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Non si nasconde mai dietro la diplomazia, Max Verstappen. Alla vigilia del Gran Premio del Brasile sul circuito di Interlagos, l'olandese si è presentato in conferenza stampa con il suo solito piglio diretto, pragmatico e senza filtri. Sullo sfondo di Interlagos aleggia, come spesso accade a San Paolo, l'ombra della pioggia. Quando gli viene chiesto se i team abbiano timori legati ai problemi software sul bagnato già emersi in Malesia sulle monoposto 2026, Max risponde da par suo con una battuta fulminea: “Ho installato l'antivirus sulla mia vettura, quindi andrò alla grande”.
Ma oltre al colore, c'è la sostanza di chi lavora al millimetro per non lasciare nulla al caso, spiegando anche i frequenti scambi accesi via radio sul cambio e sulle scalate: “Se mi sentite lamentarvi, è solo perché non sono mai soddisfatto. Penso sempre che certe cose possano migliorare e cerco costantemente di affinare i dettagli. Se lo percepite come un lamento, in realtà serve ad assicurarmi che il team analizzi ogni singolo punto per trovare tempo sul giro. So che c'è ancora margine da estrarre”.
Nonostante le difficoltà affrontate dall'inizio della stagione con le nuove power unit e un bilanciamento non immediato, Verstappen si ritrova incredibilmente secondo nella classifica piloti, protagonista di un ribaltone che stupisce perfino lui stesso: “Ad essere sincero, è una grande sorpresa trovarmi secondo in campionato, ma ce lo prendiamo volentieri. Abbiamo affrontato parecchie difficoltà all'inizio come squadra: la macchina non era dove volevamo e dovevamo capire molto della power unit. Abbiamo imparato tantissimo lungo l'arco della stagione e la monoposto è diventata via via molto più competitiva. Dal mio punto di vista non ci si arrende mai: non mi sono mai accontentato di un sesto o settimo posto, cercavo comunque di tirare fuori il massimo dalla situazione. Ma quando la vettura entra nella finestra corretta, puoi tornare a lottare davanti e vincere le gare, togliendo punti a tutti gli altri. Questo dimostra che il team non ha mai smesso di spingere per capire i problemi”.
Adesso ad attenderlo c'è Interlagos, un tracciato che il quattro volte iridato ama particolarmente e che ha già domato in diverse occasioni: “È una pista fantastica, eccellente per correre. Le curve sono sopraelevate in diversi punti e permettono di interpretare linee differenti, il che crea subito l'opportunità per un sorpasso nella staccata successiva. In più il degrado gomme è solitamente alto, e un degrado elevato favorisce sempre lo spettacolo. Se poi ci si mette di mezzo il meteo, tutti questi fattori insieme creano gare pazzesche”.
Interpellato sulle parole di Toto Wolff — secondo cui la vittoria del titolo di Kimi Antonelli segnerebbe la fine dell'epoca del pilota spietato e pronto a tutto pur di vincere — Max non si scompone e risponde secco: “Ognuno ha diritto alla propria opinione. Ogni persona è diversa ed è un bene per la Formula 1: se avessimo tutti la stessa personalità, sarebbe estremamente noioso”.
Un pragmatismo che emerge chiaramente anche nel confronto sulla percezione dei campioni brasiliani e il culto per Ayrton Senna rispetto a Fittipaldi e Piquet: “Ayrton era di San Paolo, quindi è naturale che qui il sostegno per lui sia ancora più grande. Ha saputo connettersi in modo speciale con le persone. Ad essere del tutto onesto, a me non importa creare una connessione con tutti: sono qui per vincere. Questo è il mio sogno fin da quando ero bambino. Quando guarderò indietro alla mia carriera, quello che mi importerà sarà aver vinto il maggior numero di gare possibile. Creare un legame è una bella cosa, un bonus piacevole, ma il mio lavoro è vincere. Poi c'è la tragica storia della sua scomparsa, che purtroppo fa scattare un affetto e un'eredità ancora più precoci. È stato uno dei migliori di sempre? Al 100%. È bellissimo vedere come la gente lo ricorda e cosa abbia significato per il popolo brasiliano, ma il Brasile ha avuto tantissimi campioni leggendari ed è giusto celebrarli tutti”.