Antonelli e il capolavoro 2026: come sarebbe la F1 senza il dominio del fenomeno bolognese. L'altra classifica che guarda al 2027

Antonelli e il capolavoro 2026: come sarebbe la F1 senza il dominio del fenomeno bolognese. L'altra classifica che guarda al 2027
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Se escludessimo Kimi Antonelli, la F1 2026 vivrebbe un finale di stagione in volata racchiuso in pochissimi punti. Analisi di un dominio assoluto tra la crisi McLaren, la tenuta Ferrari e i segnali in vista del 2027
27 ottobre 2026

Ci avviciniamo alla parte finale della stagione, con la tripletta americana che dopo Austin si avvia verso il Messico prima di volare in Brasile. Punti importanti sul tavolo per i piloti che si giocano ora il tutto per tutto. Andrea Kimi Antonelli questa domenica avrà il secondo match point, quello decisivo, per conquistare matematicamente il titolo mondiale. Gli serviranno solamente due punti per chiudere la pratica una volta per tutte. Ma come sarebbe la Formula 1 2026 senza il nostro bolognese? Sicuramente ci riserverebbe un finale tutto in volata, all’insegna dell’incertezza.

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Se escludessimo Kimi Antonelli dalla classifica iridata, ci troveremmo dinanzi a una situazione quasi paradossale. Perché Kimi detta il passo con un distacco impressionante, ben 102 punti di vantaggio sul secondo, ma dietro di lui le prime cinque posizioni sono racchiuse in 31 punti. E questo vuol dire solo una cosa: una lotta in volata, incerta e combattuta fino all’ultimo millesimo. In prima posizione si troverebbe George Russell, ma con solamente una lunghezza a separarlo da Lewis Hamilton. Dietro i due britannici si trovano i piloti che, sempre escluso Antonelli, ad Austin hanno volato sulla pista texana. Max Verstappen è in ritardo di sei punti, mentre Charles Leclerc di nove. Andrebbe, però, considerato anche l’attuale campione in carica, Lando Norris, che si trova più distaccato ma comunque a soli 31 punti dalla vetta.

Questa classifica “alternativa” non solo ci mostra quanto sia combattuta questa stagione 2026 di Formula 1, ma soprattutto quanto Andrea Kimi Antonelli abbia dominato. Perché forse ancora non si è compresa perfettamente la portata dell’impresa del nostro italiano. In soli due anni, Kimi ha portato a termine una crescita veramente impressionante. Ha saputo gestire perfettamente la pressione, sia interna al team sia esterna, ed è riuscito a correggere — senza snaturare sé stesso e il suo stile di guida — i problemi emersi nell’arco della stagione. A inizio anno faticava nello stacco in partenza, ora è chirurgico. I track limits erano il suo tallone d’Achille: ad Austin, una pista nota per questa infrazione, ne ha commesso solo uno nel doppiaggio di Carlos Sainz. In poche parole, impeccabile. Merito della sua versatilità e soprattutto della sua adattabilità, una dote di cui non è detto che siano dotati neanche i più grandi.

Basti vedere il confronto con il compagno di squadra, dunque a parità di vettura. 123 punti di distacco sono importanti, ma non mostrano dove veramente Antonelli abbia fatto la differenza. A inizio anno ha studiato la vettura, ma gli è servito pochissimo tempo per capire come questo regolamento tecnico vada interpretato. In Cina ha dato la prima prova, un anticipo di cosa sarebbe arrivato dopo: ovvero altre otto vittorie, arrivando a cinque gare dalla fine con nove trionfi totali. Un pilotaggio che si è evoluto di pari passo con la W17, come dimostrato concretamente dagli aggiornamenti arrivati in Malesia. Un pacchetto che ha aggiunto performance ma ridotto notevolmente la finestra operativa della vettura. E se George Russell non si è trovato minimamente a suo agio con la versione aggiornata, per Kimi non c’è stato alcun tipo di problema, perché ha subito capito come gestirla.

“Sul lato di Kimi, la notizia principale è che, per me, questa è la gara migliore che abbia disputato finora. È stata la gara di un campione che non è ancora campione, ma è eccezionale. Ha sovraperformato rispetto alla vettura, superando le limitazioni stesse della macchina. Forse è un po' severo dirlo, ma il suo stile di guida è semplicemente fluido con la vettura”, ha spiegato perfettamente Toto Wolff. Ha guidato oltre i limiti della W17, estraendo tutto il potenziale a disposizione. Il tutto mentre George Russell languiva nelle ultime posizioni utili della zona punti. E per il britannico tutto questo non è neanche un buon sintomo per il prossimo anno. Perché ora il titolo è già quasi storia passata, ma con un Antonelli che diventerà a tutti gli effetti il punto di riferimento della squadra, lo sarà anche a livello tecnico, indirizzando quello che sarà il progetto del 2027.

E parlando del futuro prossimo, l’esito della Ferrari è incoraggiante. Perché, tolti i punti persi per non aver ottimizzato il pacchetto e massimizzato sul fronte delle esecuzioni, la Scuderia è sempre stata molto solida nell’arco della stagione. Ma se Charles Leclerc ha avuto più guizzi, a portare a casa punti sempre e comunque, tolti i problemi tecnici di Madrid, è sempre stato Lewis Hamilton. Il lavoro a Maranello sul telaio e sull’aerodinamica è stato eccellente, e lo dimostrano anche i progressi del pacchetto, l’ultimo dell’anno, introdotto in Texas. Un ottimo segnale per quella che sarà la linea tecnica che hanno già intrapreso in fabbrica. Resta solo da scoprire se saranno stati in grado di risolvere il problema del motore endotermico, in deficit di cavalli rispetto alla concorrenza. Se anche questo aspetto verrà sistemato, la Ferrari avrà tutte le carte in regola per ambire a grandi risultati nel 2027.

Le storie possono cambiare anche in corso d’opera, come dimostrato da Max Verstappen, partito malissimo con la Red Bull e ora, grazie agli aggiornamenti, nuovamente competitivo e vincente. Senza Antonelli, nonostante l’avvio disastroso, avrebbe potuto ambire al titolo, ma ora, per la prima volta dal 2020, non è più in lizza per l’iride. Come non lo è più neanche l’attuale campione in carica Lando Norris, vittima di una McLaren in piena crisi tecnica. Può comunque ancora ambire a entrare nelle prime tre posizioni visto che, mancando 5 appuntamenti, ci sono sul tavolo ancora 125 punti disponibili. Ma le combinazioni del calendario non sono più dinamiche che tangano Antonelli: perché anche se Qatar e Abu Dhabi dovessero essere cancellate per la crisi in Medio Oriente, lui sarà matematicamente campione del mondo. Se non questa domenica, la prossima in Brasile.

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