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I motori tacciono sulla pista di Monza dopo la seconda sessione di prove libere, ma il rumore nel paddock non accenna a placarsi. A far tremare le mura delle hospitality è lo scontro di fuoco andato in scena in conferenza stampa tra Flavio Briatore e Andrea Stella. Sebbene quello in Brianza sia uno degli appuntamenti più attesi della stagione, l'attenzione di tutti è tragicamente scivolata a ritroso fino al Gran Premio di Monaco.
Foto copertina: ANSA
Dopo mesi di estenuante attesa e colpi di scena, la Corte d'Appello Internazionale si è infine pronunciata sul diritto di revisione promosso da Red Bull e McLaren in merito alla penalità inizialmente cancellata a Pierre Gasly dopo il primo ricorso di Alpine. La FIA ha fatto un passo indietro, ripristinando la sanzione al francese e restituendo così il podio a Isack Hadjar. Un verdetto che Briatore ha dovuto accettare nei fatti, ma contro il quale ha scagliato dardi avvelenati per via delle modalità con cui si è giunti alla decisione.
Le accuse lanciate dal manager di Alpine sono pesanti come macigni. Secondo quanto sostenuto dall'italiano, uno dei quattro giudici del collegio avrebbe stretti legami con la McLaren, condizionando l'orientamento dell'udienza e pilotando il verdetto che ha ridato la sanzione a Gasly e, per effetto domino, la terza piazza ad Hadjar. Una stoccata alla quale Andrea Stella ha risposto con fermezza e lucidità immediata, rigettando ogni illazione in conferenza stampa e ricostruendo la trasparenza dell'operato del team di Woking. Nel mirino, tuttavia, resta ora la Federazione Internazionale, finita sotto la lente d'ingrandimento per via dei meccanismi di funzionamento della Corte d'Appello e dei processi di nomina dei suoi magistrati.
Per fare chiarezza su un sistema finito improvvisamente al centro della bufera, la stessa Federazione ha diramato una nota esplicativa: “La Corte d'Appello Internazionale (ICA) è l'organo d'appello finale per il motorsport internazionale ed opera in modo indipendente dalla FIA. Si occupa delle controversie relative a statuti, regolamenti e attività della FIA, garantendo equità e parità di trattamento”.
La nota prosegue dettagliando il perimetro d'azione dell'organo giudicante: “L'ICA può giudicare i ricorsi relativi a decisioni sportive, decisioni prese dal Tribunale Internazionale (IT) e dal Cost Cap Administration Panel (CCAP), l'interpretazione o l'applicazione dello Statuto FIA e le decisioni FIA relative all'Appendice F del Codice Sportivo Internazionale. Può anche esaminare i casi sottoposti dal Presidente della FIA ed emettere la decisione finale su tali controversie”.
Sui meccanismi di selezione e composizione dei collegi, la Federazione precisa: “L'idoneità dei candidati a membri del Tribunale Internazionale e della Corte d'Appello Internazionale viene verificata dal Comitato di Valutazione dell'Idoneità (Eligibility Assessment Committee), in conformità con lo Statuto FIA. Il Regolamento Giudiziario e Disciplinare della FIA (JDR) prevede che per ogni caso presentato all'ICA venga costituito un collegio giudicante composto da almeno tre giudici, nominati dal Presidente dell’ICA”.
Entrando nello specifico del quadro normativo della Formula 1, il testo richiama l'Articolo 44 dell'Allegato 6 del CGA 2026, l'Articolo 10 dello Statuto FIA e l'Articolo 2 del JDR:
Un iter istituzionale rigoroso che, precisa la FIA, prevede controlli preventivi dettagliati: “Come per qualsiasi candidatura alla carica di giudice, le nomine proposte da almeno cinque squadre di F1 sono prima soggette a una procedura di due diligence condotta dal Responsabile della Conformità (Compliance Officer) della FIA. Vengono poi esaminate da un comitato ad hoc ai sensi dell'Articolo 25.1.2 dello Statuto FIA, che invia le proprie raccomandazioni al Comitato di Valutazione dell'Idoneità (EAC). I candidati che soddisfano i criteri di idoneità previsti dallo Statuto FIA e che sono ritenuti idonei dall'EAC vengono quindi proposti per l'elezione da parte dell'Assemblea Generale della FIA (GA)”.
Nonostante Briatore abbia confermato che l'Alpine stia valutando eventuali contromosse legali, l'impressione è che il verdetto della pista sia ormai destinato a intrecciarsi indissolubilmente con la diplomazia da paddock. In una Formula 1 in cui il confine tra l'ingegneria dei regolamenti e la politica sportiva è sempre più sottile, il caso Monaco rischia di lasciare strascichi ben oltre l'asfalto di Monza. La palla passa ora alla Federazione, chiamata a dimostrare la totale inattaccabilità delle proprie istituzioni per evitare che il rumore delle aule di tribunale finisca per coprire, ancora una volta, il rombo dei motori.