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C'è un confine sottile tra follia ingegneristica e colpo di genio, e Ferrari lo ha appena travalicato. Mentre il mondo dell’elettrico si interroga su come rendere "esperienziale" il tempo d'attesa alla spina, il Cavallino Rampante risponde con una scultura meccanica che unisce la tecnologia High Power Charging (HPC) al cuore pulsante della Formula 1 del 1995.
L'oggetto del desiderio è un cubo rosso perfetto, un metro per lato, che nasconde un'architettura ibrida serie da fantascienza. Sulla sommità, privo di qualsiasi carenatura o silenziatore, troneggia il leggendario 3.0 V12 a 75° di derivazione 412 T2. Sì, avete letto bene: il motore che urlava nei tunnel di Monaco con Jean Alesi è tornato, ma questa volta il suo compito non è muovere le ruote, bensì generare elettroni.
Il sistema lavora a 800 Volt ed è in grado di scaricare a terra o meglio, nella batteria della Ferrari Luce, ben 650 Ampere, per una potenza di picco di 520 kW. Numeri che polverizzano gli standard attuali, resi possibili da una batteria tampone integrata da 50 kWh che funge da polmone energetico.
La vera rivoluzione "domestica" sta nell'alimentazione. Il Cubo è dual-fuel: può essere collegato a un serbatoio interrato di benzina speciale o, incredibilmente, alla rete del gas metano (CNG) di casa. Un compressore integrato porta il gas a 200 bar in un buffer interno, permettendo al V12 di girare, seppur con una mappatura specifica, anche nel garage di una villa privata.
Ma perché un V12 per caricare un'auto elettrica? La risposta è nel suono. Durante la ricarica, la centralina del Cubo non tiene il motore a un regime costante. Attraverso un software di simulazione dinamica, il motore replica fedelmente un giro di pista. Se state caricando la vostra Luce, il V12 urlerà come se fosse sul rettifilo di Monza: vedrete i collettori di scarico in titanio diventare incandescenti, passando dal blu al rosso vivo, mentre il sistema simula scalate e doppiaggi con fiammate mozzafiato che illuminano il paddock o il vostro vialetto.
L'obiettivo era far tornare l'attesa del rifornimento a far tremare i polsi: la ricarica non è un processo chimico, è il battito cardiaco della vettura.
Il raffreddamento è affidato a imponenti radiatori a ventola a vista sui lati del cubo, necessari per smaltire il calore di un sistema che sfida le leggi della termodinamica in spazi così angusti. È un oggetto brutale, minimale, dove l'elettronica di potenza convive con la meccanica analogica più pura.
Il prezzo? 390.000 euro, che poi è esattamente quello che costa ascoltare un V12 aspirato che ti racconta tutto di sé già dal primo giro di chiave e da lì in poi, il "Cubo" non sarà un optional, ma il trono su cui venerare ogni giorno i dodici cilindri del Cavallino.
Volete sentire come suona la ricarica del futuro? Basta collegare la spina e chiudere gli occhi: siete di nuovo nel 1995, alla variante Ascari.
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