Carburanti, prezzi alle stelle: diesel ai massimi dal 2022, benzina da un anno. Ecco chi paga di più

Carburanti, prezzi alle stelle: diesel ai massimi dal 2022, benzina da un anno. Ecco chi paga di più
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Il gasolio tocca 2,2 euro al litro in autostrada, la benzina vola a livelli che non si vedevano da marzo 2025. Ma dietro ai cartelli dei distributori si nasconde un meccanismo complesso fatto di petrolio, accise e geografia. E ora c'è chi chiede di attivare lo "scudo fiscale" che il governo potrebbe usare per frenare la corsa.
9 marzo 2026

I numeri non mentono, e stavolta sono numeri che bruciano. Il gasolio self service ha raggiunto 1,965 euro al litro, con un incremento di quasi un centesimo rispetto alla settimana precedente, mentre il servito, quello erogato dal benzinaio, ha superato i 2,091 euro. In autostrada si vola addirittura a 2,276 euro al litro per il gasolio servito: un livello che non si toccava dal luglio 2022, quando la crisi energetica post-pandemia e lo scoppio del conflitto in Ucraina avevano fatto impazzire i mercati.

La benzina self service si attesta invece a 1,782 euro al litro sulla rete ordinaria, mentre sulle autostrade sale a 1,867 euro in modalità self e a 2,124 euro al servito. Valori che non si registravano da quasi un anno esatto. Q8 ha aumentato i prezzi consigliati di due centesimi sulla benzina e ben dieci sul gasolio. Tamoil ha fatto ancora di più: sei centesimi in più sulla verde, quattordici sul diesel. Salgono anche i prezzi del GPL, con rialzi tra uno e due centesimi al litro.

La mappa dei prezzi: dove si paga di più e dove si risparmia

L'Italia non è uniforme. Tra un distributore e l'altro, tra una città e l'altra, la differenza può essere abissale. Escludendo Livigno, territorio extradoganale dove il carburante è esente da alcune imposte e la benzina scende intorno a 1,40 euro al litro, la città più economica d'Italia è Casalpusterlengo, in provincia di Lodi, con prezzi self intorno a 1,55 euro al litro. Seguono Legnago (Verona) con circa 1,57 euro e Piove di Sacco (Padova) con 1,58 euro.

Le aree più economiche si concentrano tra Lombardia, Veneto e Marche, dove la forte concorrenza tra distributori e la presenza di numerosi impianti indipendenti mantengono i prezzi sotto controllo. Sul fronte opposto, è la provincia di Nuoro a detenere il primato negativo per il gasolio, mentre Milano si segnala come una delle zone più care per il diesel in Lombardia, con prezzi medi che superano 1,81 euro al litro.

La spiegazione geografica è solo una parte della storia. Le isole e il Sud pagano storicamente di più per via dei costi logistici di distribuzione, della minore concorrenza tra impianti e della struttura della rete distributiva meno capillare e più dipendente dalle grandi compagnie. Al Nord, invece, la densità di stazioni incluse le cosiddette pompe bianche, ovvero i distributori indipendenti non legati a nessun marchio, abbassa la media in modo significativo.

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Come funziona davvero il prezzo alla pompa

Per capire perché i prezzi continuano a salire anche quando il petrolio non esplode, bisogna smontare il meccanismo pezzo per pezzo. La struttura del prezzo alla pompa è composta da tre elementi: il costo industriale che include greggio, raffinazione e logistica, le accise, imposte fisse per litro che lo Stato applica indipendentemente dall'andamento del mercato e l'IVA, che si applica in percentuale anche sulla componente fiscale, generando il famigerato effetto "tassa sulla tassa".

Questo significa che quando il petrolio sale, l'effetto è amplificato. Quando scende, invece, il risparmio è smorzato dalla quota fissa delle accise che non si muove. Secondo le stime ufficiali, più della metà del prezzo che paghiamo alla pompa finisce nelle casse dello Stato sotto forma di accise e IVA: circa il 60% per la benzina e il 56,9% per il gasolio.

