"Ho dubitato di me stesso, nel 2025 temevo di non farcela, ma ora eccomi qui": Kimi Antonelli a cuore aperto dopo il Mondiale. E poi rivela che…

'Ho dubitato di me stesso, nel 2025 temevo di non farcela, ma ora eccomi qui': Kimi Antonelli a cuore aperto dopo il Mondiale. E poi rivela che…
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Dalle paure da rookie nel 2025 al trionfo iridato in Messico: Kimi Antonelli ripercorre i momenti difficili, il lavoro con la Mercedes e la sua gara perfetta. Poi rivela cosa ancora gli manca per il futuro
5 novembre 2026

Andrea Kimi Antonelli ha fatto la storia. A soli 20 anni e 68 giorni, il pilota bolognese della Mercedes ha conquistato il titolo mondiale di Formula 1 in Messico, riportando l'iride in Italia settantatré anni dopo l'ultimo trionfo firmato da Alberto Ascari nel 1953. Un traguardo straordinario arrivato con quattro gare d'anticipo, coronamento di una cavalcata da vero campione. Dopo un anno di pura sofferenza e conoscenza dell'ambiente, iniziato tra le insidie dell'Australia e lo scotto dell'errore nel debutto assoluto nelle prove libere a Monza nel 2024, il bolognese ha costruito pezzo dopo pezzo, come una costruzione di Lego, il suo percorso in questa nuova F1. 

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Adattandosi continuamente al nuovo regolamento tecnico, plasmandosi sulla W17 e riprogrammandosi come un'intelligenza artificiale — per usare le parole di Toto Wolff — per assimilare e risolvere ogni minima sbavatura nel suo pilotaggio, Antonelli ha sbaragliato la concorrenza, compresi i ben più esperti George Russell e Lewis Hamilton. In Messico gli è bastato un terzo posto per chiudere definitivamente i giochi, ma prima di tuffarsi nel weekend del Brasile, nella terra del suo idolo Ayrton Senna, Kimi ha concesso a Silver Arrows Radio Show la prima intervista radiofonica dopo i festeggiamenti con la squadra e le chiacchiere con i giornalisti nel paddock di Città del Messico, compresi noi di automoto.it, ripercorrendo a 360 gradi questo viaggio incredibile.

Il peso specifico di un trionfo così grande ha bisogno di tempo per essere metabolizzato appieno, specie quando il calendario impone di non fermarsi mai: "Fa uno strano effetto, ma non sono ancora riuscito a realizzare del tutto. Penso di aver bisogno di un po' di tempo a casa, lontano dalla pista e con la mia famiglia, per processare quello che è successo. La verità è che c'è subito un altro weekend di gara alle porte e l'attenzione si sposta immediatamente sul Brasile e su come cercare di vincere il prossimo appuntamento".

Il sigillo sul campionato è arrivato in Messico con un terzo posto conquistato d'autorità, suggellato da uno staccata coraggiosa su Charles Leclerc alla prima curva dopo la ripartenza. Una manovra che ha fatto trattenere il fiato al muretto box Mercedes, ma che racconta la mentalità di Kimi: "Potevo anche accontentarmi di finire nono, era sufficiente, ma non era quello che volevo. Non volevo conquistare il titolo facendo semplicemente il 'compitino' o restando quarto. Volevo chiudere il mondiale con una bella gara e salire sul podio. Con le gomme fresche montate dopo il primo stint avevamo un passo fortissimo e prima della bandiera rossa credevo davvero che avremmo potuto lottare per la vittoria. Poi il reset della gara ci ha messi tutti sulle stesse gomme, ma volevo quel podio a tutti i costi".

Un podio dal fortissimo valore simbolico, che lo ha visto premiato accanto a due mostri sacri come Lewis Hamilton e Max Verstappen che lo hanno sollevato sulle loro spalle: "È surreale. La foto di quel podio è uno dei ricordi più speciali della mia carriera insieme a Monza. Vedere così tanto rispetto e apprezzamento da parte di due piloti che hanno fatto e stanno ancora facendo la storia di questo sport è fantastico. Quando mi hanno sollevato in aria è stato un momento inaspettato, mi sono emozionato tantissimo. Quella foto la incornicerò sicuramente per appenderla al muro".

