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Il ruggito dei motori sulle strade di Madrid porta con sé quell'inconfondibile atmosfera da prima volta, ma nel paddock tirato a lucido della capitale spagnola l'attenzione di Max Verstappen scivola velocemente oltre l'asfalto. Tra le insidie di un tracciato cittadino ancora tutto da interpretare e la caccia a un feeling ritrovato con la sua Red Bull, il campione del mondo regala uno sguardo sincero sul futuro e sul presente della Formula 1. Una visione che parte dal toccante e suggestivo passaggio di testimone avvenuto con la famiglia Raikkonen, dopo l'ufficialità dell'ingresso di Robin nel programma giovani di Milton Keynes.
“Li ho incontrati prima della gara, domenica. Erano al piano di sopra e ho potuto fare due chiacchiere con Kimi e con Robin. È stato un bel momento, ovviamente sapevo già che aveva firmato. È bello da vedere”, ha raccontato Verstappen sorridendo. E quando gli si fa notare che forse non sarà più in pista per sfidarlo quando il giovane Raikkonnen farà il suo debutto con i colori Red Bull, Max scherza con la consueta schiettezza: “Chi lo sa, magari sì o magari no. Immagino che prima o poi avranno bisogno di un sedile per lui in squadra, e allora sì, forse mi farò da parte”.
Dalla dinastia Raikkonen ai talenti pronti a prendersi la scena oggi, lo sguardo del pilota olandese incrocia anche la traiettoria di Kimi Antonelli, sempre più protagonista di un impatto importante nel Circus. Le sfide del presente, del resto, non aspettano, e la pista di Madrid presenta subito un conto salato. Analizzando il nuovo layout, Verstappen evita facili proclami, tenendo i piedi per terra di fronte a chi definisce il tracciato un "car killer" o una pista da veri interpreti del volante. “Puoi rendere la storia bella quanto vuoi sul fatto che sia o meno una pista da piloti, ma alla fine della fiera, in Formula 1 hai comunque bisogno di una macchina veloce”, analizza senza filtri.
“Quest'anno mi sento in forma come pilota, eppure non sto vincendo gare. Questo significa che sono diventato un cattivo pilota o che non sono rapido? Non credo proprio. Non è che improvvisamente, solo perché questa pista è più da piloti rispetto a Monza, allora puoi fare enormemente meglio. Bisogna solo godersi il weekend. La curva sopraelevata è bellissima, non sarà facile farla in pieno ed è richiesta molta abilità, il che è sempre un bene”. Sulle caratteristiche del circuito spagnolo, il parallelo con altre piste cittadine ad alta velocità sorge spontaneo: “In alcuni punti, se hai un piccolo momento di esitazione, può finire in un incidente. Ma Jeddah è la stessa cosa, ne abbiamo già parlato. Devi solo conviverci, trovare i margini giusti e cercare di tenere tutto sotto controllo. La sensazione che mi dà al simulatore assomiglia un po' a Jeddah, anche se qui ci sono più curve a bassa velocità. Sarà un tracciato sfidante e duro”.
Resta però l'incognita tecnica legata ai punti deboli della RB22, emersi con forza negli ultimi appuntamenti. Tra cordoli aggressivi, avvallamenti e la gestione della power unit, le criticità sembrano le stesse con cui il team convive da tempo. “Sui dossi e sui cordoli soffriamo, è un problema noto da tempo su cui stiamo cercando di fare chiarezza per migliorarci”, ammette Max. “Purtroppo la risposta non è semplice né immediata, altrimenti avremmo già risolto. Non si tratta di un singolo elemento, ma di una combinazione di fattori che crea la difficoltà. Stessa cosa per l'erogazione di potenza: se misuri solo la parte termica magari siamo molto forti, ma lato batteria rispetto alla concorrenza soffriamo di più. A Monza si è visto chiaramente quando ero in testa: fare la differenza era difficilissimo. Sappiamo esattamente su cosa dobbiamo lavorare, ma ci vuole tempo”.