Akrapovič, com’è fatto lo scarico “Made in Slovenia”

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Luca Frigerio
  • di Luca Frigerio
Siamo stati a visitare l’Azienda slovena leader nella produzione di impianti di scarico, che da diversi anni si sta impegnando anche nel mondo delle automobili. Ecco come è andata
  • Luca Frigerio
  • di Luca Frigerio
16 luglio 2018

Quando si parla tra noi appassionati di motori, ormai il sinonimo di scarico aperto è “Akra”: non solo sound, ma anche prestazioni e stile. Il Marchio sloveno ha creato un vero e proprio impero nel settore, merito della grande passione del fondatore Igor Akrapovič e del continuo impegno nel mondo delle corse, prima a due e poi anche a quattro ruote. Abbiamo usato la parola “impero” non a caso, voi come vi immaginate oggi la fabbrica Akrapovič? La risposta ve la diamo noi: siamo stati in Slovenia per scoprire in prima persona le due sedi del noto produttore di scarichi… e siamo rimasti a bocca aperta!

Dalle 2 alle 4 ruote

Un grande colosso come Akrapovič deve tenere ben nascosti i propri segreti, quindi, prima di entrare nell’headquarter, via i telefoni. In questa anonima sede (infatti non ci sono scritte o loghi per non attirare l’attenzione) si progetta, si studiano i materiali, si testano i prodotti e c’è il reparto corse (ma di questo parleremo in un paragrafo dedicato). Per avere il massimo del risultato, serve il massimo dell’impegno e su questo l’Azienda slovena non si è risparmiata. Tutto è al top, a partire dai macchinari: ultra-tecnologici e di ogni genere, per permettere agli ingegneri, ai tecnici e agli operai di lavorare al meglio e con il massimo della precisione. E il risultato è garantito Akrapovič.

Il primo contatto con il mondo dell’automobile è arrivato nel 2004, circa 15 anni dopo la fondazione del Marchio. Il produttore sloveno è partito subito in alto, sviluppando un sistema di scarico per la Formula 1, passando per le gare di Endurance con Audi per poi dedicarsi anche alla produzione di impianti di scarico per vetture di serie.

Sound first

Parlando con i tecnici dell’HQ siamo rimasti sorpresi dalla grande attenzione che viene riservata al suono del motore: per Akrapovič, lo scarico aftermarket non è solo rumore, ma una vera e propria melodia ricercata. C’è un importante studio del sound, attraverso l’analisi delle frequenze, degli spessori, delle curve del tubo, per tirare fuori la vera voce dei motori. Deve essere emozionante fuori e dentro l’abitacolo e, soprattutto, deve essere prestazionale. Infatti, in tutto questo c’è tantissima attenzione alla ricerca della potenza: pensate quante prove e studi fanno i tecnici per mixare questi due aspetti. Vengono affrontati tantissimi test, sia al banco prova ma anche per strada, dove vengono condivise tutte le sensazioni dei tester per poi analizzare dove si può migliorare. La domanda che abbiamo posto è: come si fa a sapere dove modificare lo scarico e di quanto per migliorare il suono senza perdere le prestazioni? Beh…siamo entrati troppo nel dettaglio, questo fa parte dei segreti e del know-how dell’Azienda!

Home made dell’home made

“Made in Slovenia” è il vero segreto degli scarichi Akrapovič: nel corso degli anni, il Marchio ha cercato di diventare il più indipendente possibile e, probabilmente, questo è uno dei punti vincenti degli scarichi Akra. Tutto è iniziato dalla macchina piega-tubi acquistata (con azzardo) dal fondatore: un grosso impegno economico che ha fatto la differenza e, da quel momento, l’Azienda è riuscita a creare la base dei sistemi di scarico (i tubi) secondo i propri standard. Ma è solo stato l’inizio, infatti tutto è fatto in casa: c’è la fonderia del titanio per dar vita ai collettori, c’è un reparto dedicato alla saldatura dove esperti addetti mettono insieme complesse unioni di tubi, c’è anche una zona con macchinari speciali per i trattamenti e i loghi incisi al laser. Pensate che anche tutto il carbonio che vedete a contorno degli impianti di scarico è fatto con attenzione in Azienda, nulla viene tralasciato, e la minima imperfezione viene considerata “non-conforme”. Quello che ci ha veramente sorpreso è il reparto utensileria: se c’è bisogno di un attrezzo speciale o di una dima, Akrapovič non la commissiona, la produce!

Come una grande fabbrica

C’è una catena di montaggio con la “C” maiuscola: si parte dal laminato per arrivare alla piegatura, si passa dalla saldatura, poi alla preparazione dei pezzi e all’assemblaggio. Ve lo abbiamo detto in due parole, ma la nuova sede dedicata è enorme e degna di un colosso come Akrapovič.

Politica aziendale: niente scarichi su misura. Come ci hanno dichiarato, molti clienti hanno fatto delle richieste per special o prototipi, ma gli scarichi che escono con il Marchio dello scorpione devono essere al top, progettati, perfezionati (secondo gli studi che vi abbiamo raccontato) e devono garantire la qualità Akrapovič. Quindi pensate quanto potrebbe costare una richiesta del genere?

Lo studio di Akrapovič e il reparto corse

Ma veniamo al bello: lo studio dei sogni del fondatore Igor Akrapovič. Posizionato su un soppalco con vista sul reparto corse, dove vengono sviluppati e costruiti gli scarichi della MotoGP, delle moto ufficiali da fuoristrada e delle vetture da corsa. Prima di entrare, una splendida collezione di moto che hanno vinto i titoli mondiali più importanti e, esposti sui piedistalli, i propulsori con tanto di sistemi di scarico Akra dei mezzi più svariati. E vicino alla scrivania, la mitica Honda VTR1000 con cui Colin Edwards ha vinto il titolo mondiale SBK nel 2000 (il primo mondiale conquistato da una moto con scarichi Akrapovič) affiancata da un impianto completo per la AMG GT appesto al soffitto.

 

Parlando di futuro, con l’arrivo dell’elettrico, che fine farà il Marchio sloveno? Forse è troppo presto per saperlo, ma siamo certi che Akrapovič troverà il modo per continuare a essere tra i leader del settore. Ma fino a quando le strade saranno di dominio dei motori endotermici, godiamoci il concerto degli scarichi Akra!

 

Da Moto.it

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