“Nessuno parla di Ferrari e questo è un bene per noi”: Vasseur gela il paddock in Bahrain. Ma qual è il vero valore della SF-26?

“Nessuno parla di Ferrari e questo è un bene per noi”: Vasseur gela il paddock in Bahrain. Ma qual è il vero valore della SF-26?
Pubblicità
Nel primo turno di test in Bahrain, Frédéric Vasseur spiazza il paddock: “Nessuno parla di noi e questa è una cosa positiva”, rimarcando la necessità di chiarezza sui regolamenti prima di Melbourne. Con Lewis Hamilton impegnato a interpretare la SF-26 in condizioni difficili e le nuove regole che sollevano dubbi anche tra i piloti, ecco cosa dicono i primi dati e impressioni della SF-26
13 febbraio 2026

Prima vera cartina di tornasole per la Ferrari in Bahrain. Dopo gli shakedown umidi e freddi di Fiorano e Barcellona, la SF-26 ha finalmente potuto girare a Sakhir in condizioni climatiche ideali, con Charles Leclerc che ieri ha completato il suo programma e oggi con Lewis Hamilton al volante nell’ultima giornata della prima settimana di test prestagionali di Formula 1. A fare il punto della situazione è stato il team principal della Scuderia, Frédéric Vasseur, che ha scelto una linea chiara: testa bassa e nessuna distrazione.

Foto copertina: ANSA

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Nel paddock, intanto, il gioco delle dichiarazioni continua. C’è chi, come George Russell, parla di una Red Bull avanti di “diverse decine”, mentre da Milton Keynes fanno sapere di essere leggermente indietro. Vasseur osserva e sorride: “La cosa molto positiva è che nessuno sta parlando di noi. E questa situazione mi piace. Ti puoi concentrare su te stesso”. Per il manager francese, in questa fase nessuno conosce davvero i valori in campo: “Nessuno sa la reale forza della Mercedes, se stanno usando tutto il motore o meno. E in qualifica non sai se qualcuno gira con 20, 40 o 60 chili di benzina: è una differenza molto più grande di quella tra le vetture. Il modo migliore è stare zitti e lavorare”.

Uno dei temi dominanti di questi test è la gestione dell’energia. Ma Vasseur respinge l’idea che si parli solo di quello: “Non c’è solo l’energy management”. È chiaro però che, con la nuova generazione tecnica, il modo di utilizzare e recuperare l’energia avrà un peso maggiore rispetto al passato: “Sarà parte della performance, molto più di prima, e può essere una chiave per il rendimento della macchina. Ma non vedremo grandi distacchi dopo un paio di gare”.

Il fatto che si tratti in gran parte di software, secondo Vasseur, riduce i tempi di reazione rispetto ad altre aree di sviluppo: “Se è software non hai i tempi lunghi che hai per altre componenti. E comunque vale per tutti”. A Barcellona e già in Bahrain si sono visti passi avanti importanti nell’utilizzo dell’energia: “Se confronti i dati tra ieri e oggi, non è male. È la mentalità della F1: sviluppi più in fretta degli altri e diventi migliore”.

Come spesso accade con un regolamento tutto nuovo – che coinvolge batteria, power unit, telaio, gomme e carburanti – emergono inevitabilmente zone grigie, in particolare nei test del rapporto di compressione del motore endotermico della Mercedes. Vasseur non si sorprende: “È una conseguenza diretta di un nuovo regolamento. È sempre stato così in F1. La cosa più importante è avere chiarezza. Tutti possono accettare di aver sbagliato o di aver interpretato in modo diverso, ma serve una linea chiara prima di Melbourne”. Niente minacce di protesta: “Siamo qui per avere un regolamento chiaro e un’interpretazione uguale per tutti”.

ANSA

Sul lavoro svolto finora, il bilancio è positivo, ma con la giusta distinzione tra affidabilità e performance pura. “Con una macchina completamente nuova si parte da zero. La priorità è accumulare chilometri, raccogliere dati e verificare la correlazione tra fabbrica e pista. Per farlo serve affidabilità”. La SF-26, sotto questo aspetto, ha risposto presente: “Abbiamo fatto circa 4.500 chilometri in sei giorni, più del previsto. È positivo. Ma non dobbiamo confondere il buon lavoro sull’affidabilità con la prestazione assoluta. È un’altra storia”.

Capitolo Lewis Hamilton. Nei giorni scorsi si era parlato della situazione legata al suo ingegnere di pista, ma Vasseur smorza qualsiasi allarme: “La collaborazione tra il team, Lewis e il muretto è molto buona. L’ho visto molto aperto, con fiducia, con un ottimo atteggiamento. Continueremo a migliorare, l’obiettivo è fare un lavoro migliore domani rispetto a oggi”. E ridimensiona il peso del singolo: “In F1 non è mai una questione individuale. Oggi un team è fatto da 1.500 persone. L’ingegnere che vedi al muretto guida un gruppo di otto persone. Non è la fine del mondo se cambia una figura”.

Sull’importanza della gestione dell’energia rispetto all’aerodinamica, Vasseur invita a non perdere di vista i fondamentali: “Non dobbiamo dimenticare che anche l’anno scorso tra una qualifica e l’altra potevi avere sei o sette decimi solo per la preparazione gomme o l’outlap. Questo resterà. L’energy management è importante, è chiave per il tempo sul giro, ma tutti i parametri della F1 sono ancora lì: aerodinamica, gomme, guida. Sarebbe un errore pensare che conti solo un aspetto”.

Anche il tema del peso resta centrale nello sviluppo iniziale: “Anche quando sei al peso minimo vuoi risparmiare peso per avere margine di zavorra e lavorare sulla distribuzione. È sempre fondamentale per la performance”.

ANSA

Infine, uno sguardo più ampio alla categoria. Dopo le critiche di Max Verstappen – che ha parlato di “Formula E sotto steroidi” – e le perplessità di alcuni piloti, Vasseur non vede rischi per il futuro della F1: “Nel 2022 c’erano gli stessi commenti, e il periodo 2022-2025 è stato probabilmente uno dei migliori per la F1. Capisco che i piloti vogliano guidare macchine sempre più veloci. Ma dopo mezza sessione il loro unico obiettivo è essere più veloci degli altri. È il loro DNA e quello dei team. La cosa più importante è la competizione”.

Quanto alla correlazione, tema delicato della scorsa stagione, il team principal difende il lavoro fatto: “Non è che avessimo una cattiva correlazione, è che non abbiamo mollato. Finora la correlazione è buona. Abbiamo tantissime cose da capire, ma il modo migliore per farlo è tenere la macchina in pista, fare chilometri e lavorare bene tra una sessione e l’altra”.

Pubblicità