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Alla vigilia del Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin, George Russell si appresta ad affrontare un appuntamento chiave della stagione con una visione lucida e trasparente sui temi più caldi dell'ultimo periodo. Dalle vecchie voci sul simulatore Red Bull alla sfida interna in Mercedes, fino ai problemi fisici legati alle sconnessioni del tracciato e agli sviluppi per il futuro, il pilota britannico si è espresso senza peli sulla lingua prima del weekend texano.
Il primo tema affrontato riguarda una recente dichiarazione di Christian Horner, secondo cui George Russell, insieme a Stoffel Vandoorne e Oscar Piastri, avrebbe utilizzato in passato il simulatore Red Bull su iniziativa dei rispettivi padri,finendo per impressionare il responsabile dell'impianto a tal punto da farlo definire "migliore dei piloti ufficiali già presenti". Il britannico ha gettato acqua sul fuoco, ridimensionando l'episodio con grande chiarezza: "Nel 2013 i simulatori non erano ancora una realtà per tutti e i team giovanili non ne disponevano. Quella fu semplicemente un'opportunità per girare al simulatore con una vettura di Formula Renault, una sorta di preparazione ai test e alla guida per la categoria in cui gareggiavamo. Nessun team aveva ancora quel tipo di tecnologia, quindi l'esperienza si è limitata a questo".
Spostando l'attenzione sull'andamento della stagione e sulla lotta per il titolo, a George è stato chiesto come stia vivendo il momento chiave del campionato e il confronto con il compagno di squadra Kimi Antonelli. Descrivendo un'annata vissuta tra alti e bassi, Russell ha analizzato: "La mia visione del campionato è stata un continuo altalena. All'inizio dell'anno, quando avevo un ritardo importante in termini di punti, la cosa che non mi faceva dormire la notte non era la classifica, ma la mia mancanza di prestazioni. Mi chiedevo continuamente come migliorare, di cosa avessi bisogno io dalla macchina e cosa la macchina chiedesse alla mia guida, piuttosto che angustiarmi per un'opportunità che rischiava di sfuggirmi"-
Dopo essere riuscito a risalire da un distacco di 70 punti fino a portarsi a sole 25 lunghezze di distanza dopo Silverstone,la sorte e i risultati sono tornati a voltargli le spalle. Tra gli episodi chiave spiccano la gara di Baku e la penalità in griglia a Singapore, definita dal pilota come una vera beffa: "Questa stagione semplicemente non doveva andare. Non sono amareggiato: preferisco guardare agli aspetti in cui avrei potuto e dovuto fare meglio, piuttosto che recriminare su eventi fuori dal mio controllo. Se da un lato ho avuto la mia dose di sfortuna, dall'altro diverse mie prestazioni non sono state all'altezza di ciò di cui so di essere capace".
Interpellato direttamente sui punti di forza del compagno di squadra Antonelli e sulle differenze d'impostazione al volante, Russell ha offerto un'analisi tecnica dettagliata sul comportamento delle monoposto: "Con le vetture e le gomme di quest'anno, il suo stile di guida naturale si è rivelato molto efficace, specialmente sul passo gara. Io sono un pilota che si concentra molto sul centro e sull'uscita di curva, andando presto e con decisione sul pedale dell'acceleratore. Kimi fa l'opposto: attacca molto l'ingresso curva ed entra sul gas più tardi. Con le nuove power unit, ritardare la fase di accelerazione non è necessariamente uno svantaggio. Il modo in cui si sono comportati auto, pneumatici e motori ha creato per lui una ricetta perfetta, alla quale io ho dovuto adattarmi". Russell ha poi precisato di aver ritrovato le giuste sensazioni, sottolineando però come la crescente competitività del gruppo abbia ridotto la visibilità dei suoi progressi: "All'inizio della stagione, chiunque tra noi due finisse davanti all'altro vinceva la gara. Ora la Red Bull ha vinto due delle ultime gare, la McLaren avrebbe potuto vincerne tre e la Ferrari ne ha portate a casa due. La griglia è molto più compatta, quindi i miei miglioramenti sono arrivati, per così dire, nel momento sbagliato".
La conversazione si è poi spostata sulle recenti critiche di Max Verstappen relative ai continui dossi dei tracciati e agli impatti sulla colonna vertebrale (fino a 9G di sollecitazione): "È un tracciato sconnesso, ma fa parte delle corse. In generale, credo che i tracciati di F1 dovrebbero essere riasfaltati ogni due anni per garantire maggiore consistenza. Oggi corriamo su piste dove l'asfalto si stacca o si sgretola, creando parecchi problemi. Le nostre auto girano a un centimetro da terra alla fine dei rettilinei, quindi ogni minimo dosso si avverte chiaramente. Inoltre, con il passaggio ai cerchi da 18 pollici, la spalla della gomma è molto più bassa e si è persa quell'azione ammortizzante che lo pneumatico garantiva in passato".
Guardando all'aspetto mentale e alle lezioni tratte dalla corsa all'iridato, il pilota britannico ha riflettuto sul proprio percorso di crescita personale: "Avendo già lottato per i campionati nelle categorie minori, sapevo come approcciarmi, ovvero una gara alla volta. Quest'anno è stato un vero test per il mio carattere e la mia resilienza. Di fronte alle difficoltà ti chiedi: vuoi piangerti addosso o vuoi reagire e lottare? Sono convinto che questa mentalità mi aiuterà a essere un pilota e una persona migliore per i prossimi 10-15 anni di carriera".
In merito al pacchetto di aggiornamenti apportati alla monoposto e alla direzione di sviluppo in vista dei prossimi anni, il britannico si dice fiducioso sui dati raccolti nelle ultime uscite: "I dati di Singapore ci sono serviti per capire le differenze tra le varie configurazioni. Questo nuovo pacchetto richiede regolazioni di assetto più ampie di quanto avessimo previsto, ma il potenziale c'è. Sappiamo di dover spingere se vogliamo tornare a vincere con continuità, sia quest'anno che, soprattutto, nella prossima stagione". A chiusura del suo intervento, tracciando un bilancio complessivo della stagione prima di scendere in pista in Texas,Russell ha ribadito di non avere alcun tipo di rimpianto: "Non cambierei il mio approccio. I problemi li capisci solo quando li vivi sulla tua pelle. Con pochissimi test a disposizione, finisci per usare le gare stesse per testare le modifiche e trovare soluzioni. Mi sono preparato al massimo, ho reagito ai momenti no e ho lavorato duro con il team. Questo è lo sport: non si può vincere ogni anno".