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Tesla ha appena lanciato il suo tentativo di trasformare l'automobile elettrica da voce di spesa a strumento di guadagno. È l'obiettivo del programma Powershare Grid Support appena attivato in Texas che sta già permettendo ai proprietari di Cybertruck di "monetizzare" i 123 kWh di capacità della batteria del loro veicolo.
In pratica, quando la rete elettrica statale soffre per via dei picchi di domanda – pensiamo alle ondate di calore estive con milioni di condizionatori accesi contemporaneamente – il sistema Tesla può attingere energia dalle batterie dei pick-up parcheggiati nei garage domestici. In cambio, i proprietari ricevono crediti diretti che abbattono drasticamente, se non azzerano del tutto, la bolletta elettrica mensile.
L'idea di fondo ribalta completamente la logica tradizionale dell'automotive. Per decenni abbiamo pensato all'automobile come a un consumatore seriale: carburanti, manutenzione, assicurazione. Anche con l'elettrico, il paradigma è rimasto sostanzialmente lo stesso: ricarichi la batteria, consumi energia, paghi.
Adesso Tesla propone un modello completamente diverso. Il Cybertruck con la sua enorme batteria – parliamo di una capacità equivalente a quasi dieci unità Powerwall, le batterie domestiche da 13,5 kWh vendute dall'azienda di Palo Alto – diventa un componente attivo dell'infrastruttura energetica locale. Insomma, un vero e proprio strumento capace di generare reddito (o comunque recuperare parte delle spese) mentre resta fermo in garage.
La tecnologia alla base è il cosiddetto Vehicle-to-Grid (V2G). Permette un flusso bidirezionale di elettricità: non solo dalla rete al veicolo, ma anche dal veicolo alla rete. Nel caso del Cybertruck, grazie al sistema Powershare, ogni unità può esportare fino a 11,5 kilowatt di potenza. Moltiplicato per migliaia di veicoli, si tratta di una risorsa energetica paragonabile a una centrale elettrica di medie dimensioni, con la differenza che è distribuita sul territorio e può essere attivata in pochi secondi.
La scelta del Texas come mercato di lancio non è casuale. Lo stato ha un sistema elettrico particolare, sostanzialmente deregolamentato e isolato dal resto della rete nazionale americana. ERCOT, l'operatore che gestisce circa il 90% del fabbisogno energetico texano, ha mostrato negli ultimi anni tutte le sue fragilità: i blackout devastanti durante le tempeste invernali del 2021 e le continue emergenze durante le estati torride hanno evidenziato la necessità di soluzioni innovative per stabilizzare la rete.
Le batterie distribuite dei veicoli elettrici rappresentano esattamente questo tipo di soluzione. Invece di costruire nuove centrali – processo costoso, lungo e spesso ostacolato da problematiche ambientali e burocratiche – si sfrutta una risorsa già esistente e distribuita capillarmente sul territorio. Ogni Cybertruck parchegato diventa un nodo di una gigantesca batteria virtuale, pronta a intervenire quando la domanda supera l'offerta.
Dal punto di vista economico, il vantaggio per i proprietari è tangibile. Nei momenti di picco, quando l'energia costa di più, Tesla può coordinare migliaia di veicoli per iniettare elettricità nella rete. I crediti accumulati vengono direttamente scalati dalla bolletta elettrica domestica. In scenari ottimali, alcuni utenti potrebbero trovarsi con bollette azzerate o addirittura negative, trasformando l'auto in una fonte di reddito passivo.
È inevitabile chiedersi quando e come questa logica potrebbe sbarcare in Europa e in Italia. Dal punto di vista tecnologico non ci sarebbero ostacoli insormontabili: lo standard di ricarica bidirezionale esiste, molti veicoli già lo supportano o potrebbero farlo con aggiornamenti software, le infrastrutture domestiche sono adattabili.
Il vero nodo è regolamentare. In Europa il mercato elettrico ha una struttura molto diversa da quella texana, con sistemi più integrati a livello continentale e normative nazionali che variano enormemente. Permettere a decine di migliaia di auto di vendere energia alla rete richiederebbe modifiche legislative significative, accordi con i distributori locali, meccanismi di certificazione e controllo.
Eppure, le pressioni del sistema sono simili: anche in Italia assistiamo a picchi di domanda sempre più marcati, difficoltà nella gestione dell'intermittenza delle rinnovabili, necessità di soluzioni di stoccaggio distribuite. Le batterie dei veicoli elettrici rappresentano, sulla carta, la risorsa perfetta. Manca solo la volontà politica di aprire il mercato a questo tipo di innovazione.