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Oliver Bearman a Monza è stato l’unico, oltre ai due titolari della Ferrari, a poter sfruttare la nuova specifica di motore di Maranello dotata dell'aggiornamento ADUO 2. Un vantaggio tecnico che, nel confronto diretto con il compagno di squadra Esteban Ocon, ha mostrato spunti di crescita interessanti ma che, su un tracciato affamato di cavalli e velocità pura come quello brianzolo, ha evidenziato ancora una volta il deficit dell'endotermico nei confronti delle Power Unit Mercedes, e anche di Red Bull con Max Verstappen.
Alla vigilia del Gran Premio di Madrid, Oliver Bearman riparte da quelle sensazioni per tracciare un bilancio realistico, conscio che la strada verso la vetta è ancora lunga. Il propulsore rappresenta un passo avanti, ma la differenza sostanziale la sta facendo il pacchetto aerodinamico introdotto dalla Haas. “Il nuovo motore è stato un passo nella direzione giusta, c'è più potenza. Ma non siamo ancora al livello di altri costruttori di Power Unit. Ad essere sinceri, persino in una pista come Monza dove l'influenza del motore si fa sentire parecchio, il nuovo pacchetto aerodinamico ha garantito un salto prestazionale maggiore rispetto al solo cambio di specifica motoristica”.
La tappa italiana non era idealmente la più adatta per valutare il comportamento di un aggiornamento aerodinamico a causa dell'efficienza richiesta sui lunghi rettilinei, ma i dati raccolti hanno spinto la squadra ad tirare dritto senza ritardare i programmi. Ora la pista cittadina di Madrid offre un banco di prova diametralmente opposto per capire dove si colloca davvero la VF-26. “Monza non è certo il circuito ideale per debuttare con un pacchetto aero a causa della sensibilità al drag, eppure la macchina è risultata comunque più veloce. A Madrid ci troviamo all'estremo opposto dello spettro. Qui, così come nelle prossime uscite, potremo estrarre più potenziale per capire cosa ci porta davvero questo upgrade. Rispetto ai rivali siamo più vicini, anche se non ancora dove vorremmo. In termini di carico aerodinamico raggiungibile, il nostro punto di riferimento al momento è l'Audi. Quello assoluto sarebbe la Ferrari, ma non credo che saremo in grado di arrivare a quel livello a breve”.
Oltre al lavoro in pista, il britannico deve fare i conti con un limite strutturale non da poco: l'utilizzo del simulatore. Mentre le strutture di Banbury continuano l'opera di allestimento del nuovo impianto interno, i piloti Haas continuano ad appoggiarsi all'impianto di Maranello, pur con un volume di lavoro nettamente ridotto rispetto ai top team. “Se parliamo dell'impianto fisico a Banbury, è quasi pronto, ma come simulatore operativo siamo ancora lontani. Manca tutta la modellazione delle gomme e del veicolo, che rappresenta più di metà del lavoro. Per ora continuiamo ad usare quello della Ferrari a Maranello. Il software è per lo più lo stesso, ma la differenza sta nel tempo di utilizzo: il loro gira otto giorni a settimana, il nostro un giorno al mese. Quando andavo al simulatore per la Ferrari da test driver, facevo in modo che al martedì o mercoledì la vettura fosse già al 90% per i titolari. In Haas non abbiamo questo lusso: io ed Esteban dedichiamo la prima metà della giornata a correggere i modelli di gomme e aerodinamica prima di poter lavorare sull'assetto. Credo che, a parte forse Lewis, siamo i due piloti che girano meno di tutti al simulatore”.
Il tracciato cittadino di Madrid si preannuncia severo, sia per le strette barriere che rischiano di intaccare le scorte dei ricambi, sia per un layout che promette di rendere i sorpassi un'impresa al limite. “In un tracciato come questo l'obiettivo primario è fare un weekend pulito senza danneggiare componenti, perché ogni incidente impatta sui piani futuri della squadra. Sarà una gara estremamente incentrata sulla qualifica, un po' come Monaco, Budapest o Zandvoort. È un peccato perché il layout non è male, ma la staccata di Curva 5 è ricurva e cancella la possibilità di incrociare le traiettorie o infilarsi all'interno. L'unica ricetta per fare una buona qualifica è avere la massima fiducia fin dal primo giro di libere del venerdì. Al simulatore cerchi di toccare ogni muro proprio per trovare il limite prima di andare in pista: fa parte del gioco sui cittadini”.
Tra le insidie e i punti iconici del nuovo circuito spicca il tratto parabolico de La Monumental, una curva che promette di regalare un grande spettacolo visivo ma che richiederà grande precisione di guida. “Arriva subito dopo una chicane ad alta velocità, quindi restare vicini per tentare un attacco sarà difficilissimo. Ma come spettacolo sarà fantastico, non vedo l'ora di affrontarla. È la nostra prima vera curva parabolica ad alta velocità, molto diversa da Zandvoort. Ricorda quasi un ovale, solo che curva a destra... e quando curvi a destra su un ovale di solito non è una bellissima notizia! L'atmosfera con le tribune intorno sarà incredibile”.
Infine, un pensiero per Charles Leclerc, reduce da un brutto incidente nei giorni scorsi ma regolarmente presente nel paddock per il weekend di gara. “Ho provato molta empatia per Charles perché un grande impatto ti scombussola sempre un po', anche se non riporti conseguenze fisiche. Io stesso ho avuto un brutto incidente qualche mese fa, ma la voglia di risalire in macchina arriva immediatamente. Sono sicuro che per lui sia esattamente lo stesso”.