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Dopo un primo tentativo poco fortunato con la MX-30, Mazda ha deciso di rilanciare con maggiore ambizione la propria offensiva elettrica: il risultato è la nuova berlina 6e, arrivata nei concessionari europei lo scorso settembre grazie anche alla collaborazione con un partner cinese Changan.
A rivendicare il primo vero successo strategico è il CEO di Mazda Europa, Martijn ten Brink, che in una recente intervista ha parlato senza giri di parole di “clienti sottratti” ai grandi marchi generalisti. In particolare a Volkswagen e Nissan: un risultato tutt’altro che scontato per un costruttore che, fino a poco tempo fa, faticava a trovare spazio nel mondo delle elettriche.
Secondo il manager olandese, le previsioni interne indicavano che tra il 75 e l’80% degli acquirenti della 6e sarebbe arrivato dal bacino clienti Mazda, passando per la prima volta all’elettrico. La realtà è stata diversa: più della metà dei compratori proviene da altri marchi e, spesso, ha già avuto un’auto a batteria. C’è chi arriva da una e-Golf o da una Leaf e chi, nel mondo delle flotte aziendali, ha lasciato una Passat diesel o benzina per fare il salto verso l’elettrico.
In termini assoluti, però, i volumi restano lontani da quelli dei big. Nel 2025 il Gruppo Volkswagen ha venduto in Europa quasi 248.000 auto elettriche, mentre la diretta rivale della 6e, la ID.7, si è fermata a circa 76.600 unità. Numeri che ridimensionano l’impatto commerciale di Mazda, ma non il valore simbolico di aver intercettato clienti “in uscita” da marchi molto più grandi.
C’è poi il grande tema delle occasioni mancate: in Cina, infatti, la 6e è disponibile anche in versione elettrica con range extender: un motore 1.5 a benzina che non muove mai le ruote, ma funge da generatore per alimentare il propulsore elettrico. Il risultato è un’autonomia dichiarata che può arrivare fino a 1.300 km, una soluzione potenzialmente molto appetibile per mercati con infrastrutture di ricarica ancora disomogenee, come quello italiano.
Perché allora questa versione non arriva in Europa? La risposta chiama in causa la Unione Europea e il suo quadro regolatorio. Bruxelles non considera questi modelli come ibridi plug-in, perché il motore termico non è collegato direttamente alle ruote: per la normativa comunitaria restano a tutti gli effetti auto elettriche. E qui entra in gioco il secondo ostacolo, quello dei dazi sulle vetture prodotte in Cina, che per Mazda significherebbero un aggravio vicino al 30% del prezzo, lo stesso già applicato alla 6e 100% elettrica.
Secondo ten Brink, i costi di importazione renderebbero queste versioni con range extender dei prodotti di nicchia, difficili da sostenere economicamente sul mercato europeo. Da qui la decisione, almeno per ora, di non portarle nel Vecchio Continente, nonostante il loro potenziale commerciale.