura. L'anno scorso alcune non si potevano fare per via del budget cap o perché la mentalità era 'abbiamo sempre fatto così'. C'è voluta molta persuasione. Ho lavorato al simulatore chiedendo di progettare e testare queste modifiche l'anno scorso, e poi sono state integrate come opzioni che usiamo ogni weekend. Ho evidenziato i punti di forza e le aree da migliorare.  Vasseur ha persino detto che alcune cose nella lista erano troppo costose, ma sono grato per quelle che ha approvato e orgoglioso dei progressi fatti".

L’arrivo di Hamilton nell'autodromo non poteva passare inosservato a bordo di quel bolide rosso fuoco, da sempre il grande sogno del britannico. La fascinazione di Lewis per la F40 era già emersa nel suo primissimo scatto ufficiale da pilota Ferrari, posando davanti alla casa di Enzo Ferrari a Maranello in un completo elegantissimo. Sviluppata negli anni Ottanta sotto l'egida diretta del Drake, la F40 è rimasta scolpita nell’immaginario di intere generazioni, compresa quella di Hamilton. La vettura con cui il britannico si è presentato a Monza racchiude una storia incredibile: dimenticata e rimasta chiusa per oltre trent’anni in un garage con soli 69 km percorsi, è stata restaurata da Azimut AHE (Automobile Heritage Enhancement) grazie al prezioso supporto del team di Maranello, che le ha restituito l'antico splendore.

Con gli occhi lucidi di chi ha coronato un desiderio d'infanzia, Lewis ha raccontato: "La F40 è al 100% la macchina dei miei sogni. La cercavo da tempo: volevo un esemplare con pochi chilometri e con una storia autentica. Ne ho trovata una il cui proprietario l'aveva guidata da Maranello a casa (appena 69 km) e poi l'aveva parcheggiata senza mai più riaccenderla. La portiera del passeggero non era mai stata aperta! Era coperta di polvere. Alla fine ho deciso di farla rimettere a nuovo perché volevo guidarla per venire qui".

E durante il restauro, è arrivata la sorpresa che sa di miracolo sportivo: "Sono abbastanza sicuro che nessun pilota Ferrari nella storia sia mai arrivato nel paddock guidando una delle Ferrari stradali più iconiche, e mi sono detto: 'Bisogna farlo'. La cosa assurda è che, quando hanno smontato l'auto per controllarla, hanno scoperto che il motore era il numero 44! C'era stampato il numero 44 sul motore! Non ci potevo credere, sembrava un segno del destino. È stata un'opportunità unica per omaggiare la storia della Ferrari nel loro GP di casa". 

Un legame, quello con il marchio, che travalica i confini della pista e si intreccia con lo stile di vita: "Prendo molto sul serio l'eredità Ferrari. Vedere come questo marchio vada oltre lo sport e tocchi le persone in tutto il mondo è fenomenale. La nostalgia, le linee iconiche di quelle auto del passato... non c'è niente di simile. Da bambino avevo tutti i modellini e la F40 rossa era 'LA' macchina, anche se allora possederne una era ben al di fuori dei miei pensieri. Arrivare al weekend di gara e vestire di rosso è una cosa, ma al di fuori c'è molto altro, come la moda e la creatività. Ho voluto curare io stesso il concetto con cui presentarmi questo weekend, con questo abito e questo stile, per rendere omaggio allo sport e creare un momento irripetibile".

L'arrivo sulla F40 ha rispolverato anche un ricordo d'infanzia legato a un vecchio rivale e amico, Nico Rosberg: "Tutto questo mi fa pensare a quando correvo sui kart. Ricordo che io e mio padre arrivavamo in pista con una vecchissima FIAT Cinquecento a noleggio, mentre Nico Rosberg arrivava su una Lamborghini Diablo gialla! Cercavo di seguirlo con la Cinquecento e pensavo: 'È la cosa più cool del mondo'. Guardando a dove sono oggi, poter guidare un'auto così invece della Cinquecento è davvero speciale".

Tra l'amarcord e il fascino della storia, c'è però una gara da disputare. Monza rappresenta un banco di prova severissimo per le attuali monoposto, specie nella gestione della potenza e delle energie: "È sempre difficile gestire le power unit con queste auto. Rispetto all'anno scorso arriviamo alle staccate magari 20 o 30 km/h più lenti perché finiamo l'energia della batteria a fine rettilineo. Bisognerà abituarsi: prima sentivi il motore urlare e staccavi fortissimo, mentre questo weekend è probabile che i piloti debbano scalare marcia prima ancora di toccare i freni per gestire la ricarica. Non sembra l'ideale, ma siamo tutti sulla stessa barca".

La pressione è altissima, ma lo sguardo di Lewis resta puntato all'obiettivo più grande: la vittoria davanti al popolo marea rossa. "Credo fermamente che la squadra abbia le carte in regola per vincere. Per riuscirci deve essere tutto perfetto fin dal venerdì. Pensare a cosa significherebbe vincere a Monza per la prima volta con la Ferrari mi fa venire i brividi. Sarei probabilmente il primo pilota nero a vincere con la Ferrari in Italia. La pressione è alta, la passione dei tifosi è ineguagliabile e vuoi dare il massimo per tutti loro e per la gente a casa in fabbrica".

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