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Elon Musk l'ha detto senza giri di parole: la Tesla Roadster sarà l'ultima vettura del marchio a conservare un volante e la possibilità di essere guidata da un essere umano. Tutto il resto diventerà un flusso di robotaxi, scatole intelligenti che portano a spasso i passeggeri mentre l'intelligenza artificiale pensa alla strada. Una dichiarazione che suona epocale, se non fosse per un dettaglio che nessuno a Palo Alto ha il coraggio di nascondere più di tanto: la Roadster, otto anni dopo la presentazione, non esiste.
La nuova Roadster venne svelata insieme al Semi in un evento da grande spettacolo. Ricordate? Prestazioni da hypercar, 0 a 100 km/h in meno di due secondi, prezzo base da circa 200.000 dollari e una Founders Series a 250.000. Per bloccare uno slot i clienti dovevano versare 50.000 dollari, di cui 5.000 immediati con carta di credito e altri 45.000 da inviare entro cinque giorni. Una cifra ragguardevole, specie se paragonata ai 100 dollari sufficienti nel 2019 per prenotare un Cybertruck. La produzione, annunciata per il 2020, è slittata anno dopo anno. Oggi nella scheda interna di Tesla, alla voce stabilimento produttivo, compare una sigla che racconta tutto: TBD. Ancora da definire.
La pazienza ha un limite e molti ci sono arrivati. Marques Brownlee, meglio conosciuto come MKBHD, ha annunciato a settembre 2025 di aver rinunciato alla sua Roadster, raccontando nel podcast Waveform quanto sia stato complicato recuperare il deposito. Un mese dopo è toccato al CEO di OpenAI Sam Altman, che su X ha lamentato le difficoltà per farsi restituire i suoi 50.000 dollari. Musk gli ha replicato a stretto giro sostenendo che il rimborso era arrivato. Intanto il fenomeno delle cancellazioni è diventato una costante, alimentato da ritardi che ormai si misurano in epoche geologiche.
Nel frattempo Musk si è divertito a spostare il bersaglio sempre un po' più in là. Prima la Roadster doveva volare, poi ha precisato che non si trattava di volo vero ma di propulsori ad aria fredda mutuati da SpaceX, capaci al massimo di qualche sobbalzo. Poi è arrivata la promessa di una dimostrazione ufficiale ad aprile 2026, con l'auto che avrebbe dovuto staccare da terra e accelerare da 0 a 100 km/h in meno di un secondo. Aprile sta per chiudere e di quella dimostrazione non c'è neppure l'ombra. A inizio anno Musk aveva parlato anche di una rivelazione il 1° aprile, salvo poi derubricare il tutto a semplice scherzo. Con un dettaglio non da poco sulla futura produzione: 2027. Un anno da prendere con le pinze, perché la storia recente del marchio racconta di promesse che si gonfiano e sgonfiano come palloncini.
Il Cybertruck offre il paragone più scomodo. Doveva partire da 39.900 dollari nel novembre 2019, ma quella versione non è mai arrivata. La variante base a trazione posteriore è sbucata brevemente a 69.990 dollari, per poi essere ritirata dopo circa cinque mesi di vendite deludenti. Un flop che oggi pesa sulla credibilità di qualsiasi nuovo annuncio relativo alla Roadster.
In mezzo a tanta nebbia un elemento concreto c'è: la Roadster avrà un volante in stile aviazione, sviluppato in collaborazione con SpaceX. Una coerenza tematica, visto il sogno spaziale del fondatore. Ma soprattutto il vero cuore del messaggio di Musk è un altro. Tesla vuole abbandonare progressivamente le auto tradizionali per diventare una società di robotica, intelligenza artificiale e guida autonoma. «Ha senso che tutta la nostra gamma sia composta da veicoli autonomi di dimensioni diverse. Nel lungo periodo, l'unica auto che si guiderà manualmente sarà la nuova Roadster», ha dichiarato il CEO. Un indizio che conferma la direzione già imboccata con Model S e Model X, ormai scomparse dal configuratore online e disponibili solo da stock in esaurimento. Presto toccherà anche a Model 3 e Model Y passare sotto il controllo algoritmico totale.
Se la strategia funzionerà, tra qualche anno il proprietario di una Tesla sarà semplicemente un passeggero. La Roadster diventerà così un oggetto simbolico, un pezzo da museo ancora prima di arrivare sulle strade, l'ultima reliquia del gesto umano di guidare prima che l'auto smetta definitivamente di essere un mezzo per diventare un servizio. Un futuro affascinante, a patto di crederci. E a patto, soprattutto, che questa benedetta Roadster prima o poi si decida a nascere davvero.
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