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La celebre casa automobilistica britannica Aston Martin Lagonda sta affrontando un momento estremamente critico. Nonostante l’aura di esclusività legata a modelli iconici e a legami prestigiosi come quello con il mondo della Formula 1, i conti del 2025 mostrano un quadro economico complesso, con perdite nette in forte crescita, ricavi in significativo calo e una strategia di elettrificazione ormai rimandata di diversi anni.
Aston Martin ha chiuso l’esercizio fiscale 2025 con un significativo deterioramento dei risultati finanziari. La perdita netta ha raggiunto le 493,2 milioni di sterline, in aumento di oltre il 50% rispetto all’anno precedente, mentre i ricavi sono scesi del 21% a circa 1,26 miliardi di sterline, sensibilmente sotto le attese degli analisti. Le consegne all’ingrosso nel corso del 2025 sono diminuite del 10%, con volumi pari a 5.448 vetture, e il margine lordo si è contratto dal 36,9% al 29,4% a causa della minore incidenza dei modelli “Special”, tra quelli a maggiore redditività.
Il peggioramento dei risultati è attribuito a vari fattori esterni: dazi doganali imposti dagli Stati Uniti sui veicoli importati dal Regno Unito, che hanno incrementato i costi per i clienti finali, e una domanda più debole nei mercati chiave come quello cinese, dove i consumatori stanno virando verso marchi locali e modelli più accessibili.
In risposta alla crisi, Aston Martin ha annunciato un piano di riorganizzazione che prevede il taglio fino al 20% della forza lavoro globale, pari a circa 600 posti di lavoro su una forza di circa 3.000 dipendenti, con l’obiettivo di risparmiare circa 40 milioni di sterline all’anno. Questa riduzione segue già un precedente intervento sul personale e riflette la crescente pressione sui costi operativi.
Il piano, che include anche il rinvio di spese in conto capitale per sviluppo di tecnologie EV, è stato giudicato “difficile ma necessario” dalla dirigenza per preservare la solidità finanziaria del gruppo. In parallelo, Aston Martin ha approvato la cessione dei diritti del nome della sua squadra di Formula 1 a una società collegata al maggior azionista Lawrence Stroll per un corrispettivo di 50 milioni di sterline, una mossa che rafforza temporaneamente la liquidità ma ha sollevato interrogativi sulla sostenibilità del modello di business.
Uno degli aspetti più significativi di questa fase riguarda l’elettrificazione. Secondo le ultime indicazioni fornite da Aston Martin, non è previsto alcun veicolo completamente elettrico (EV) nel corso degli anni ’20, con piani che spostano l’arrivo delle prime EV vere e proprie alla prima metà degli anni ’30.
La decisione di rinviare la produzione di auto elettriche è motivata dall’incertezza normativa globale, dai costi di sviluppo molto elevati e dall’incapacità attuale del marchio di sostenere contemporaneamente un profondo ripensamento tecnologico e una situazione finanziaria così tesa. Per il momento, l’attenzione rimane concentrata su versioni ibride plug-in e modelli a combustione potenziati con assistenza elettrica, che saranno introdotti sul mercato nei prossimi anni.
Nonostante lo scenario difficile, la dirigenza di Aston Martin continua a dichiararsi fiduciosa in un miglioramento dei conti a partire dal 2026 e punta a raggiungere livelli di redditività più sostenibili. La consegna di circa 500 unità della supercar Valhalla, uno dei modelli più attesi e redditizi, dovrebbe offrire un contributo positivo alle finanze.
Sul fronte del mercato azionario, le azioni di Aston Martin hanno mostrato segni di recupero in alcune sessioni grazie alla reazione degli investitori alla riduzione dei costi e alle prospettive di ripresa, pur restando in livelli inferiori rispetto a dodici mesi prima. Il marchio dovrà tuttavia affrontare nei prossimi trimestri il delicato equilibrio tra mantenere l’esclusività e l’immagine di lusso che lo contraddistingue e l’urgente necessità di stabilizzare i propri conti, innovare la gamma prodotti e ridurre l’esposizione a rischi geopolitici e commerciali.