Riavvolgendo il nastro, la mente torna al 2025 e a una stagione da rookie complessa, rivelatasi fondamentale per costruire il campione di oggi: "Guardando indietro, sono quasi contento che il Kimi dello scorso anno abbia dovuto passare attraverso tutti quei momenti difficili. Mi hanno fatto crescere e maturare molto più velocemente, mettendomi di fronte a ogni tipo di situazione, tra picchi ed errori. Non mentirò, durante quel periodo complicato mi sono fatto molte domande e ho dubitato di me stesso, penso sia umano per ogni atleta. Saltare direttamente su una Mercedes ha rappresentato una scommessa enorme, con tutti i riflettori puntati addosso, ma superare quella tempesta mi ha plasmato. E non ce l'avrei mai fatta senza il supporto incrollabile del team, di Toto Wolff, di Gwen Lagrue, di Stéphane Guérin e di tutta la famiglia Mercedes che, anche nei momenti peggiori, non ha mai smesso di credere in me".

Accanto al team, un ruolo cruciale nella gestione della pressione lo ha giocato la presenza della famiglia al box: "La mia famiglia è stata fondamentale, mio padre in primis. Averlo al mio fianco al 99% delle gare quest'anno mi ha aiutato enormemente a gestire i momenti emotivi più forti e i cambiamenti drastici che la mia vita ha subito. So che posso contare su di lui in qualsiasi momento".

In pista, poi, la chiave di volta è stato il feeling creato con il suo ingegnere di pista, Peter 'Bono' Bonnington: "È un privilegio lavorare con Bono. Ha un bagaglio di esperienza enorme dopo aver lavorato con leggende del calibro di Michael Schumacher e Lewis Hamilton. La sua dote migliore? La calma. Anche quando in macchina mi sale l'adrenalina o la 'vena chiusa', sentirlo così tranquillo via radio mi fa capire che nel garage tutto è sotto controllo e mi permette di rimettermi a fuoco sulla guida. Ma al di là degli aspetti professionali, siamo diventati veri amici. La forza di questa stagione è stata proprio la capacità del team di abbracciarmi per quello che sono, permettendomi di essere me stesso, di divertirmi e di guidare con la testa libera".

Il cammino verso l'iride è passato anche attraverso il confronto quotidiano con George Russell: "Con George c'è un ottimo rapporto e un grande rispetto reciproco. Da lui sto cercando di imparare soprattutto la gestione delle qualifiche: è impressionante per come riesce a entrare subito in ritmo al sabato e a tirare fuori il giro perfetto dal nulla. In questa fase finale di campionato le prestazioni sono estremamente livellate — basti pensare ai primi cinque piloti racchiusi in due decimi in Messico — e la qualifica diventa determinante. All'inizio dell'anno, come a Melbourne, avevamo un margine netto, ma prima della pausa estiva McLaren e gli altri rivali hanno portato aggiornamenti facendoci soffrire in tracciati come Zandvoort, Budapest o Madrid. Ci siamo poi riscattati a Monza o a Baku, dove George ha fatto un weekend incredibile, ma oggi per vincere serve davvero alzare l'asticella in ogni minimo dettaglio".

Tra i tanti successi raccolti nel 2026, Antonelli individua la sua gemma assoluta: "Scegliere il momento migliore è dura. Monza per la gara di casa e la prima vittoria in Cina a inizio anno rimarranno indimenticabili, ma se devo giudicare la mia prestazione pura, la vittoria a Montecarlo è stata la gara migliore della mia vita. Il feeling con la vettura quel weekend, tra qualifica e gara nel principato, è stato semplicemente perfetto".

Infine, il pensiero va alle statistiche e all'eredità di Alberto Ascari: "Essere il più giovane campione del mondo della storia e aver riportato l'Italia al titolo dopo 73 anni è un grande orgoglio. Tuttavia, questo traguardo non deve essere un punto d'arrivo, ma una nuova base da cui ripartire da zero. Ora dobbiamo mettere da parte i facili entusiasmi: mancano ancora tre punti per assicurarci il Mondiale Costruttori e vogliamo chiudere la stagione in bellezza già a Interlagos, il tracciato dove lo scorso anno ho corso il mio weekend più solido da rookie. Poi ci concentreremo sul 2027 per confermarci al vertice".

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