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Il taglio delle accise su benzina e diesel è destinato a concludersi a breve. La decisione dell’esecutivo era nata per contenere l’impennata dei prezzi legata alle tensioni geopolitiche e all’aumento delle quotazioni petrolifere internazionali, ma il suo carattere temporaneo riporta ora al centro del dibattito una domanda cruciale per milioni di automobilisti italiani: quanto costerà davvero fare rifornimento senza lo sconto fiscale?
Il decreto carburanti approvato dal Governo Meloni ha introdotto una riduzione delle accise pari a circa 25 centesimi al litro su benzina e gasolio, con uno stanziamento pubblico superiore ai 417 milioni di euro e una durata limitata a venti giorni, fino ai primi giorni di aprile 2026. La misura era stata adottata per contrastare l’impennata dei prezzi energetici causata dall’instabilità internazionale e dal rialzo del petrolio, che aveva portato il diesel oltre la soglia psicologica dei 2 euro al litro in molte aree del Paese.
Secondo le stime diffuse nelle ultime settimane, il beneficio reale alla pompa ha permesso un risparmio vicino ai 30 centesimi al litro, pari a circa 15 euro su un pieno medio. Con la scadenza della misura, tuttavia, i prezzi potrebbero tornare rapidamente ai livelli precedenti o addirittura superarli. Già oggi, nonostante lo sconto fiscale, il rialzo delle quotazioni petrolifere ha assorbito parte dei benefici, con i listini tornati a crescere in tutta Italia. In assenza di una proroga, dall’8 aprile i carburanti torneranno quindi a incorporare interamente la componente fiscale originaria, riportando benzina e diesel su valori vicini o superiori ai picchi registrati nelle ultime settimane.
Le proiezioni indicano che, senza il taglio delle accise, il diesel potrebbe tornare stabilmente oltre i 2,2–2,3 euro al litro, mentre la benzina potrebbe avvicinarsi nuovamente alla soglia dei 2 euro al litro sulla rete ordinaria self service. Il tema resta fortemente legato all’andamento internazionale del greggio e alle tensioni geopolitiche che stanno influenzando i mercati energetici globali. Molti Paesi stanno intervenendo con politiche fiscali temporanee per limitare l’impatto inflattivo dei carburanti, segno di una crisi energetica tutt’altro che risolta.
In Italia, inoltre, il dibattito politico resta aperto: associazioni dei consumatori e operatori del trasporto chiedono misure strutturali, come il ritorno delle accise “mobili” o nuovi meccanismi automatici di compensazione dei prezzi. L’assenza di interventi permanenti rischia infatti di rendere i tagli solo un sollievo momentaneo, incapace di stabilizzare davvero i costi di mobilità per cittadini e imprese.