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È la prima volta in Italia. Non una sentenza di un Giudice di Pace, non una pronuncia di una Corte d'Appello: stavolta a fermare gli autovelox è direttamente la prefettura. Il prefetto di Napoli Michele Di Bari ha sospeso, fino a nuova disposizione, tutti i provvedimenti emessi tra il 2018 e il 2023 che autorizzavano l'installazione e l'utilizzo dei dispositivi di rilevamento automatico della velocità nell'intera area metropolitana, Ischia compresa. In totale, sono coinvolti 67 apparecchi tra autovelox fissi e sistemi di misurazione della velocità media.
La decisione arriva all'indomani di una ricognizione sugli impianti effettuata in prefettura il 26 febbraio, e si inquadra nel più ampio "caos autovelox" che da mesi tiene in scacco le amministrazioni di tutta Italia.
Il nodo è tecnico-giuridico, ma ha conseguenze pratiche enormi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10505/2024 dell'aprile 2024, ha stabilito un principio netto: le multe elevate da autovelox non debitamente omologati sono illegittime e quindi nulle. Il problema è che la stragrande maggioranza dei dispositivi in funzione sulle strade italiane è stata installata sulla base di semplici decreti di approvazione ministeriale, che non equivalgono all'omologazione.
La differenza non è formale: l'omologazione richiede test in laboratorio ministeriale, verifica della funzionalità e della precisione e il rispetto di caratteristiche tecniche certificate. L'approvazione è un iter semplificato che non fornisce le stesse garanzie. E dal 1992 manca il decreto attuativo che stabilisca con chiarezza chi debba procedere all'omologazione e con quali modalità — un vuoto normativo che dura da oltre trent'anni.
Il decreto prefettizio richiama il regolamento interministeriale dell'11 aprile 2024, che impone ai dispositivi già installati di adeguarsi ai nuovi requisiti tecnici entro un anno, oppure di essere rimossi. Di fronte a questo quadro, il prefetto del capoluogo campano ha preferito congelare tutto in attesa di verificare la conformità tecnica degli apparecchi.
I dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) fotografano una situazione che definire caotica è un eufemismo. Sul territorio nazionale risultano informalmente rilevati circa 11.000 dispositivi tra autovelox e sistemi di controllo della velocità media. Di questi, solo 3.800 si sono registrati sulla piattaforma telematica ministeriale — condizione necessaria per il loro legittimo utilizzo. E tra i 3.800 censiti, appena poco più di 1.000 rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione previsti dal nuovo decreto in via di adozione: meno del 10% del totale.
Per quanto riguarda la sola area metropolitana di Napoli, i dispositivi coinvolti dalla sospensione prefettizia sono 67, tra autovelox, Vergilius, Tutor e telelaser.
Il governo italiano ha notificato il 3 febbraio 2026 alla Commissione Europea, attraverso la procedura TRIS (Technical Regulation Information System), la nuova bozza di decreto sull'omologazione degli autovelox. Si tratta di un testo atteso da oltre tre decenni: una prima versione era stata trasmessa a marzo 2025, ma era stata ritirata dopo poche ore tra le polemiche, per consentire ulteriori verifiche tecniche.
La nuova bozza di gennaio 2026 segna una svolta concettuale: dal momento della sua entrata in vigore, non saranno più rilasciate semplici approvazioni — l'unico titolo abilitante diventerà l'omologazione del prototipo. Il decreto introduce anche requisiti tecnici stringenti: prove di laboratorio standardizzate, parametri chiari su temperature operative, verifiche obbligatorie per tutta la vita utile del dispositivo.
Bruxelles ha tempo fino al 4 maggio 2026 per verificare la compatibilità del testo con il diritto europeo e formulare eventuali osservazioni. Solo dopo quel passaggio il decreto potrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Secondo le tempistiche dichiarate dal Ministero, la pubblicazione definitiva è attesa per maggio 2026.
Il nodo più controverso resta l'Allegato B, che prevederebbe l'omologazione automatica — senza nuove verifiche tecniche — dei dispositivi approvati secondo il DM 13 giugno 2017. I critici, come il professor Leonardo Ferrara dell'Università di Firenze, avvertono che questa soluzione rischia di violare il principio di legalità e di andare contro l'orientamento della Cassazione, che vuole l'omologazione come una verifica tecnico-pratica e non solo documentale.
Nel frattempo i tribunali non si fermano. Il giudice di pace di Sanremo ha recentemente annullato una multa del Comune di Ventimiglia perché l'autovelox utilizzato era "approvato ma non omologato" e ha condannato l'ente anche per lite temeraria, con due sanzioni aggiuntive da 500 euro ciascuna — una alla conducente e una alla Cassa delle Ammende. Nella sentenza si legge che continuare a opporsi a ricorsi fondati sulle decisioni della Cassazione costituisce un abuso del processo. Una pronuncia che preoccupa molti Comuni.
Le associazioni dei consumatori, da Codacons ad Assoutenti, hanno già lanciato l'allarme su una potenziale valanga di ricorsi. Chi ha ricevuto una multa da un autovelox non omologato può presentare opposizione facendo leva sulla giurisprudenza ormai consolidata della Cassazione, con buone probabilità di vederla annullata.
C'è qualcosa di paradossale in tutto questo. L'Italia è il Paese che ha inventato il Tutor, uno dei sistemi di controllo della velocità media più efficaci al mondo, e ha fatto della lotta alla velocità uno dei pilastri della propria politica per la sicurezza stradale. Eppure, nel 2026, il sistema di controllo elettronico della velocità si ritrova paralizzato non per mancanza di tecnologia, ma per un vuoto normativo che nessun governo ha saputo colmare in oltre trent'anni.
Luigi Altamura, comandante della Polizia locale di Verona e referente ANCI per Viabilità Italia, lo dice chiaramente: «Serve una linea uniforme da Agrigento a Bolzano. Solo così ci sarà chiarezza sia per i guidatori italiani sia per noi comandanti degli organi di polizia stradale». La sospensione di Napoli, prima nel suo genere in Italia, potrebbe non essere l'ultima.