A determinare le differenze tra un distributore e l'altro entrano poi in gioco le politiche commerciali delle compagnie: ogni gestore riceve un prezzo consigliato dalla propria compagnia, che può adeguare in base ai costi fissi dell'impianto, ai volumi di vendita e alla concorrenza locale. Non è raro trovare scarti di diversi centesimi al litro tra zone diverse della stessa città, e le compagnie aggiornano i listini anche quotidianamente in base alle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati. Le pompe bianche, che non hanno royalty da pagare al marchio, riescono in genere a praticare prezzi più bassi, come confermano anche i dati dell'Osservatorio MIMIT: la benzina self delle pompe bianche è mediamente 1,774 euro, contro l'1,786 delle compagnie.

Le accise: 19 voci, una storia lunga cent'anni

In Italia si contano ben 19 accise sui carburanti, ma dal 1995 sono state inglobate in un'unica imposta indifferenziata che porta allo Stato circa 25 miliardi di euro l'anno. La leggenda dell'accisa per la guerra d'Etiopia del 1935, che sopravvive nella vulgata popolare, è tecnicamente superata dalla norma unitaria, ma racconta bene lo spirito di un sistema fiscale che ha accumulato decenni di emergenze senza mai davvero alleggerirsi.

Dal 1° gennaio 2026 è entrato un elemento nuovo: la Legge di Bilancio ha uniformato le accise su benzina e gasolio, fissandole a 672,90 euro per mille litri per entrambi i carburanti, eliminando così il vantaggio storico di cui godeva il diesel. Risultato: chi guida a gasolio paga più accise di prima, chi va a benzina ne paga marginalmente meno. Per lo Stato, l'operazione vale un extra gettito stimato in oltre 550 milioni di euro nel 2026, che potrebbe toccare i 2,6 miliardi entro il 2033.

L'accisa mobile: lo strumento che il governo potrebbe usare

Qui si apre il capitolo politicamente più caldo. Secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana, esisterebbero già le condizioni per far scattare la cosiddetta accisa mobile, uno strumento che consente al Ministero dell'Economia di ridurre le accise per compensare le maggiori entrate IVA derivanti dall'aumento del prezzo del petrolio.

Il meccanismo fu usato per la prima volta nel 2008 dal governo Prodi, con uno sconto di due centesimi al litro durato circa un mese. La seconda volta fu nel 2022 con il governo Draghi, quando lo sconto raggiunse i 25 centesimi al litro (30 con l'IVA), finanziato in parte dalla tassa sugli extraprofitti energetici. Il governo Meloni ha poi modificato la norma nel 2023 per renderla di più immediata attuazione.

Il meccanismo si attiva quando il prezzo del Brent supera, nella media del mese precedente, il valore di riferimento indicato nel DEF. Il Documento programmatico di ottobre 2025 indica per il 2026 un Brent a 66,1 dollari al barile con un cambio EUR/USD a 1,2, corrispondente a 55,1 euro al barile. Ebbene: a gennaio la media era esattamente su quel valore, a febbraio si è saliti a 58,7 euro al barile, e nei primi giorni di marzo si è già a quota 72 euro al barile. Le condizioni ci sono, in senso tecnico. Che il governo voglia o meno usare lo strumento è un'altra questione e dipenderà molto dalla pressione politica delle prossime settimane.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Il quadro è tutt'altro che tranquillo. Il prezzo del greggio resta volatile, compresso tra le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, le decisioni dell'OPEC+ e l'incognita dei dazi commerciali americani che influenzano i flussi globali di materia prima. Sul fronte interno, il riallineamento delle accise tra benzina e gasolio, appena entrato a regime, aggiunge un fattore strutturalmente sfavorevole per i 16,6 milioni di automobilisti italiani con auto diesel.

Chi guida un'auto a gasolio deve prepararsi a convivere con un carburante stabilmente più caro rispetto al passato. Chi fa lunghe percorrenze in autostrada, dove il gasolio servito ha già superato 2,27 euro al litro sente il colpo in modo particolarmente brutale. L'unica vera alternativa, nell'immediato, resta quella di cercare le pompe bianche fuori dall'autostrada, pianificare i rifornimenti nelle città più economiche e sfruttare le app di monitoraggio prezzi in tempo reale o tramite il portale Osservaprezzi del MIMIT.

La partita, però, si gioca soprattutto a Roma. Se il governo attiverà l'accisa mobile, qualche sollievo potrebbe arrivare. Se deciderà di non farlo, magari per non rinunciare al gettito, saranno gli automobilisti a pagare il conto. Come quasi sempre.

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