F1. “Pensavo fosse fake”: Antonelli sulle note di “Volare” per baciare il trofeo Pirelli, la folle domenica di Kimi a Monza

F1. “Pensavo fosse fake”: Antonelli sulle note di “Volare” per baciare il trofeo Pirelli, la folle domenica di Kimi a Monza
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Dal paddock pullulante di VIP alla marea rossa con l'invasione sotto al podio: il racconto della folle domenica di Kimi Antonelli a Monza, tra la rimonta dal 19° posto, lo champagne in testa alla Senna e la maglia lanciata ai tifosi sulle note di "Volare" e "Sarà perché ti amo"
7 settembre 2026

Inizialmente pensavo fosse fake, poi dopo ho visto che era vero. Sicuramente è un trofeo particolare: l'idea è figa, è bella, la forma è particolare, spero comunque di poter prendere il trofeo la domenica, in ogni caso spero di portarmelo a casa. Forse vedendolo dal vivo mi piacerà di più”. Questo aveva detto Kimi Antonelli ai media italiani prima che iniziasse il weekend del Gran Premio d’Italia 2026. Era giovedì: nella sua mente c'era solo la consapevolezza della partenza dal fondo per la penalità. Quella penalità comminata per aver sostituito completamente il motore che forse, alla fine, gli ha dato sicuramente quello sprint in più, sia in termini di cavalli che di voglia di riscatto personale davanti al pubblico di casa a Monza.

Foto copertina: ANSA

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Perché l’aver montato la quinta unità di motore ha fatto sì che Antonelli potesse contare su un endotermico nuovo di zecca, dandogli quel vantaggio competitivo che è stato essenziale nella sua rimonta. Scattare dal diciannovesimo posto, alla fine dei giochi, per lui non è stato minimamente un intralcio visto il passo gara che aveva. Ha dovuto ovviamente sacrificare qualcosa per riuscire ad avere quelle performance. Conscio che la posizione sarebbe stata comunque sul fondo della griglia e dovendo fare gioco di squadra dando la scia a George Russell in qualifica, Kimi ha potuto scegliere un assetto leggermente più carico al posteriore. Una scelta che ha danneggiato in minima parte il suo giro secco, ma gli ha consentito di avere un set-up da gara che non mettesse le sue gomme posteriori troppo al limite con il degrado termico.

La bandiera rossa causata da Leclerc ai primi giri ha leggermente stravolto i piani della Mercedes, che lo aveva fatto partire con le hard per estendere al massimo il suo primo stint. Nella neutralizzazione sono state montate le medie che, in termini di delta prestazionale rispetto alle dure, hanno mantenuto gli stessi livelli di passo. L’aver inoltre conservato un set di medie nuove — l’unico dei top team insieme a Lewis Hamilton — gli ha consentito di sfruttare la Virtual Safety Car, chiamata in causa da Lance Stroll, entrando ai box per la seconda sosta effettiva. Certamente gestire una mescola media per circa 24 giri non è stato facile viste le alte temperature dell’asfalto (oltre 53 °C), ma l’assetto più carico ha fatto sì che il degrado termico non arrivasse mai al posteriore, facendolo giungere sul finale di gara con il margine giusto per spingere.

Partire indietro ti espone comunque a tanti rischi, visto che si trovava con la sua Mercedes a dover sorpassare auto molto più lente. Ma soprattutto, con la nuova era tecnica, queste vetture spesso si trovano a percorrere giri con delta di velocità impressionanti. Questo perché i piloti sono chiamati alla gestione dell’energia: dopo un giro passato a gas spalancato, perché tutta la batteria è carica, in quello successivo bisogna rallentare. Un fattore che incide soprattutto sulla sicurezza effettiva del sorpasso, ma Kimi Antonelli ha saputo gestire al meglio anche questa insidia senza prendersi troppi rischi, completando un totale di 26 sorpassi in 53 giri di gara percorsi.

