motori spaziali

Viaggiare nello spazio alla grande? Per Musk, Branson e Bezos serviranno motori a curvatura [inesistenti]

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Nuove teorie crescono per aiutare l’uomo ad arrivare dove mai prima si è stati. Il limite di velocità della luce potrebbe essere aggirato con “motori a curvatura” che al momento però non esistono, nemmeno sulla carta

Viaggiare nello spazio alla grande? Per Musk, Branson e Bezos serviranno motori a curvatura [inesistenti]

Chi ama seguire le imprese spaziali ora tornate di moda, grazie anche a Elon Musk e altri dalla mente vulcanica ben supportata da budget milionari, non può non approfondire qualche aspetto della propulsione. Non delle auto ovviamente ma delle astronavi. Quella necessaria ad andare nello spazio, ad andare oltre i limiti già raggiunti dall’uomo con i suoi missili o navicelle spaziali.

Secondo le teorie di Einstein, andare spediti non vuole dire comunque essere tanto veloci quanto la luce, che ci fa misurare le galassie vedendole sostanzialmente irraggiungibili. Per viaggiare più veloci della luce, servirebbe più energia di quanta ce ne sia nell’intero universo dice una legge fisica. Impossibile, eppure qualcuno parla di “motori a curvatura” per essere capaci di spostarsi a velocità mai nemmeno sfiorate dall’uomo.

Arrivare dove non potremmo mai secondo la credenza attuale. Fantascienza? Dall’Università dell’Alabama alcuni studenti hanno teorizzato un motore cosiddetto a curvatura, per cavalcare l’onda spaziale. I concetti fisici si mischiano mettendo un po’ in difficoltà chi non avvezzo deve comprendere queste teorie ma sentendoci un po’ Piero Angela proviamo a capire.

Spazio, Tempo e Buco nero

In sostanza, ciò che descrive questa metrica è un modo per indurre una curvatura dello spazio-tempo similmente a un’onda che deforma il tutto. Avendo una curvatura di “alta” dietro e una di “bassa” davanti quanto resta all’interno dell’onda, o meglio della bolla risultante, viene spostato con lo spazio verso una destinazione. Tutto assurdo già da immaginare, messo in pratica e soprattutto da verificare se mai possibile. È comunque un modo per espandere e contrarre intorno a se l’universo, cosa sempre teoricamente a quanto ne sappiamo oggi, ipotizzabile.

Risultato? Si verrebbe spostati e anche più rapidamente di quanto fa la luce. Il tutto, si sforzano di teorizzare gli studiosi che ci credono, restando dentro i sacri confini della relatività di Einstein. A oggi si tratta solo di un grande insieme di equazioni, che sembrano consentire allo spazio-tempo di comportarsi in un certo modo, poi si tratterebbe di andare al pratico. Quindi matematica e fisica, prima di usare, pardon osare davvero immaginare come possa esser fatto un simile “motore” che faccia spostare un’astronave meglio che in certi film.

Come si fa a controllare simili energie, simili materie che nemmeno ci sembrano tangibili? Semplice, sempre per gli studiosi che ci credono: avanti con gli studi per altri anni, su più filoni di quelli innovativi. Per il carburante dicono occorra spremere la materia esotica, un concetto fisico a sua volta non classico. Per creare l’onda stessa, si tratterebbe di estendere la ricerca sulle onde gravitazionali, con elettromagneti alimentati dalla materia esotica per causare una sorta di buco nero programmabile (altro concetto fisico non credibile sino a qualche decennio addietro, chiedere a Stephen Hawking).

La parte veramente paurosa, nel caso ci si arrivi mai, sono le radiazioni in ballo e poi gli effetti: di un allungamento o una compressione del tessuto stesso dell’universo indotti a comando. Chi crede nel motore a curvatura e lo teorizza, conta che il tutto potrà avvenire senza collisioni di materia ad alte velocità. Qui invece noi ci fermiamo, rileviamo l’idea e le volontà di studiare, speriamo che uno dei milionari finanzi per fare passi avanti, ma il discorso è ancora troppo teorico per degli appassionati di auto. Bello da pensare, con l’astronave che anziché spingere come un missile su motori classici, deforma l’universo… Ma ancora troppo legato a concetti di fisica, a loro volta in evoluzione e rimanendo alle teorie validate: ci spaventa rischiare di fare la fine che lo stesso Hawking voleva per se: morire inghiottiti da un buco nero, sperimentando lo spazio-tempo almeno un indefinibile istante.

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