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Quando uno pneumatico arriva alla fine della propria vita sulla strada, il suo percorso non deve necessariamente terminare. La gomma contenuta nei PFU, Pneumatici Fuori Uso, può infatti essere recuperata e trasformata in una materia prima secondaria destinata a nuove applicazioni. Tra queste c'è quella che interessa più da vicino automobilisti e motociclisti: la realizzazione di asfalti modificati con gomma riciclata.
L'idea alla base dell'asfalto circolare è semplice: recuperare un materiale che altrimenti diventerebbe un rifiuto e reinserirlo in un nuovo ciclo produttivo. Il risultato è un conglomerato bituminoso che, secondo le esperienze e i progetti sviluppati in Italia, può offrire prestazioni interessanti sul fronte della durabilità, della resistenza alle sollecitazioni del traffico e della riduzione della rumorosità. Una soluzione che unisce quindi sostenibilità e innovazione tecnologica e che apre una prospettiva interessante per le strade del futuro.
Il processo parte dalla raccolta degli pneumatici fuori uso, che vengono avviati a una filiera organizzata di trattamento e recupero. Attraverso specifiche lavorazioni, la gomma viene separata dagli altri componenti dello pneumatico e ridotta in granulometrie adatte alle diverse applicazioni. Una delle possibilità è ottenere il polverino di gomma riciclata, che può essere impiegato nella produzione di conglomerati bituminosi modificati.
L'inserimento della gomma nel bitume modifica le caratteristiche della pavimentazione e può contribuire a migliorarne il comportamento nel tempo. Il tema è particolarmente interessante in un Paese come l'Italia, dove la manutenzione della rete stradale rappresenta una sfida costante. L'obiettivo non è soltanto riciclare un rifiuto, ma costruire una filiera nella quale il materiale recuperato possa tornare a essere una risorsa per nuove infrastrutture.
I dati sulla raccolta mostrano inoltre la dimensione del fenomeno: secondo Ecopneus, nel 2025 sono state raccolte in Italia oltre 199.000 tonnellate di PFU, pari al 123% del target previsto dalla normativa. Un quantitativo che testimonia il peso di una filiera capace di trasformare il fine vita degli pneumatici in una nuova opportunità industriale e ambientale.
Uno dei principali motivi di interesse per l'asfalto con gomma riciclata riguarda le sue prestazioni. Le esperienze disponibili indicano una maggiore resistenza all'usura, alla formazione di crepe e di buche, con una durata della pavimentazione che in determinate applicazioni può arrivare fino a tre volte quella di un asfalto tradizionale. Una maggiore longevità significa anche intervenire meno frequentemente con lavori di manutenzione, con possibili vantaggi economici e una riduzione del consumo di materie prime.
C'è poi il tema dell'inquinamento acustico. L'aggiunta di gomma riciclata può contribuire a ridurre il rumore prodotto dal passaggio dei veicoli, un aspetto particolarmente rilevante nelle aree urbane e lungo le strade caratterizzate da elevati volumi di traffico. Le sperimentazioni citate dalle fonti del settore riportano riduzioni della rumorosità che possono arrivare, a seconda delle soluzioni adottate, a diversi decibel.
Per gli automobilisti il beneficio è quindi indiretto ma concreto: una pavimentazione più resistente può mantenere più a lungo le proprie caratteristiche e una strada meno rumorosa può migliorare la qualità della vita di chi abita nelle vicinanze. Il vantaggio ambientale si somma così a quello infrastrutturale, creando un modello nel quale il riciclo della gomma diventa parte integrante della progettazione della strada.
La vera innovazione dell'asfalto circolare sta però nella possibilità di considerare la strada non come il punto finale di un processo, ma come un elemento di un ciclo più ampio. La ricerca sta infatti esplorando anche la possibilità di recuperare e valorizzare il fresato di asfalto modificato con gomma riciclata, aumentando ulteriormente il livello di circolarità delle pavimentazioni.
Progetti come RubbeRAP hanno studiato proprio la riciclabilità del fresato proveniente da asfalti modificati, con l'obiettivo di favorire il riutilizzo dei materiali e ridurre il consumo di nuove risorse. È una prospettiva che va oltre il semplice recupero degli pneumatici: l'obiettivo diventa creare una filiera capace di mantenere i materiali in circolo il più a lungo possibile.
Perché questo modello possa diffondersi su larga scala sarà fondamentale un maggiore utilizzo di queste soluzioni nei progetti infrastrutturali e negli appalti pubblici, insieme a una corretta progettazione e a una valutazione delle caratteristiche specifiche di ogni strada. La direzione, tuttavia, è chiara: trasformare un rifiuto complesso come lo pneumatico fuori uso in una risorsa per costruire e mantenere le strade significa applicare concretamente i principi dell'economia circolare alla mobilità. E, per il mondo dell'auto, può voler dire che il viaggio di uno pneumatico non finisce quando viene sostituito: una parte della sua materia può tornare sulla strada, questa volta sotto forma di infrastruttura più durevole e sostenibile.