Questa sua incredibile rimonta non ha fatto altro che confermare quanto Andrea Kimi Antonelli sia specializzato in questa nuova generazione di vetture di Formula 1, che obbliga i piloti — soprattutto quelli più esperti — a guidare in maniera controintuitiva. Monza è rimasta sempre la stessa, ma loro hanno dovuto percorrerla diversamente dal solito. Un qualcosa di estremamente sfidante per i veterani del Circus, compreso George Russell, ma che per Kimi è naturale come svolgere le mansioni della vita quotidiana. Sa come gestire l’energia, come restare sempre competitivo anche quando ha la batteria scarica, e soprattutto sa come ottimizzare al massimo le prestazioni con il software predittivo. Perché ora ogni minima variazione tra un giro e l’altro danneggia inevitabilmente anche quelli successivi, quando la power unit eroga l’energia in maniera diversa. Essere incisivo e preciso al massimo, cosa che ad Antonelli viene come bere un bicchiere d’acqua, fa sì che la costanza sia la sua arma vincente.

Avere tra le mani una Mercedes W17 ha fatto la sua parte, vista l’efficienza aerodinamica di cui è equipaggiata, ma ancor di più per merito del motore endotermico. Bisogna, però, sapere come sfruttare questo missile color argento. E Kimi Antonelli ha trovato la chiave perfetta, mentre George Russell ha ancora tanto da recriminarsi. Non solo per non aver massimizzato il risultato in qualifica — secondo alle spalle di Pierre Gasly con Kimi e le Ferrari fuori dai giochi — ma ancor di più in gara dove, dopo neanche venti giri, si è visto arrivare negli specchietti la vettura gemella numero 12. Dopo il primo sorpasso di Antonelli alla seconda Variante, Russell si è trovato subito in deficit di energia, nonostante il compagno ne avesse sprecata di più per concludere la manovra, perdendo terreno che ha impiegato poi qualche tornata a recuperare, dando vita a numerosi controsorpassi.

E gli ultimi giri sono stati da fiato sospeso. Al 49° passaggio, Antonelli ha tentato il sorpasso su Russell ma è andato lungo toccando la ghiaia alla seconda Variante. Lì, in tutto l’Autodromo, è calato il silenzio, con la paura che il britannico potesse sfruttare la sbavatura per allungare il distacco. Ma così non è stato, perché Kimi al giro successivo, davanti al pubblico di casa, all’Ascari ha chiuso definitivamente la partita compiendo il ventiseiesimo sorpasso che l’ha messo in testa al Gran Premio d’Italia fino al taglio del traguardo. Quando la bandiera a scacchi è stata sventolata, il boato è partito. Le urla di Kimi via radio con l’ingegnere Bono, Wolff che ha esultato sbattendo i pugni sul tavolo e abbracciando il figlioletto. E infine le lacrime della famiglia Antonelli, lì ferma in attesa che il figlio compiesse una prodezza straordinaria.

Perché questa vittoria di Kimi non è stata una vittoria come le altre. È stata la sesta in carriera, la sesta quest’anno su un totale di 13 gare disputate. Qui a Monza dove un italiano non vinceva da ben 66 anni. L’ultimo era stato Ludovico Scarfiotti, ma Antonelli ha riportato il tricolore sul gradino più alto del podio più ambito. Perché Monza non è speciale solo per gli italiani, ma per tutti i piloti che un giorno sperano di potersi affacciare dinanzi alla Marea Rossa in festa. E l’accoglienza riservata a Kimi è stata incredibile. La corsa sotto al podio per vederlo alzare al cielo quella coppa così “particolare”, come lui l’aveva definita. Lo sguardo rivolto verso l’alto prima di guardare in basso, come se avesse avuto paura dell’altezza, con “Volare” di Domenico Modugno ad accompagnarlo. Ma era quel briciolo di follia — perché è stato un weekend folle — che lo separava dall’abbraccio più importante: quello del pubblico italiano.

La marea rossa era lì, orfana di una Ferrari piena di ombre in questo appuntamento, e l’ha accompagnato verso quello che, per il momento, è stato il giorno più bello della sua vita, più della prima vittoria in Cina. Tutti hanno cantato il suo nome, l’hanno osannato. Il caldo torrido di questo primo fine settimana di settembre è stato fortissimo, ma non ai livelli delle emozioni di una domenica che resterà nella storia. Il primo a vincere partendo così indietro sulla griglia di Monza, il secondo in Formula 1 dopo John Watson nel 1983 a Long Beach (dal ventiduesimo posto). Tutti volevano essere lì a vedere Kimi Antonelli prendersi quello che sembrava un sogno impossibile alla vigilia del Gran Premio, ma che meritava così tanto, al punto che anche Toto Wolff ha rivelato che quasi si aspettava questa vittoria. Kimi ne aveva più di chiunque altro sul tracciato brianzolo. “Sembrava potesse camminare anche sulle acque”, ha detto il team principal dopo la vittoria.

