F1, cosa stavano facendo Norris e Piastri a Monza? La scia nasconde una partita molto più grande

F1, cosa stavano facendo Norris e Piastri a Monza? La scia nasconde una partita molto più grande
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Lando Norris e Oscar Piastri nelle prove libere del Gran Premio d'Italia 2026 di Formula 1 hanno dato via a una coreografia che illustra bene le insidie che nascono dal regolamento tecnico
4 settembre 2026

Lando Norris e Oscar Piastri si sono prodotti in una coreografia da collaudare nelle prove libere del Gran Premio di Monza 2026 di Formula 1. Ed è una danza che racconta molto di come questa pista oggi richieda un trattamento diverso rispetto al passato. Il regolamento 2026 ha castrato diversi circuiti in calendario, togliendo verve a tratti iconici. In questo caso, almeno visivamente, sembra tutto meno estremo. Ma c’è una differenza apprezzabile nella velocità di punta, un fattore che la televisione finisce per appianare.

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Il layout del tracciato di Monza fa sì che la fame di batteria sia così elevata da impedire di poter esprimere le rapidità di punta che sono valse a questo tracciato il soprannome di tempio della velocità. I team nel corso delle libere hanno provato diverse strategie di erogazione, ma il nodo centrale della questione rimane. E la scia, in questo contesto, assume una rilevanza ancora più importante di quanto non fosse in passato. Per capirlo, basta vedere il teatrino messo in scena nelle qualifiche della Formula 2, con i piloti ingaggiati in una gara al rallentamento per evitare di restare davanti, con il proverbiale cerino in mano.

Forse non vedremo estremi di questo genere in F1, ma i team si stanno interrogando su come gestire al meglio la questione. In certe scuderie, il problema non si pone. In Mercedes, la penalità che costringerà Andrea Kimi Antonelli a partire dal fondo della griglia lo rende l’alleato migliore per un’ottima prestazione da parte di George Russell. Ed è lecito pensare che in Red Bull si preferisca dare una chance in più a Max Verstappen rispetto a Liam Lawson, che come già successo a Zandvoort sostituisce l’infortunato Isack Hadjar.

La questione diventa più spinosa in casa Ferrari, dove vige un sistema alternato per le scie. Un pilota a turno decide se partire davanti o meno, e in questo caso è il turno di Hamilton. Ma come ha spiegato Fred Vasseur, non si può parlare di scia piena. Ma Norris e Piastri, in quelle loro coreografie così complesse durate più giri, probabilmente stavano studiando anche dell’altro, il potenziale effetto nefasto esponenziale dell’overtake boost. Capire quanto possa rivelarsi un handicap è importante per gestire al meglio le lotte yo-yo che potrebbero tornare a fare capolino.

C’è poi un altro fattore che può avere un peso tutt’altro trascurabile nel generare caos domani. Diversi piloti nel corso delle libere hanno effettuato due giri di cool down per ridurre la temperatura delle gomme tra i tentativi lanciati. Anche tenendo conto dei delta prestazionali minori tra chi è nel giro buono e chi, invece, non sta cercando il tempo, il traffico può costituire un problema non di poco conto nella Q1, con 22 piloti in pista. Il perché servano due giri di raffreddamento è intuibile: a Monza l’asfalto è lava liquida.

A Monza si sono visti anche molti bloccaggi, il segno della necessità dei piloti di trovare nuovi punti di riferimento nella decelerazione per via del blending tra freno motore e impianto idraulico. Sono fattori che vanno a concatenarsi nel contesto di una lotta che potrebbe vedere protagoniste Mercedes e Ferrari, con l’interrogativo sullo sfondo dell’entità effettiva del miglioramento dovuto alla nuova specifica dell’endotermico, la seconda frutto delle concessioni dell’ADUO e la prima sfruttando appieno le ore al banco extra. Le velocità di punta maggiori sono state espresse da Mercedes in prima battuta e in secondo luogo dall’endotermico della Red Bull, il migliore secondo le rilevazioni della FIA. Siamo però al venerdì, ed è lecito pensare che la scuderia di Maranello possa avere avuto un approccio conservativo con le mappature. 

Più interessante è invece un altro paragone, quello interno alla Haas. Solo Ollie Bearman ha montato il motore aggiornato, e la differenza rispetto a Esteban Ocon rimane apprezzabile, anche tenendo conto di come spesso Bearman sia naturalmente più efficace di Ocon. Sono dati da prendere in considerazione su una pista che, pur sembrando simile a prima, ora richiede delle danze diverse da parte di piloti al volante di vetture che non possono spingersi verso quello che sarebbe il loro ipotetico limite prestazionale.

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