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Mentre il mondo dei motori discute animatamente delle prestazioni balistiche della nuova Tesla Roadster - fresca di una presentazione a effetto dopo quasi dieci anni di sviluppo, con specifiche mozzafiato e la promessa di prestazioni da caccia militare -, tra le pieghe della burocrazia emerge una realtà ben diversa e decisamente più cauta. Chi oggi è disposto a staccare un assegno a sei zeri per assicurarsi un esemplare della hypercar di Elon Musk, infatti, deve accettare un contratto di prenotazione che assomiglia più a un atto di fede che a un normale acquisto automobilistico.
Spulciando il documento ufficiale ("Roadster Reservation Agreement") disponibile sul sito Tesla al momento del preordine, emerge una clausola, la numero 4, che non lascia spazio a interpretazioni: "Comprendete che al momento della stipula del presente Contratto la Roadster è ancora in fase di sviluppo e pertanto non possiamo garantire quando il veicolo sarà effettivamente consegnato o se sarà consegnato".
La precisazione legale di Tesla smonta in parte l'entusiasmo generato dall'evento di lancio. Il documento chiarisce senza mezzi termini che il versamento dell'ingente anticipo (che può arrivare a toccare i 250.000 dollari) non costituisce in alcun modo l'acquisto o l'ordine di un veicolo. Serve esclusivamente ad assicurarsi "una priorità approssimativa" in una lista d'attesa virtuale, se e quando le auto verranno effettivamente messe in produzione (al momento l'azienda punta vagamente al 2028).
L'incertezza, del resto, regna sovrana anche sul fronte dei costi. La clausola numero 2 del contratto avverte i futuri (forse) proprietari che qualsiasi prezzo d'acquisto indicato al momento del preordine è da considerarsi una pura e semplice stima. "Stiamo ancora lavorando per definire le opzioni, le caratteristiche e l'hardware del veicolo - si legge nel documento - e quindi non possiamo ancora confermare il prezzo esatto. Il Prezzo di Acquisto sarà confermato in via definitiva una volta configurato il veicolo". Tutto ciò che è stato mostrato durante l'esaltante presentazione è, di fatto, soggetto a modifiche.
Per rassicurare chi è disposto a impegnare cifre simili sull'unghia, Tesla garantisce una via d'uscita. La prenotazione può essere cancellata in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo, sia dal cliente che dall'azienda stessa. In tal caso, è previsto il rimborso integrale della somma versata, che verrà riaccreditata sul metodo di pagamento originale.
Tuttavia, la casa di Austin precisa (alla clausola 6) che il denaro dei clienti non sarà vincolato in conti fiduciari separati e, soprattutto, non maturerà alcun interesse per tutta la durata dell'attesa. Un dettaglio non di poco conto, considerando che alcuni appassionati hanno bloccato il proprio capitale versando la caparra fin dalla prima presentazione del prototipo nel lontano 2017.
Curiosamente, a differenza di quanto accaduto con serie limitate precedenti (come la Cybertruck Foundation Series o la Model S Signature Edition), in questa fase contrattuale Tesla non ha inserito la discussa clausola che vieta la rivendita immediata del mezzo a scopo di lucro (il cosiddetto "flipping"), pur specificando che le prenotazioni stesse sono strettamente personali e non trasferibili a terzi.
L'intera operazione si configura quindi come un massiccio prestito a tasso zero concesso dai fan più accaniti alle casse di Tesla, legato alla promessa di un'hypercar rivoluzionaria. Resta da capire quanti, di fronte alla prospettiva di dover aspettare (almeno) fino al 2028 per un'auto che l'azienda stessa non è certa di poter consegnare, decideranno di mantenere il proprio "posto in fila" o chiederanno indietro i loro soldi.