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Per la Lotus Emira si apre un capitolo del tutto nuovo, e a sorpresa non passa dall'elettrico. La sportiva di Hethel saluta infatti le unità che fino a oggi ne avevano definito il carattere, ossia il sei cilindri di matrice Toyota e il quattro cilindri biturbo di AMG montato sulla versione Turbo SE, per aprire le porte a un V6 ibrido inedito sviluppato in seno a Horse Powertrain, la joint venture nata dall'alleanza tra Geely e Renault e specializzata proprio nella progettazione di powertrain di nuova generazione.
Il propulsore in questione si chiama HORSE W30, ed è stato svelato alla vigilia del Beijing Auto Show 2026. Si tratta del primo V6 di produzione mai realizzato dall'azienda, che fino a oggi aveva concentrato le proprie energie su unità a tre e quattro cilindri. Il salto di categoria è notevole, e i numeri raccontano una storia interessante: 3.0 litri di cilindrata, due bancate disposte a 90 gradi per abbassare il baricentro e semplificare l'installazione, con la possibilità di montaggio sia trasversale che longitudinale a seconda dell'architettura della vettura.
La potenza erogata oscilla tra i 350 e i 400 kW (circa 540 CV nella configurazione più spinta), con una coppia massima compresa tra 600 e 700 Nm e un regime massimo che arriva fino a 8.000 giri. I collettori di scarico integrati e i turbocompressori montati direttamente sulle testate sono altri due ingredienti che contribuiscono a ottimizzare efficienza e consumi senza sacrificare il piacere di guida.
Il dato più sorprendente, però, è un altro: il W30 pesa appena 160 kg. Per dare un'idea, si parla di circa 10 kg in meno rispetto al V6 più leggero attualmente presente sul mercato, e di un valore non troppo distante da quello del vecchio quattro cilindri 2.0 turbo che equipaggiava la Emira nelle versioni base. Una conquista non da poco, soprattutto se si pensa a quanto la leggerezza sia da sempre il mantra della casa fondata da Colin Chapman. Aggiungere cilindri senza far lievitare la bilancia è una di quelle equazioni che, sulla carta, sembrava quasi impossibile.
Il W30 non lavora mai da solo. La filosofia adottata da Horse è infatti quella hybrid first, ovvero un'unità termica nata fin dall'origine per dialogare con un sistema elettrico integrato. Al Beijing Auto Show il motore verrà mostrato in coppia con la nuova trasmissione HORSE 4LDHT, un cambio ibrido a quattro rapporti da 199 kg progettato per ospitare due motori elettrici in configurazione P1 più P3.
Il primo, integrato sull'albero motore, eroga tra 250 e 300 kW e si occupa di ricaricare la batteria e di assistere il termico nelle fasi di transizione. Il secondo, dedicato alla trazione vera e propria, spinge tra 350 e 450 kW. Tradotto in pratica, significa eliminare i punti morti tipici dei cambi tradizionali, garantire ripresa istantanea e tenere bassi i numeri delle emissioni senza rinunciare alle prestazioni da sportiva pura.
A sorprendere non è tanto la tecnologia in sé, quanto la direzione strategica intrapresa da Lotus. Dopo aver spinto con convinzione sull'elettrico (basti pensare a Eletre ed Emeya), la casa britannica torna a investire pesantemente sui motori a combustione interna, addirittura allargando l'orizzonte a un V8 ibrido destinato alla supercar attesa con il nome in codice Esprit.
Il motivo dietro questa virata lo spiega con poche parole il CEO Feng Qingfeng: "Ci hanno detto che amano il motore V6, e in effetti la versione con il sei cilindri è quella che vende meglio sul mercato statunitense". Una conferma che il pubblico americano, da sempre vitale per le sportive europee, non è ancora pronto a salutare definitivamente il fascino del frazionamento e del sound di un buon termico.
Secondo i piani di Horse Powertrain, le prime vetture equipaggiate con il W30 dovrebbero raggiungere la strada nel 2028. Per la Emira si tratta di un colpo di scena che ne allunga sensibilmente l'orizzonte commerciale: la sportiva inglese, data più volte come prossima all'addio, sembra destinata invece a vivere una seconda giovinezza, anzi a guadagnare un peso specifico ancora più importante all'interno della gamma di Hethel.
Altro che transizione totale all'elettrico: il piano di Lotus, almeno per ora, parla la lingua di una termica evoluta, leggera, ibrida quanto basta e capace di fare a meno dei fornitori storici. Una scommessa che vale la pena seguire con attenzione, perché racconta meglio di mille slogan in che direzione stia andando davvero l'industria sportiva di fascia alta nel 2026.
Lotus
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