Ma le acque si sono come aperte dopo, quando Kimi ha festeggiato la vittoria tra la sua gente. Prima il podio, la cerimonia, l’inno, i fuochi d’artificio con il tricolore, i festeggiamenti con Simone Resta, Russell e Verstappen — felice per Kimi come se avesse vinto lui la gara — e poi il suo omaggio all’idolo di sempre, Ayrton Senna, con la bottiglia di champagne in testa. E con la bandiera sulle spalle ha salutato casa sua scendendo dal podio con “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri cantata a squarciagola da tutti: tifosi, istituzioni, addetti ai lavori e avversari. Un momento unico culminato con il suo attimo da rockstar. Le acque si sono aperte lì, con lui affacciato sulla recinzione che delimita la pit lane dal tracciato. I tifosi dell’invasione di pista erano tutti lì accalcati ad osannarlo: “Kimi, Kimi, Kimi”. Lui si è lasciato andare, si è fatto travolgere dalla sua gente, quella gente che, non importava che colore stesse indossando — rosso Ferrari, blu Red Bull o arancio McLaren — l’ha preso tra le sue braccia. E quando è tornato sulla recinzione ha lanciato la sua maglietta. Sarà stata la presenza di Marco Bezzecchi, suo grande amico, a fargli venire in mente i piloti di MotoGP che a fine gara lanciano stivali, guanti e saponette. In mancanza di questi oggetti, ha lasciato la sua maglia come regalo a un fortunato tifoso.

Una domenica che resterà nei cuori e nella storia di tutti i presenti a coronare un sogno. “Penso che un sogno così non ritorni mai più”, cantava Modugno. Ma questo sogno è appena iniziato per Kimi Antonelli, solamente ventenne e già stella di questo sport, amato e rispettato da tutti, da Jannik Sinner a Laura Pausini fino a Bezzecchi, per citare alcuni dei VIP presenti a Monza. Ma ora per Andy — come lo chiamano famiglia e amici stretti — è già tempo di guardare avanti perché “ci sono ancora molte gare da disputare e può succedere di tutto”, ha detto a fine gara. “Affronto una gara alla volta, mi concentro sulle cose che posso controllare e cerco di massimizzare ogni opportunità che mi si presenta. Questo fine settimana siamo stati i più veloci, ma non si può mai sapere. Potremmo andare su un'altra pista e all'improvviso la McLaren potrebbe essere la più veloce, o la Ferrari potrebbe essere lì, o persino la Red Bull con Max. Ecco perché è davvero importante cogliere ogni opportunità, concentrarsi gara per gara; poi ovviamente anche George è in ottima forma ora, quindi dobbiamo solo fare un salto di qualità”.

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Parole che dimostrano perfettamente quanto Kimi sia concentrato sull’obiettivo dell’anno. Quello che noi non diciamo perché lui stesso — da buon scaramantico qual è — non nomina. E se la stagione dovesse continuare così com'è iniziata e con gli stravolgimenti del calendario, Kimi si potrebbe ritrovare di nuovo dinanzi al pubblico di casa, pronto a lottare per quel sogno che lo accompagna da quando era solo un bambino che saliva sul kart o sulla macchina in braccio al papà. Lo stesso che per entrare la prima volta nel paddock di Formula 1 si è dovuto nascondere tra le gomme. Lo stesso che due anni fa a Monza ha vissuto uno dei momenti più difficili, l’incidente alla Parabolica nelle libere al suo debutto assoluto in F1, nello stesso weekend in cui era stato annunciato in Mercedes per il 2025. Lo stesso che oggi si è svegliato nel suo letto con al fianco quel particolare trofeo che pensava fosse fake e che ora è tra le sue mani, dove può specchiarsi e vedere il suo sorriso genuino: quello di un ragazzo che a soli vent’anni sta già riscrivendo la storia di questo sport e del nostro paese.

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