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Una vittoria da assaporare fino all'ultima goccia, il coronamento di un fine settimana impeccabile che ha il sapore dolce della consacrazione definitiva. A Singapore, nella cornice suggestiva ma spietata di Marina Bay, Max Verstappen ha piazzato la sua zampata da re: pole position per la Sprint, vittoria della Sprint, pole position per il Gran Premio e un trionfo in gara dominato dal primo all'ultimo giro. Per l'olandese è arrivato così il primo storico successo tra le insidiose pieghe della città del leone, terreno di caccia finora rimasto inesplorato per lui, nonché il settantatreesimo sigillo della carriera e il secondo acuto stagionale dopo l'affermazione a Sepang di una settimana fa.
Nella notte asiatica, la RB22 ha confermato di aver definitivamente ritrovato la retta via grazie al pacchetto di sviluppi più recente portato da Milton Keynes. La monoposto del tre volte iridato si è trasformata in una lama affilata, consentendo a Max di gestire il ritmo a piacimento, con lo sguardo già proiettato verso le basi tecniche del 2027: “Eravamo velocissimi con le Soft, ce la siamo cavata con le Medium. La macchina si comportava davvero bene con le gomme, sono riuscito a gestirle molto bene”, ha spiegato Verstappen a fine gara. “Ma a essere onesto, credo sia stata una delle prime volte che ho guidato in aria pulita qui a Singapore in gara, quindi immagino sia stato piacevole anche per quello. È stato semplicemente un weekend fantastico per noi”.
Nonostante l'apparente facilità con cui è arrivata la bandiera a scacchi, l'inizio della corsa non è stato del tutto esente da grattacapi. Al via e nei primissimi passaggi, il campione in carica ha dovuto fare i conti con qualche incertezza sul fronte della Power Unit, con Charles Leclerc subito pronto ad approfittarne: “La partenza era fondamentale, quindi è andata giusto bene. Ma di nuovo, qualcosa non era del tutto a posto al via, perciò devo capire cosa sia andato storto lì. Prima di staccare la frizione non mi sembrava a posto”, ha rivelato il pilota Red Bull. “Poi abbiamo avuto un paio di giri con alcuni problemi di erogazione della potenza, ed è stato lì che Charles per poco non mi infilava alla Curva 7. Una volta risolti i problemi di erogazione, sì, è andato tutto bene”.
Se dal punto di vista dinamico la RB22 ha rasentato la perfezione, la vera odissea di giornata si è consumata sulla linea di comunicazione interna. Per l'intera durata dei 62 giri, la radio di Verstappen è rimasta praticamente muta verso il muretto, costringendo il pilota e il suo fidato ingegnere di pista, Gianpiero Lambiase, a un lavoro di pura interpretazione: “Magari lui era felice che non funzionasse!”, ha scherzato Max. “Io non potevo dire granché. A un certo punto ha provato a chiedermi un paio di cose in codice, e credo abbia capito bene cosa intendevo o cosa stavo facendo. Ma non è mai piacevole. Ho avuto problemi con la radio durante tutta la stagione, e questo fine settimana è andata particolarmente male”.
L'interruzione di frequenza non ha però rovinato un momento carismatico e carico di significato emotivo sul podio. A ritirare il trofeo per il costruttore vincitore è salito proprio Gianpiero Lambiase, storico ingegnere di Verstappen, a suo fianco dal 2016. Un'immagine fortemente simbolica: per lo storico duo potrebbe essere stato l'ultimo gradino più alto insieme, considerata la probabile partenza del britannico da Milton Keynes a fine stagione per affrontare il periodo di gardening leave prima del preannunciato approdo in McLaren nel 2028. “Sì, non me lo aspettavo”, ha ammesso Verstappen visibilmente toccato. “Ricordo che l'anno scorso a Las Vegas mi disse: ‘Questa potrebbe essere l'ultima volta che salgo sul podio’. E io gli risposi: ‘Non dire sciocchezze, vinceremo ancora molto insieme’. Ma lì ho rischiato quasi di tirarmela da solo, immagino. Comunque sì, è stato davvero bellissimo che abbiano mandato lui sul podio. Ovviamente sappiamo tutti che lascerà il team, ma penso sia stato molto speciale condividere il podio qui, su una pista in cui non avevamo mai vinto insieme”.
Rispetto alla scorsa stagione, quando la ripresa della Red Bull era passata essenzialmente per affinamenti di set-up, quest'anno la svolta ha radici ben più profonde e strutturali: “Due macchine completamente diverse anche a causa dei regolamenti. E anche due problemi del tutto differenti da risolvere per trovare il tempo sul giro”, ha analizzato il pilota #3. “La nostra macchina ha fatto un bel passo avanti: è diventata solo più guidabile e più prevedibile. Era quello che volevo e di cui avevo bisogno per trovare l'ultimo spunto per lottare davanti”.
Senza l'assillo della classifica piloti, dominata con ampio margine da Kimi, il finale di stagione di Max ha un solo obiettivo: divertirsi e conquistare quanti più successi di tappa possibili. “Non abbiamo più nulla da vincere nel campionato, no? Penso che Kimi sia avanti anni luce. Per me personalmente, non importa se arrivo secondo, terzo o quarto. Non cambia nulla. Voglio solo divertirmi fino alla fine”.
Il prossimo banco di prova sarà il Circuit of the Americas ad Austin, seguito dall'insidia dell'alta quota in Messico. Tra i dossi texani e le temperature estreme, Verstappen è pronto a tutto, sfoggiando anche la solita ironia: «Da quello che ho visto nel WEC, la pista ad Austin è incredibilmente sconnessa. Mamma mia, sì, penso che dovrò ordinare una spina dorsale nuova dopo quel weekend! Diventerò tipo RoboCop. Pazzesco. Ma prenderemo una gara alla volta e vedremo come andrà».
Senza l'assillo di una rincorsa iridata ormai compromessa, Max Verstappen si gode il presente e guarda al domani con rinnovata fiducia. Il trionfo di Singapore non rappresenta soltanto la prima personale affermazione nel Principato asiatico, ma certifica il definitivo cambio di passo della Red Bull in ottica futura. Tra la gioia condivisa sul podio con Gianpiero Lambiase e le sfide estreme che lo attendono ad Austin e Città del Messico, il leone di Hasselt ha ritrovato il sorriso e la voglia di azzannare ogni singola gara: la concorrenza è avvisata, il finale di stagione promette grande spettacolo.