"Per me è la più bella di sempre": Hamilton pubblica il video del risveglio della sua Ferrari F40 dopo 35 anni

'Per me è la più bella di sempre': Hamilton pubblica il video del risveglio della sua Ferrari F40 dopo 35 anni
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n un documentario di 8 minuti sul suo canale YouTube, Lewis Hamilton mostra l'emozionante restauro della sua Ferrari F40: dal ritrovamento dell'esemplare con soli 69 km al ruggito del motore V8 numero 44.
7 ottobre 2026

C’è un filo rosso, sottile ed emozionante, che unisce il 20 gennaio 2025 al fine settimana del Gran Premio d’Italia a Monza. Quel giorno, per il suo primo servizio fotografico ufficiale da pilota della Scuderia Ferrari, Lewis Hamilton posava davanti alla storica casa di Enzo Ferrari a Maranello, accanto a una F40. In quel momento, il sette volte campione del mondo l’aveva definita senza esitazioni la sua “dream car”, la macchina dei suoi sogni. Oggi, quel desiderio ad alta velocità si è trasformato in una storia d’amore automobilistica a tutti gli effetti.

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Sul proprio canale YouTube, Hamilton ha raccontato in un documentario di otto minuti la straordinaria avventura dietro al restauro della sua Ferrari F40. Una ricerca quasi maniacale, culminata nel ritrovamento di quello che il britannico considera un vero e proprio cimelio del collezionismo: un esemplare consegnato nel 1991 e rimasto dimenticato per oltre tre decenni dal precedente proprietario, che lo aveva custodito in garage sotto un telo, dopo aver percorso appena 69 chilometri. Da allora, il motore non era mai più stato acceso.

Nel filmato, Hamilton racconta anche il dilemma che lo ha accompagnato dopo aver trovato la vettura. Lasciarla intatta, conservando la polvere e la patina accumulata in 35 anni come testimonianza della sua storia, oppure riportarla al suo splendore originale? La risposta, alla fine, è arrivata dalla sua natura di pilota: Hamilton voleva guidarla. Voleva soprattutto sentirla nuovamente ruggire. “Cosa fai? La tieni come un’opera d’arte, tutta impolverata, oppure la fai pulire?”, racconta il pilota. “Ci ho messo un po’ a decidere. Alla fine ho scelto di farla restaurare perché volevo guidarla”.

La F40 è stata quindi affidata alle cure del reparto Ferrari Classiche di Maranello, dove è iniziato un intervento tanto meticoloso quanto rispettoso dell’identità originale della vettura. E proprio durante lo smontaggio è emerso il dettaglio destinato a rendere questa storia ancora più speciale. Il V8 biturbo da 2,9 litri e 478 CV porta infatti impresso il numero di serie 44. Lo stesso numero con cui Sir Lewis corre in Formula 1. “Non potevo crederci. Ho detto: ‘Lo sapevate? Dovete star scherzando’”, ha raccontato Hamilton. “Sembra davvero destino”. Un dettaglio che, per il pilota britannico, ha trasformato quella che era già la sua auto dei sogni in qualcosa di ancora più personale. “Per me è l’auto più bella mai costruita. È semplicemente incredibile”, commenta Hamilton nel momento della presentazione della vettura restaurata, mentre accarezza la carrozzeria e il V8 torna finalmente a ruggire dopo il suo lunghissimo sonno.

Ma la storia non poteva concludersi nel reparto Ferrari Classiche. Mancava il luogo perfetto per darle un finale all’altezza: Monza. Nel fine settimana del Gran Premio d’Italia, il legame tra Hamilton, la F40 e la storia Ferrari è diventato realtà. Il giovedì mattina, il pilota della Rossa è arrivato in Autodromo proprio al volante della sua F40, trasformando l’ingresso nel paddock in una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti del Cavallino Rampante. E, come spesso accade quando si parla di Hamilton, nulla è stato lasciato al caso. Il britannico ha curato personalmente anche l’outfit con cui presentarsi a Monza, costruendo un’immagine capace di fondere motorsport, moda e heritage Ferrari. La F40 e il suo pilota sono poi diventati protagonisti di un servizio fotografico speciale tra i cordoli della Parabolica e sulle storiche pendenze della curva sopraelevata dell’Autodromo Nazionale Monza.

“Non credo che nessun pilota Ferrari nella storia sia mai arrivato a un Gran Premio con una F40”, ha spiegato Hamilton durante la conferenza stampa del giovedì. “E ho pensato: deve essere fatto”. Non è stata quindi soltanto una scelta scenografica. Per Hamilton, arrivare a Monza con la F40 rappresentava un’occasione irripetibile per celebrare la storia della Ferrari proprio nel suo Paese d’origine, davanti al suo pubblico e nel luogo in cui la leggenda del Cavallino continua a rinnovarsi ogni anno. “È stata una vera opportunità per mettere in luce la storia della Ferrari nel suo Paese d’origine, nella sua gara. E quando mi sarebbe mai ricapitata un’occasione del genere?”

Il rapporto di Hamilton con l’eredità Ferrari, del resto, va ben oltre la Formula 1. Il pilota britannico ha raccontato quanto sia importante per lui vivere dall’interno un marchio capace di trascendere il mondo delle corse: il colore rosso, il Cavallino, il logo e, soprattutto, quelle automobili diventate icone ben oltre il loro significato sportivo. “Per me è qualcosa che prendo molto seriamente”, ha spiegato. “È un’esperienza straordinaria essere parte di questo marchio e vedere come riesca a trascendere lo sport e a toccare persone in tutto il mondo”.

Tra tutte le Ferrari, però, la F40 occupa un posto speciale. È l’auto che Hamilton ricordava da bambino, quella che vedeva come un oggetto quasi irraggiungibile. “Da bambino avevo tutte queste macchinine schierate e quella rossa, la F40, era quella”, ha raccontato. “Era così lontana dai miei pensieri che non avrei mai immaginato di poterla possedere”. Oggi quella stessa F40 è diventata parte della sua storia. E Monza ne è stato il palcoscenico perfetto.  Anche l’immagine costruita a Monza, ha spiegato, è nata da una sua idea: il completo, l’arrivo in F40, il contesto e il servizio fotografico. Un modo per rendere omaggio alla storia del marchio, ma anche per creare un momento destinato a non ripetersi. Perché quella F40 non è semplicemente una delle Ferrari più desiderate di sempre. È una vettura rimasta ferma per 35 anni, risvegliata per il suo nuovo proprietario e riportata sulla strada proprio da uno dei piloti più vincenti della storia della Formula 1. E ora, con il numero 44 inciso sul suo motore, sembra quasi che aspettasse proprio lui.

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