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Non è la prima volta che Stellantis e Palantir si stringono la mano. Lo fanno dal 2016, quando il mondo dell'auto guardava ancora con sospetto chi parlava di algoritmi applicati alle catene di montaggio. Ma questa volta il significato dell'accordo è diverso, più profondo, e soprattutto più ambizioso. Lunedì 30 marzo 2026 è arrivato l'annuncio ufficiale: un nuovo contratto di partnership della durata di cinque anni che non si limita a prolungare una collaborazione rodata, ma la proietta in una dimensione completamente nuova. Per la prima volta, infatti, Stellantis inizierà ad adottare la Palantir Artificial Intelligence Platform, nota come AIP, la piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata dall'azienda fondata dal miliardario Peter Thiel, uno degli imprenditori più influenti e discussi della Silicon Valley.
Fino ad oggi il rapporto tra i due gruppi ruotava attorno a Palantir Foundry, il software che permette di unificare, organizzare e rendere operativi enormi volumi di dati aziendali. Una piattaforma che Stellantis ha utilizzato negli ultimi anni per mettere ordine in un ecosistema di informazioni inevitabilmente frammentato, eredità delle fusioni tra PSA, FCA e i rispettivi marchi. Con il rinnovo, però, l'uso di Foundry verrà esteso a un numero più ampio di funzioni e aree geografiche, e soprattutto verrà affiancato dall'implementazione di AIP in alcune regioni e divisioni selezionate.
Il significato è chiaro, non si tratta più soltanto di gestire dati, ma di integrare l'intelligenza artificiale generativa nei flussi decisionali in tempo reale. AIP si innesta sull'architettura dati già costruita in Foundry e collega le capacità dell'IA ai processi interni, alle regole di business e alle procedure operative del gruppo. In altre parole, l'obiettivo è trasformare il dato grezzo in un vantaggio competitivo concreto, dalla linea di produzione alla supply chain, dalla logistica alle attività commerciali.
L'intesa con Palantir si inserisce nella più ampia strategia Data4All lanciata da Stellantis sotto la guida dell'amministratore delegato Antonio Filosa. L'idea è quella di rendere i dati accessibili in modo sicuro e governato a tutti i team di lavoro, abbattendo i tradizionali silos informativi che rallentano le decisioni in un contesto industriale sempre più complesso. L'integrazione di AIP promette di rafforzare la governance, migliorare la tracciabilità delle informazioni e supportare l'implementazione su larga scala di casi d'uso legati all'intelligenza artificiale, il tutto con un approccio controllato che riduca i rischi derivanti dall'adozione non coordinata delle nuove tecnologie.
A commentare la firma dell'accordo sono stati François Bohuon, Direttore Generale di Palantir Francia e dirigente EMEA, e Grégoire Omont, Responsabile delle Operazioni in Europa, che hanno sottolineato l'orgoglio di approfondire una collaborazione ormai decennale con l'ambizione di aiutare Stellantis a definire il modello dell'impresa industriale basata sull'IA del futuro.
L'aspetto che rende questa partnership particolarmente interessante da un punto di vista geopolitico e strategico è la figura di Peter Thiel. Cofondatore di PayPal e primo investitore esterno di Facebook, Thiel non è soltanto un imprenditore tecnologico di primissimo piano: è anche uno dei volti più riconoscibili della destra tecnologica americana. Sostenitore di Donald Trump fin dalla campagna elettorale del 2016, mentore del vicepresidente JD Vance e figura centrale della cosiddetta "PayPal Mafia" che oggi permea numerose posizioni chiave nell'amministrazione statunitense, Thiel incarna un modello di capitalismo tecnologico che intreccia senza pudore innovazione e potere politico.
Palantir stessa, del resto, non è un'azienda qualsiasi. Nata nel 2004 con forti legami con la CIA e le agenzie di intelligence americane, ha costruito il suo successo su contratti miliardari con il Dipartimento della Difesa, quello della Sicurezza Interna e altre agenzie federali. Il suo software è stato utilizzato per tracciare flussi migratori per conto dell'ICE e, più recentemente, per supportare operazioni militari in diversi scenari internazionali.
In questo contesto, la scelta di John Elkann di rinnovare e rafforzare il legame con Palantir assume un valore che va ben oltre la semplice adozione di una piattaforma tecnologica. Si tratta dell'ennesimo segnale di una Stellantis che guarda sempre più a Occidente, verso gli Stati Uniti, dove il gruppo sta concentrando una quota crescente dei propri investimenti. Una strategia che si accompagna a un progressivo ridimensionamento della presenza sul mercato italiano, confermato anche dalla recente cessione del gruppo Gedi, ceduto in larga parte ai greci del gruppo Antenna e, per la quota relativa a La Stampa, al gruppo Sae di Alberto Leonardis.
Affidarsi a Palantir per costruire le fondamenta digitali della propria rivoluzione industriale significa anche accettare una dipendenza tecnologica da un'azienda profondamente radicata nell'ecosistema di potere washingtoniano. Una scelta che garantisce accesso a strumenti di altissimo livello, ma che solleva interrogativi legittimi sulla sovranità digitale del quarto produttore di automobili al mondo e sulle possibili implicazioni per i lavoratori, chiamati a operare in un ambiente dove la linea tra ottimizzazione e sorveglianza potrebbe diventare sottile.
Una cosa è certa: con questo accordo, Stellantis ha deciso che il futuro delle sue fabbriche parlerà il linguaggio dell'intelligenza artificiale. E ha scelto come interprete uno degli uomini più potenti e controversi del pianeta.
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