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Solo pochi giorni fa vi avevamo raccontato di una rivoluzione digitale ormai imminente, pronta a mandare in pensione vecchie scartoffie e lunghe code agli sportelli della Motorizzazione. Oggi, quello scenario è già diventato carta straccia. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha tirato bruscamente il freno a mano, cancellando dalla bozza del nuovo Codice della Strada l'obbligo di possedere una casella di Posta Elettronica Certificata (PEC) per gestire le pratiche automobilistiche.
Una retromarcia fulminea che scompagina i piani tecnici che puntavano a modernizzare in modo radicale il rapporto tra guidatori e Pubblica Amministrazione. Il testo-base della riforma, attualmente al vaglio delle associazioni di settore, conteneva una chiara direttiva: vincolare il rilascio o il rinnovo della patente, così come le pratiche di immatricolazione, nazionalizzazione di veicoli esteri, collaudo e revisione, all'iscrizione obbligatoria di un indirizzo email certificato nell'Indice nazionale dei domicili digitali (Inad). L'indirizzo avrebbe dovuto rimanere perennemente attivo, fungendo da unico cordone ombelicale tra lo Stato e l'intestatario del veicolo.
Senza nemmeno attendere la chiusura della consultazione pubblica (fissata per il prossimo 13 settembre), il vicepremier è intervenuto per stralciare l'intera architettura informatica. La motivazione ufficiale alla base del dietrofront è la volontà di non imporre "nessuna obbligatorietà e nessun nuovo vincolo", promettendo invece di lavorare per "semplificare le procedure e la vita dei cittadini".
Se da un lato l'intervento ministeriale salva i cittadini meno digitalizzati dall'incombenza di dover attivare e monitorare una casella di posta certificata, dall'altro affossa un progetto che puntava proprio a quella semplificazione burocratica invocata dal Ministro. L'obbligo della PEC avrebbe spinto milioni di italiani verso un ecosistema completamente dematerializzato, eliminando i disagi legati alle pratiche cartacee per i trasferimenti di proprietà o per i passaggi burocratici più complessi.
L'aspetto più amaro di questo passo indietro, tuttavia, tocca direttamente il portafoglio degli automobilisti. L'introduzione del domicilio digitale di massa avrebbe trasformato il modo in cui vengono gestite le sanzioni stradali. Ricevendo i verbali direttamente nella propria casella PEC (con pieno valore legale), gli automobilisti avrebbero infatti detto addio all'odiosa "busta verde" recapitata a casa.
Questo passaggio avrebbe permesso di abbattere drasticamente le spese di spedizione, garantendo a chi viene multato un risparmio di circa dieci euro per ogni singola notifica postale. Cancellando la norma, il vecchio, lento e costoso sistema cartaceo rimarrà lo standard per chiunque non decida autonomamente di registrarsi ai portali statali.