“È ancora Formula 1, ma sogno auto più veloci”: Hadjar risponde a Verstappen e lancia la sfida Red Bull 2026

“È ancora Formula 1, ma sogno auto più veloci”: Hadjar risponde a Verstappen e lancia la sfida Red Bull 2026
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Isack Hadjar difende la nuova F1 2026 dopo le critiche di Verstappen: “È meno naturale e più complessa, ma offre più opportunità di fare la differenza”. Il francese promuove anche la power unit Red Bull-Ford e punta già alla prima vittoria
13 febbraio 2026

Terza mattinata di test in Bahrain per la Formula 1 2026, con i riflettori del paddock inevitabilmente puntati su Max Verstappen dopo le durissime dichiarazioni rilasciate nella serata di ieri contro il nuovo regolamento tecnico. Mentre l’olandese è sceso in pista nella sessione mattutina, nell'hospitality Red Bull si prepara a tornare al volante nel pomeriggio Isack Hadjar, chiamato a proseguire il lavoro di sviluppo della RB22 dopo una seconda giornata condizionata da alcuni problemi tecnici che gli hanno limitato il chilometraggio a 87 tornate complessive.

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Il tema centrale resta quello sollevato proprio da Verstappen: monoposto 2026 definite “anti-racing” e lontane dalla filosofia più pura della Formula 1, più simili a un “Formula E sotto steroidi”. Hadjar, però, non si accoda alle critiche più estreme. “È ancora Formula 1, sì”, ha chiarito senza esitazioni. Il giovane francese non nasconde che il sogno, da bambino, fosse quello di guidare vetture sempre più veloci, capaci di frantumare record sul giro. “Vorrei guidare macchine più rapide, super, super veloci. Questo renderebbe tutto ancora più bello”, ha ammesso, sottolineando come la velocità pura resti un elemento emotivamente centrale per un pilota.

Il punto critico, secondo Hadjar, è legato soprattutto alla gestione energetica e alle nuove logiche di utilizzo della power unit. La ricerca della traiettoria più rapida verso la curva non coincide necessariamente con il miglior tempo sul giro complessivo, perché si rischia di pagare qualcosa sul dritto. “È meno naturale da guidare, richiede di usare di più il cervello. È più difficile per tutti”, ha spiegato. Una complessità che, però, apre anche nuovi margini di differenza tra i piloti: “C’è più opportunità di fare la differenza, questo è certo”.

Dal punto di vista dinamico, Hadjar non condivide del tutto l’idea che le nuove monoposto siano più reattive. La minore deportanza le rende più scivolose e visivamente più nervose, ma non necessariamente più sensibili nei cambi di direzione. “Se hai meno carico, hai meno risposta. Sembrano più vive perché scivolano di più e sono più piccole”. Nelle curve lente e a media velocità, invece, le sensazioni non si discostano troppo da quelle del 2025.

Sul fronte sportivo, il francese è pragmatico: la lotta per vittorie e podi resta ciò che conta davvero. “L’entusiasmo di combattere per vincere contro i migliori sarà sempre lì. È questo che importa di più”. Anche se farlo con vetture estremamente veloci, ribadisce, sarebbe il massimo.

Per quanto riguarda l’adattamento alla RB22, Hadjar predica calma. È solo all’inizio del percorso e non pretende che la vettura sia già perfettamente cucita sul suo stile di guida. “Se fosse già tutto a posto per me, allora la stagione sarebbe finita. Non è così, quindi stiamo lavorando”. Il margine di crescita, da qui ad Abu Dhabi, è enorme secondo lui, sia in termini di performance sia di comprensione del pacchetto.

I dubbi emersi dopo l’incidente di Barcellona non lo hanno lasciato indifferente. “Quando ho fatto l’errore ho pensato subito a Pierre [Gasly]”, ha raccontato, ricordando le difficoltà vissute in passato da altri piloti Red Bull. “Sono andato su Twitter, ho letto tutto e ho pensato: sono rovinato per tutta la stagione. Poi sono andato avanti”. Un passaggio che fotografa la pressione che si respira nell’ambiente, ma anche la sua volontà di reagire.

L’integrazione nel team, invece, è stata naturale. Hadjar lavora con ingegneri e membri dello staff già conosciuti ai tempi del suo ingresso nel programma giovani, e questo ha reso il passaggio più semplice. Impressionante, ai suoi occhi, è l’approccio di Verstappen: “È incredibilmente preciso nei dettagli. Ha undici stagioni in F1, se sfrutti 300 Gran Premi hai un vantaggio enorme su uno come me”. L’esperienza, anche in un anno di rivoluzione regolamentare, resta un fattore chiave.

Capitolo power unit Red Bull-Ford: qui Hadjar si sbilancia. Le aspettative, dopo i rumors poco incoraggianti di fine 2025, non erano altissime. “È andata ben oltre quello che mi aspettavo”. A Barcellona ha completato 110 giri senza intoppi, un segnale molto positivo per un progetto iniziato tre anni fa. Anche nelle situazioni più particolari, come l’uso frequente della prima marcia – diventato quasi una costante con le nuove regole – il comportamento è stato lineare: “Smooth, davvero buono. Non c’è nulla di strano a cui adattarsi”.

Interessante anche la riflessione sulle dinamiche di gara. Con meno carico aerodinamico è più semplice seguire chi precede, aspetto che potrebbe favorire i duelli. Tuttavia, l’utilizzo dell’overtake mode e la successiva fase di recupero energetico rischiano di creare nuove strategie: “Puoi attivarlo, superare e poi passare cinque giri a recuperare energia”. Uno scenario che promette gare tatticamente complesse.

In vista di Melbourne, Hadjar è realistico: “Non siamo pronti al 100%, ma nessuno lo è. Se qualcuno lo fosse, ci sarebbe qualcosa che non va”. Anche le partenze richiedono ancora lavoro, soprattutto a livello di calibrazioni elettroniche e gestione della coppia. Ma la fiducia nel pacchetto è chiara. Alla domanda se questa vettura possa regalargli la prima vittoria in un Gran Premio, la risposta è secca: “Sì”. Un’affermazione breve, ma che racconta molto delle ambizioni del giovane talento Red Bull alla vigilia della nuova era tecnica della Formula 1.

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