Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Una zampata vera e propria sulla lotta al Mondiale. Con il terzo posto conquistato al termine del Gran Premio di Singapore, frutto di astuzia e straordinaria maturità, Andrea Kimi Antonelli porta il suo vantaggio su George Russell a 102 punti nella classifica piloti. Per il ventenne bolognese è stata una gara di pura sofferenza, segnata dalle condizioni estreme del tracciato asiatico: le temperature roventi e l'umidità asfissiante lo hanno messo a durissima prova, al punto che, per cercare un po' di refrigerio nelle fasi meno concitate, ha alzato nuovamente le mani fuori dall’abitacolo staccandole dal volante. Una scena emblematica per un weekend affrontato senza il cooling vest, corso a mente fredda dopo le sfortunate uscite con il sistema refrigerante dello scorso anno.
I 62 giri di Marina Bay si sono trasformati in una maratona di resistenza fisica e tecnica, macchiata soltanto da una violazione dei track limits. Ad aggravare le difficoltà di Antonelli ci si sono messi anche i problemi tecnici al sistema frenante: “Soprattutto alla ripartenza della VSC, quando sono andato a frenare, la macchina non si è fermata. Avevo una potenza frenante davvero scarsa e ho quasi rischiato di andare contro il muro”, ha confessato Kimi a fine gara. “Ho cercato semplicemente di fare del lift and coast prima di ogni staccata, così da arrivare un po' più lento e applicare meno pressione sul pedale. In più abbiamo avuto un problema al sensore dei freni, quindi non avevamo nemmeno i dati sulla telemetria. Non sapevamo esattamente a che temperature stessero lavorando, quindi è stato tutto basato sulle sensazioni. Comunque erano caldi, perché ne sentivo persino l'odore, quindi non è stato per niente piacevole”.
Oltre alla gestione dei freni, a complicare il weekend di Antonelli è stato il debutto del nuovo pacchetto aerodinamico, non ancora del tutto interpretato: “Su questa pista, dove ci sono molte curve a bassa velocità, non ci siamo ancora del tutto in termini di prestazioni. Con questo nuovo pacchetto vediamo il potenziale, ma al momento la finestra di utilizzo della macchina è ancora troppo stretta. Anche alla guida risulta molto sensibile a qualsiasi variazione nell'approccio alla curva o nel modo di staccare. Ma sento che stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel”.
Riguardo ai progressi degli avversari diretti, Antonelli ha espresso una visione lucida e analitica: “Probabilmente dipende soprattutto dal fatto che non stiamo ancora estraendo il massimo dal nuovo pacchetto. La Red Bull ha fatto un incredibile passo avanti, ma allo stesso tempo anche Max si è sentito probabilmente più a suo agio con la macchina riuscendo a tirarne fuori di più. È una combinazione di fattori. Speriamo che ora ad Austin, avendo tre sessioni di prove libere, si possa lavorare a mente aperta sul set-up per sfruttare l'intero potenziale”.
Ora per Antonelli si apre la fase più delicata e affascinante dell'intero campionato. Il prossimo appuntamento ad Austin rappresenterà il primo vero match point iridato: con 102 punti di margine, in caso di vittoria e con Russell non oltre il nono posto, Kimi conquisterà la corona mondiale. Un'impresa che lo incoronerebbe come il pilota più giovane della storia della Formula 1, infrangendo il record detenuto da Sebastian Vettel. Nonostante la prospettiva storica, il giovane emiliano mantiene i piedi ben piantati a terra: “Di sicuro ci penserò, ma allo stesso tempo so che è molto vicino, so che è lì, devo solo assicurarmi di continuare a fare del mio meglio. La mentalità è sempre la stessa: scendere in pista per vincere e dare il massimo. Penso che questo weekend non abbia guidato particolarmente bene, ma sono fiducioso. Una settimana per resettare e non vedo davvero l'ora di essere ad Austin. Alla fine della fiera, se non faccio bene il mio lavoro il risultato non arriva. Per ottenere ciò che voglio devo spingere al massimo, è semplice”.