Vera Alfa Romeo del secolo scorso, di successo e apprezzamento globale, pur se già figlia di mamma Fiat e priva della trazione posteriore. Con la 156 si possiede oggi una berlina tre volumi di stile equilibrato, riconoscibile come italiano, abbinato a buone prestazioni. Si guida con lieve impegno (nullo rispetto le antenate ma superiore alle nipoti), si compra con poco e non ha grandi pecche salvo le lacune di sicurezza e normative antinquinamento rispetto ai tempi moderni.
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La Alfa 156 era normalmente benzina Twin Spark (da 1.6 a 2.0) come modello tipico ai tempi della nascita. In breve hanno però preso piede le prime motorizzazioni Jtd gasolio, preferibili per lunghe percorrenze (1.9). In ottica amatoriale o addirittura collezionismo ci sono le V6 2.5 o impagabile GTA 3.2, con o meglio senza trasmissione Selespeed. Il restyling fa preferire le post-2000 non per estetica (analoga) ma per gli step migliorativi di interni ed elettronica motore.
Ce ne sono ancora parecchie in circolazione, a prezzi bassissimi, da verificare però nell’integrità motoristica (es. variatori fare per i TS o iniettori per i Jtd) e nella buona cura se invece si tratti delle meglio quotate V6, ambite anche all’estero.
Arriva sul mercato nel 1997 in sostituzione della 155, l’Alfa 156 (p. 932). Una carriera lunga e di successo, per una classica tre volumi premiata come auto dell’anno Europa 1998 e rimasta a listino sino al 2005. Trazione e motori anteriori, restyling anche degli interni per il 2001 con le motorizzazioni Euro3. Assemblaggio in Campania a Pomigliano D’Arco e motorizzazioni che partivano dai noti 1.6 Twin Spark 16v benzina, con o senza (105 CV) geometria variabile, sino alla estrema e oggi quasi da collezione versione GTA, dotata del motore V6 da 250 CV, con qualche comparsa vincente anche in pista (ETCC e WTCC).