Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Esteban Ocon predica calma, ma non nasconde curiosità e ambizione alla vigilia della nuova era tecnica della Formula 1. Nell’ultima mattinata della prima settimana di test prestagionali in Bahrain, il francese ha analizzato a fondo le sensazioni sulla nuova generazione di monoposto, mentre nel box Haas è Oliver Bearman a proseguire il lavoro con la VF-26 motorizzata Ferrari. Nel pomeriggio, poi, toccherà proprio a lui tornare in pista per continuare un programma che, fin qui, ha dato segnali incoraggianti.
“Prima di tutto partiamo dal lato positivo: è una nuova sfida per tutti noi”, ha esordito Ocon nel suo incontro con la stampa presente a Sakhir, tra cui noi di Automoto.it. “Sono arrivato in F1 e per dieci anni abbiamo avuto più o meno lo stesso regolamento, lo stesso motore, strumenti molto simili. Ora dobbiamo imparare di nuovo tutto da capo”. Una rivoluzione che non definisce necessariamente la più divertente da guidare: “È la più divertente? Forse non necessariamente. Però è interessante cercare di sistemare tutto con gli ingegneri e ottenere il massimo dalla situazione. È un nuovo stile di guida, un nuovo modo di fare le cose”.
Il giudizio definitivo, però, arriverà solo con le gare vere. “Se domani andiamo a correre a Melbourne e ci sono tre sorpassi al giro, tutti diranno che è fantastico. Io sono più dalla parte dei cauti: vediamo come va, se favorisce i sorpassi e lo spettacolo. Se non lo fa, magari serviranno dei briefing. Ma è troppo presto per dirlo”.
Nei primi confronti ravvicinati in pista qualcosa di interessante si è già visto. “Ho corso un po’ con Carlos [Sainz] questa settimana e seguire era molto diverso rispetto a Barcellona. Sono riuscito ad avvicinarmi molto più di quanto pensassi, anche nelle curve lente. Lui faceva fatica a starmi vicino, mentre io ero davvero incollato e in un weekend di gara forse avrei anche provato l’attacco”. Un segnale che conferma come la filosofia sia cambiata: “È completamente diverso rispetto al passato. Vedremo se avrà successo o no”.
Il nodo centrale resta la gestione dell’energia, l'aerodinamica attiva e i nuovi tools alla guida. “Ci sarà più caos nei sorpassi, soprattutto nelle prime gare. Non hai più automaticamente il vantaggio di velocità di punta, devi usare di più la batteria, e questo lo paghi nelle curve successive. Sarà un caso di ‘passo io, ripassi tu’? Vedremo”. Ocon ammette anche un possibile rischio: “Potrebbe sembrare un po’ artificiale. In Formula E ci sono tanti sorpassi, ma non sempre piacciono. Qui è diverso, ma potrebbe capitare che sia troppo facile superare prima della frenata, senza vere lotte ruota a ruota”.
Eppure, gli scenari potrebbero sorprendere: “Se uno usa più energia tra curva 7 e 8 e non riesce a fare la mossa lì, poi arriva corto alla 9 e deve difendersi per tutto il settore. Io avevo Carlos molto vicino tra curva 10 e 11 e pensavo mi avrebbe passato, invece poi ero io ad allungare in rettilineo. È una filosofia completamente nuova”.
Da appassionato, Ocon non nasconde la nostalgia: “Se mi chiedi da petrolhead che motore metterei, se ibrido a 12.000 giri o un V10 a 20.000, prendo il V10 a 20.000. È quello che sognavo da bambino”. Ma evita giudizi drastici: “Non dirò che è tutto da buttare. Voglio aspettare e vedere. Finora è stato anche divertente”.
Anche le partenze saranno più complesse. “Il turbo lag è un tema enorme. Le procedure sono più difficili, potresti vedere molta più differenza rispetto al passato. Prima il peggior scenario era perdere una o due posizioni, ora potresti perdere mezzo giro”. Nonostante ciò, invita ad adattarsi: “Dobbiamo lavorare con quello che dicono le regole. Non sarebbe bello aspettare un minuto e mezzo in griglia con gomme fredde solo per sistemare tutto”.
Sul piano personale, l’obiettivo è chiaro: “Quest’anno vogliamo andare a punti. È quello che dobbiamo fare. E tirare fuori il massimo dalla macchina, anche se è più facile dirlo che farlo”. Ocon torna anche sulle difficoltà della passata stagione: “È stato un anno di alti e bassi per tutto il team. Ho avuto per 12-13 gare problemi di bloccaggio all’anteriore e instabilità che dall’altra parte del box non c’erano. Non era una questione di fiducia o stile di guida, c’era qualcosa che non funzionava”. La svolta è arrivata ad Abu Dhabi: “Quello che abbiamo cambiato resta interno al team, ma improvvisamente la macchina è tornata viva. Sabato siamo entrati in Q3 e abbiamo chiuso settimi, che è quello che ci serviva da tutta la stagione”.
Ora i segnali sono incoraggianti: “Al momento sta funzionando tutto bene. Io e Ollie abbiamo avuto qualche problema iniziale in frenata, ma abbiamo commenti molto simili. Se diciamo le stesse cose significa che la direzione di sviluppo è chiara”. Positiva anche la correlazione con il simulatore: “Sul lato motore è stata notevole. Siamo arrivati preparati sia a Barcellona sia qui”.
Quanto ai valori in campo, Ocon intravede quattro squadre davanti ben definite e un centro gruppo più distante rispetto al 2025: “L’anno scorso il top ten era racchiuso in tre o quattro decimi. Ora forse il top eight è in tre o quattro decimi, ma dietro il distacco è di secondi. Non so se resterà così a Melbourne, perché tutti stanno portando aggiornamenti”.
Proprio l’Australia sarà un banco di prova severo: “Melbourne sarà dura, forse più di Barcellona. Settore uno e due con lunghi rettilinei e poi curve veloci, sarà molto energivoro. Potrebbe essere una sorpresa”.
Infine, l’ingresso sempre più marcato di Toyota Gazoo Racing nel progetto rappresenta un ulteriore stimolo. “È fantastico lavorare con un brand così iconico e appassionato. Si sente la passione per le corse. Il loro supporto può solo farci crescere”.
Le gerarchie? “Parliamone dopo la prima qualifica”, taglia corto Ocon. Per ora, la parola d’ordine è una sola: adattarsi. E farsi trovare pronti quando i semafori di Melbourne si spegneranno davvero.