Dakar

Dakar Rewind. Sud America. Un Viaggio Indimenticabile Durato 10 Anni. Da Paracas a Camanà. Le Isole

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10 anni in due settimane, il Viaggio dell’ultima Dakar in Sud America per ripercorrere un’era del Rally più famoso del Mondo attraverso alcuni dei luoghi più significativi. Rally, Geografia e Emozioni indimenticabili

Somewhere, some days after. 9. 13°44'21.6"S 76°23'45.7"W. Paracas. Islas Ballestas. Al Perù bisogna stare attenti. È talmente bello che si rischia la… dipendenza. Tra gli effetti “nocivi, di conseguenza, quella forma di apatia che ti trattiene invece di spingerti in avanti. Beh, non è proprio così. Una delle forti attrazioni del Perù è che si lascia scoprire per cerchi concentrici trasportandoti sempre più in profondità nel fascino della sua Storia. La quale Storia è stupendamente rappresentata in… superficie, cosicché il viaggio di affabulazione si spinge oltre. Figurativamente potrebbe essere come entrare in una fotografia, l’immagine come il portale di un’affascinante conoscenza.

In Perù è facile fermarsi, difficilissimo ripartire. E quando si riprende il cammino ci si porta dietro il pensiero per un po’ continuando così a stare lì. Spesso il pensiero che torna indietro continua ad approfondire la Storia, l’aneddoto, il racconto, la supposizione. Questo avanti e indietro del viaggiare fisico e mentale favorisce una sensazione di grande partecipazione, che poi è alla base del non voler andar più via, e rende immancabilmente intenso, più intenso, il viaggio.

Succede che si arriva in un luogo e si è ancora con la testa indietro alla tappa precedente. Ma succede anche il contrario, e cioè che non si è ancora smorzata l’emozione generata da un sito e si è giù in quello successivo.

Immaginate lo spessore del viaggio che porta da Lima a Machu Picchu. Può essere un viaggio infinito. Vedete, ecco, sono qui che continuo a viaggiare in quel viaggio memorabile.

Da Lima a Caral, l’abbiamo visto. 150 chilometri a Nord e un balzo indietro nel tempo fino alle origini, alle prime civiltà di questo angolo di paradiso affacciato sul Pacifico. Adesso riprendiamo verso Sud sulle tracce della Dakar e della nostra idea del viaggio che ci aspetta.

Lima è un contesto tipicamente metropolitano, tipicamente sudamericano e assai poco occidentalizzato, nel senso che la traccia della grande città europea o americana sfuma ben presto nell’anima più genuinamente sudamericana. È un bene e un male, ha i suoi pro e i suoi contro. Il bilancio è positivo, ma tutto sommato si lascia il caos della Capitale con un senso di sollievo.

Non si è fatto in tempo a rilassarsi che, ecco, la Panamericana scorre sotto le gomme un po’ rumorose dell’Hilux. Il leggero rombo tiene compagnia, e a lato scorrono le spiagge di Lima, in genere piccoli centri che crescono in infrastrutture balneari e, di conseguenza, commerciali e, di conseguenza, imprenditoriali. Il grande distributore Acerbis, infatti, ha pensato bene che ci vuole meno tempo per raggiungere la nuova facility sulla Panamericana che per attraversare due quartieri della Città, e in più la struttura è diventata un campus polifunzionale dove gli appassionati parcheggiano le Moto e le loro attrezzature. Così sembra che escano dall’ufficio, e invece scappano dalla città e in pochi minuti sono alla “base”, si cambiano, salgono in Moto e hanno tutto il Perù senza asfalto sotto le ruote, rumorose anche quelle, tassellate più delle nostre.

Proseguiamo verso Sud. Pisco è Tappa della Dakar, ma non il nostro bivacco. Un attimo, da Lima appena 250 chilometri, una passeggiata, e siamo a Paracas. È la cittadina-spiaggia per eccellenza. Stranamente, è la più trendy e avanti, anche una delle più esclusive e lussuose, ma allo stesso tempo è la Paracas che conserva intatto il borgo oceanico di pescatori, tuttora attivo e animato, su cui è stata fondata.

L’obiettivo non è Paracas, ma Paracas è il molo da cui parte il battello che porta alle Islas Ballestas, piccolissimo arcipelago e micro paradiso naturalistico. Tre scogli a una dozzina di miglia dalla costa, ma prima di arrivarci il misterioso Candelabro che sta sul versante Nord, oltre Capo Gral, del promontorio che delimita la Baia di Paracas. È un disegno inciso sulla parete inclinata di arenaria, appena sopra la linea di costa, un geoglifo alto poco meno di 200 metri. Come le Linee di Nazca ci si chiede come faccia ad essere ancora lì, perfettamente integro e da duemila anni. Si pensa che possa essere anteriore a Cristo, ed è un punto cospicuo per i naviganti in avvicinamento alla Baia di Pisco. Naturalmente ci si chiede, anche e soprattutto, quale è il suo significato. Perché qualcuno ha tracciato quelle linee sulla terra nuda. Perché in quel luogo. Nessuno ha la risposta certa, quindi ci sono troppe risposte. Un altro degli affascinanti misteri del Perù.

Irrisolto il mistero del Candelabro si prosegue e si entra nel vortice meraviglioso delle Isole Ballestas, religiosamente rapiti dal suo santuario naturalistico. Flora zero, solo scoglio scolpito dall’erosione del mare e “dipinto” di guano, e ghiaia, ma non si può avere idea della quantità di specie che vivono sulle tre piccolissime isole nutrendosi nelle sue pescosissime acque. Un tetto di uccelli svolazzanti sulla testa, un tappeto che riposa sulle rocce. Pellicani, Cormorani, le Sule “Pata Azul” e “Roja”, azzurre e rosse, un gabbiano Inca detto Zarcillo di antiche origini. Su tutti volano, non troppo minacciosi poiché la sopravvivenza qui è abbondantemente assicurata, anche qualche isolato Condor e gli immancabili avvoltoi dalla Testa Rossa che abitano tutta la costa peruviana del Pacifico. In mare o in riposo sulle poche spiagge di sassi, Otarie e Leoni Marini, Pinguini di Humboldt, foche. Una moltitudine di crostacei, delfini, tartarughe marine. Tutto questo in neanche due ettari. Un monumento della natura. Non si può scendere a terra e comunque il periplo in barca dei tre scogli è il modo più comodo e bello di fagocitare l’intera concentrazione di meraviglie in un lasso di tempo brevissimo.

Sulla strada di Arequipa, una sequela di punti cospicui destinati a rimanere nella memoria del viaggiatore. Ica, Huacachina, oasi affascinante proprio in mezzo, eppure mai sfiorata dal passaggio del groviglio di prove Speciali della Dakar 2019, Palpa, Nazca. Sulla strada anche l’interessantissimo sito del museo paleontologico di Sacaco, quasi dimenticato, con la sua incredibile raccolta di cetacei fossili, tartarughe e altri vertebrati solo in parte portati alla luce dagli scavi. Poi, insieme al Deserto di Ica, le sue falesie, montagne e dune di sabbia, anche la Panamericana scende a Porto Lomas e corre vicinissima all’Oceano fino a Camana. 400 chilometri più a Sud, non proprio una fucilata da Paracas, il centro notevole di Puerto Inca, l’unico che conserva evidente la sua struttura di interporto, punto di scambio e magazzino.

A Camanà si piega a Est, rotta a Arequipa. Da Paracas è un cinema di 600 chilometri, che volano uno spettacolo dopo l’altro.

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