F1. “Il casco a Valentino Rossi e il tricolore a casa. Spero Toto mi dia la coppa!”: Antonelli a cuore aperto prima della trappola di Madrid

F1. “Il casco a Valentino Rossi e il tricolore a casa. Spero Toto mi dia la coppa!”: Antonelli a cuore aperto prima della trappola di Madrid
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Il trofeo con la pasta al ragù, il regalo per Valentino Rossi e le insidie del nuovo circuito spagnolo: Kimi Antonelli ci svela l'altra faccia del trionfo di Monza e le sue paure verso Madrid
10 settembre 2026

La testa è già proiettata tra i muretti soffocanti del nuovo tracciato cittadino di Madrid, ma negli occhi di Kimi Antonelli c'è ancora il riflesso dell'invasione di pista del Tempio della Velocità. Reduce dalla leggendaria e storica vittoria di Monza, il talento bolognese della Mercedes ci accoglie nel paddock spagnolo per un incontro con un ristretto e selezionatissimo gruppo di media italiani, tra cui noi di Automoto.it. Sono passati pochissimi giorni dalla rimonta dalla diciannovesima posizione al gradino più alto del podio italiano e lui deve ancora assorbire pienamente quanto è successo. Ora, però, è già tempo di pensare a ciò che accadrà questo weekend, su una pista inedita per la Formula 1.

Foto copertina: ANSA

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La sensazione è, infatti, proprio quella di trovarsi di fronte a un ragazzo che sta realizzando un sogno più grande di lui, ma che mantiene le mani ben salde sul volante. L'eco del successo di Monza è stato assordante, eppure Kimi non ha quasi avuto il tempo di rendersene conto: “Diciamo che non ho ancora realizzato del tutto. Lunedì ero già in pista sui kart con il team e martedì al simulatore. Non sono riuscito a notare del tutto l'effetto... Però c'è quella foto del podio, bellissima, che guardo quasi ogni giorno. È stato un momento incredibile”. E lui quel podio l’ha voluto vivere anche dopo, quando tutti avevano ormai lasciato la pista brianzola e il paddock veniva piano piano smontato. Con il sottofondo delle gru e dei muletti, Kimi è tornato lì dove poche ore prima era stato osannato per la vittoria, con in mano quel trofeo particolare che all’inizio pensava fosse un fake. Ma il trofeo non era vuoto: una pasta al ragù ha concluso una giornata epica.

 

La pasta era buona, ma ovviamente non a livello di quella di Bologna! Però il trofeo e la location hanno compensato molto. Se era al pomodoro? No, no, ragù, ragù!”. Un gesto goliardico che ha persino conquistato gli stessi artisti che hanno progettato la coppa, entusiasti dell'uso "alternativo" e vissuto della loro opera. Quel trofeo, ora temporaneamente in sede a Brackley per permettere ai dipendenti di scattare le foto di rito, tornerà presto a casa Antonelli. Insieme a un altro cimelio dal valore inestimabile: “Mi sono portato via la bandiera tricolore usata sul podio, quella con tutti i messaggi e le firme dei tifosi. Un'opera d'arte. E poi c'è il casco speciale: uno lo darò a Valentino Rossi. Era un omaggio a lui ed è giusto che lo tenga lui appena torno a casa. Non è potuto venire qui, ma mi ha mandato un messaggio come Sinner e Bezzecchi che erano nel paddock. Spero che Toto mi dia la coppa! Quella di Monaco la tiene ancora lui”.

I festeggiamenti, però, non sono finiti qui. Niente party esclusivi o sregolatezze, bensì una giornata in pista a "bastonarsi" sui kart (su un KZ) con gli amici, la famiglia e ovviamente tutti i meccanici della Mercedes: “Eravamo distrutti a fine giornata, il KZ mi ha massacrato più del Gran Premio! Però era da gennaio che non salivo su quel tipo di kart ed è stato bellissimo divertirsi con i ragazzi del team. Per me la cosa più importante era vederli felici.” Dietro la genuinità dei vent'anni c'è però una gestione maniacale della pressione. Durante i weekend di gara il telefono diventa un suppellettile inutile: “Nei fine settimana non guardo quasi mai i social. Voglio avere meno distrazioni possibili per stare concentrato al massimo sulla pista. Certo, domenica sera dopo la gara ci ho dato un'occhiata ed è esploso tutto…”. Una bolla protettiva necessaria, come quella che si è creata nell'abitacolo durante l'ultimo, lunghissimo giro di Monza: “Tutto l'ultimo giro l'ho fatto con i brividi. Ho spinto per non pensare. Poi, dopo Lesmo 2, mi hanno detto via radio 'porta la macchina a casa' e lì sono uscito un attimo dalla bolla. Ho pensato 'non posso fare cazzate qua' e ho mollato un po' tra Ascari e Parabolica”.

Tra una battuta e l'altra emerge anche il ruolo di Kimi nell'ambiziosoprocesso di italianizzazione’ della Mercedes, con un Peter Bonnington, detto Bono, sempre più contagiato dal calore del Bel Paese: “Adesso mi abbraccia con molto piacere, si è aperto completamente! Tutti nel team stanno imparando la scaramanzia italiana: quando mi fanno una 'gufata' dico a Bono di toccarsi e lui fa subito il gesto. Hanno persino la parodia di Sarà perché ti amo girata dai fan come suoneria”. E la pasta ha ormai conquistato tutti: “Toto la adora, ma a chi non piace la pasta! Diciamolo, è universale”.

Ma la poesia della Brianza va messa rapidamente da parte. Madrid attende la Formula 1 su un tracciato cittadino inedito, viscerale e privo di qualsiasi margine di errore. Un layout insidioso che Antonelli ha già analizzato nei dettagli al simulatore e durante le prime perlustrazioni: “La pista è bellissima, molto sali e scendi, ma è tosta. Ricorda un po' Jeddah, ma con ancora meno margine di errore. Il banking in qualifica si farà a 270 km/h: si entra a 250, si fa tutto in accelerazione e si esce quasi a 280. Le 'S' si fanno minimo a 200-300 km/h”. La vera sfida per ingegneri e piloti sarà trovare la quadra sul setup di una monoposto che dovrà adattarsi a troppe variabili contemporaneamente: “È una pista complicatissima per l'assetto perché hai tutti i tipi di curve: chicane, lente, veloci e frenate dove stacchi con lo sterzo completamente girato, come alla 17. È facilissimo bloccare. In più serve una macchina capace di assorbire i cordoli. Trovare il compromesso giusto per tutto il giro sarà difficilissimo per noi e per gli ingegneri”.

 

Sulle prospettive della Mercedes per il weekend spagnolo, Kimi mantiene un cauto ottimismo legato alle caratteristiche del manto stradale: “L'asfalto nuovo ed estremamente vischioso dovrebbe aiutarci. Rispetto a McLaren e Ferrari, che hanno un po' più di carico e grip e che qui andranno fortissimo, noi soffriamo sulle piste ad alto degrado o dove serve massima ala perché siamo fermi con gli aggiornamenti dal Canada. Un asfalto nuovo con tanto grip compensa un po' la nostra piccola mancanza di carico aerodinamico”. La ricetta per vincere a Madrid? Per Antonelli è chiara e spietata: “La pit-lane è lunghissima e il rettilineo quasi non esiste: dopo il via c'è subito una staccata da 90 gradi a sinistra e una chicane veloce. Sorpassare sarà difficilissimo. L'unica cosa da fare? Partire in pole, azzeccare lo scatto e scappare via”.

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