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L'Italia si trova al centro di un profondo cambiamento normativo sul fronte della sicurezza stradale e delle sanzioni e, con l'entrata in vigore del nuovo decreto varato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Governo ha imposto una stretta rigorosa per disciplinare l'omologazione e l'utilizzo degli autovelox su tutto il territorio nazionale.
L'obiettivo dichiarato è garantire la reale sicurezza degli automobilisti e mettere fine all'epoca dei rilevatori di velocità posizionati strategicamente dai Comuni al solo scopo di fare cassa. Mentre le amministrazioni locali si mobilitano per adeguarsi, la mappa delle multe italiane sta subendo una vera e propria rivoluzione, con lo spegnimento forzato dei dispositivi che non rispettano le nuove e stringenti regole su autorizzazioni e modelli.
Gli effetti del decreto si sono fatti sentire immediatamente a partire dalle grandi metropoli come Milano, dove l'amministrazione è dovuta correre ai ripari disattivando gran parte dei propri apparecchi. Nel capoluogo lombardo, infatti, ben dieci autovelox su diciassette totali sono stati giudicati "fuorilegge" e prontamente spenti. Tra gli impianti messi in stand-by figurano entrambi i rilevatori di viale Monte Ceneri e quelli dei vicini viali Serra e Fermi, oltre ai dispositivi posizionati in viale Famagosta, via dei Missaglia e via Parri.
La discriminante principale per lo spegnimento ha riguardato la data di autorizzazione e il modello utilizzato: a essere esclusi sono stati i dispositivi i cui prototipi erano stati autorizzati con procedure antecedenti al 2017, come il vecchio sistema "Traffiphot III Sr" impiegato in viale Monte Ceneri fin dal 2004. Al contrario, i sistemi più moderni come il "T-Exspeed v.2.0", posizionato in viale Fulvio Testi, possiedono i requisiti tecnici per restare pienamente operativi. L'ondata di disattivazioni sta colpendo a macchia d'olio tutta la Penisola, passando per il Nord-Est, l'Abruzzo e arrivando fino al Molise, dove è stato ufficializzato lo spegnimento di ben quindici dispositivi risultati non omologati secondo le nuove direttive ministeriali.
Il testo di legge nasce soprattutto per combattere le storture di un sistema che, in alcune realtà locali, ha generato introiti milionari quasi sproporzionati rispetto alle dimensioni del territorio. Un caso emblematico arriva dalla Sardegna, dove alcuni piccoli centri hanno registrato incassi da record. Il Comune di Monastir, che conta poco meno di cinquemila abitanti, ha infatti messo a bilancio oltre due milioni di euro di multe stradali in un solo anno, piazzandosi al vertice delle amministrazioni sarde per sanzioni, secondo solo al capoluogo Cagliari.
Di fronte a tesoretti di questa portata, la nuova normativa impone oggi requisiti di visibilità severissimi e impedisce il posizionamento degli apparecchi in tratti stradali in cui i limiti di velocità scendono in modo drastico e ingannevole, evitando così che le postazioni si trasformino in una tassa occulta.
L'adeguamento alle nuove direttive non significa però la fine dei controlli, ma piuttosto una loro riorganizzazione mirata alla reale trasparenza e alla prevenzione. Molti territori stanno già rimpiazzando la tecnologia obsoleta con sistemi approvati e meno punitivi. In Toscana, l'amministrazione di Siena ha confermato la sostituzione di sei apparecchiature ormai superate, mentre sul discusso tratto del "Lotto 0" (la bretella di collegamento tra la Siena-Grosseto e la Siena-Bettolle) e sulla Cassia è prevista la riattivazione del sistema Tutor.
Questa scelta tecnica mira a misurare la velocità media di percorrenza in modo più equo, sostituendo di fatto i vecchi autovelox fissi che, fin dalla loro installazione, avevano generato un vero e proprio "multificio" con migliaia di contravvenzioni. Che si tratti dei telelaser nel Centro Italia, dei controlli serrati sulle autostrade laziali o delle revisioni in corso tra Veneto e Friuli, la rivoluzione in atto punta a ricostruire il rapporto di fiducia tra automobilisti e istituzioni, pur ricordando sempre che rispettare i limiti di velocità rimane la scelta imprescindibile per la sicurezza collettiva.