Antonelli, Kimi va al Maxi-co per la storia: ecco perché la scommessa di Toto Wolff ha cambiato la Formula 1

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A Città del Messico Andrea Kimi Antonelli ha il primo match point per riportare l'Iride in Italia a 73 anni da Ascari. Dalle difficoltà domate della Mercedes V17 fino ai 54 secondi rifilati a Russell ad Austin, ecco perché l'investimento di Wolff ha riscritto la F1
28 ottobre 2026

Sette lustri, settantatré anni di attesa. Dai tempi di Alberto Ascari, il motorsport italiano non assapora il brivido dell'iride nella massima serie, ma il conto alla rovescia è ormai questione di manciate di punti. Nel paddock di Città del Messico, dove la Formula 1 si appresta a vivere il primo vero match point iridato, l'atmosfera è quella delle grandi occasioni. A giocarsi il titolo mondiale al secondo anno nella categoria è Andrea Kimi Antonelli, protagonista di una cavalcata trionfale che ha zittito gli scettici e dato ragione a Toto Wolff.

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La cavalcata del giovane talento bolognese, coronata dall'ultimo acuto sul complicato e severo asfalto di Austin, racconta di una simbiosi totale con una Mercedes V17 tutt'altro che semplice da domare. L'atteso e corposo pacchetto di aggiornamenti portato dal team di Brackley in Malesia ha aumentato la deportanza teorica, ma ha reso la monoposto estremamente scorbutica e complessa da interpretare nel suo picco di prestazione.

Eppure, proprio come faceva Max Verstappen in passato, i grandi campioni possiedono la dote innata di superare i limiti tecnici della propria vettura, facendolo quasi sembrare semplice. La forbice prestazionale scavata nel weekend texano rispetto a un compagno di squadra in grande affanno come George Russell certifica la differenza. Kimi guida pulito, aggressivo ma geometrico, sfruttando una straordinaria neuroplasticità e una capacità di "riprogrammazione" immediata dei propri errori — una sorta di intelligenza artificiale applicata al cronometro — che gli ha permesso di correggere in volata anche il fastidioso scoglio dei track limits.

Dietro al dominio emotivo e tecnico del diciannovenne italiano, la griglia si muove tra conferme e grandi disillusioni. La Ferrari, reduce dall'ultimo tassello evolutivo portato sulla SF-26, mastica amaro per i soliti vecchi problemi nel mandare in temperatura le mescole in Q3, pur mostrando un passo gara incoraggiante e ritrovando la convinzione di Charles Leclerc. Meno sorrisi in casa Red Bull, frenata dai capricci della power unit e dai problemi di correlazione legati a una storica galleria del vento ormai al capolinea, così come in casa McLaren, dove le difficoltà di integrazione della power unit e la carenza di carico al posteriore continuano a zavorrare le ambizioni di Lando Norris.

Ora lo sguardo è tutto rivolto all’Autodromo Hermanos Rodríguez. L'altitudine di 2.200 metri, la rarefazione dell'aria e la delicatissima gestione termica delle power unit faranno da cornice al verdetto della pista. Due punti. Tanto serve ad Antonelli per chiudere i conti e cucirsi addosso la storia, trasformando una scommessa visionaria in un trionfo azzurro.

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