Autovelox: solo 1.000 su 11.000 omologati per il Ministero. Sarà "boom-ricorsi"?

Autovelox: solo 1.000 su 11.000 omologati per il Ministero. Sarà "boom-ricorsi"?
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Dei circa 11.000 dispositivi informalmente rilevati in Italia, solo 3.800 si sono registrati sulla piattaforma ministeriale e di questi appena poco più di 1.000 rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione.
2 febbraio 2026

Dal nuovo schema di decreto sull'omologazione degli strumenti per il controllo della velocità predisposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti emerge un dato che fa riflettere: su circa 11.000 autovelox rilevati sul territorio nazionale, soltanto 3.800 dispositivi risultano registrati sulla piattaforma telematica avviata a fine settembre 2025. Di questi, appena poco più di 1.000 – circa un dispositivo su quattro, ma meno del 10% del totale informalmente rilevato – rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione che il nuovo decreto si appresta a introdurre.

Lo ha comunicato ufficialmente il MIT il 31 gennaio 2026, annunciando la trasmissione dello schema di decreto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la successiva notifica a Bruxelles. La nuova bozza segue quella del marzo 2025 - ritirata dopo soli cinque giorni per le forti polemiche - che prevedeva l'omologazione automatica di tutti gli autovelox approvati dopo il 13 giugno 2017.

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1 autovelox su 4 è illegale (al momento)

Il censimento avviato dal Ministero a fine settembre 2025 aveva dato alle amministrazioni e agli enti da cui dipendono gli organi di polizia stradale due mesi di tempo per inserire sul portale ministeriale i dati relativi agli autovelox in uso. Non adeguarsi avrebbe comportato, in teoria, lo spegnimento dei sistemi di accertamento. Eppure, le comunicazioni arrivate al MIT riguardano solo circa un terzo degli apparecchi presenti sulle strade italiane. 

Ancora più preoccupante è il dato relativo agli autovelox che rispetterebbero automaticamente i canoni di omologazione: appena poco più di mille. Signfica intorno al 9% del totale e al 26% di quelli censiti. La stragrande maggioranza dei dispositivi attualmente in uso, quindi, dovrà essere sottoposta alle nuove procedure tecniche e amministrative previste dal decreto per poter continuare a operare legalmente.

Le conseguenze per automobilisti e amministrazioni

Gli automobilisti che hanno ricevuto multe da sistemi di accertamento non omologati potrebbero presentare ricorso facendo leva sulla giurisprudenza ormai consolidata della Cassazione. Le associazioni dei consumatori, come Assoutenti, hanno già lanciato l'allarme su una possibile "valanga di ricorsi" che rischia di creare incertezza giuridica e danni economici sia per i cittadini che per le amministrazioni.

Gli autovelox, d'altro canto, garantiscono ogni anno entrate milionarie alle casse comunali, utilizzate – almeno secondo quanto previsto dalla legge – per investimenti in sicurezza stradale, segnaletica e manutenzione delle infrastrutture. Con la prospettiva che la maggior parte dei dispositivi potrebbe dover essere disattivata in attesa di omologazione, molte amministrazioni locali rischiano di trovarsi in difficoltà finanziarie.

Il Ministero, attraverso le parole del Ministro Matteo Salvini, ha voluto sottolineare che l'obiettivo dell'intero iter è garantire trasparenza e certezza normativa: "Abbiamo un quadro trasparente e verificabile di tutti gli apparecchi in uso: numero, tipologia, marca, modello e conformità. Un iter fortemente voluto per garantire che gli autovelox siano uno strumento utile esclusivamente per evitare incidenti e non per fare cassa", si legge nel comunicato ufficiale del MIT.

Il Ministro del MIT (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) Matteo Salvini
Il Ministro del MIT (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) Matteo Salvini

La sentenza della Cassazione che ha cambiato tutto

La questione degli autovelox non omologati è deflagrata nell'aprile 2024, quando la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 10505/2024 ha stabilito che le multe per eccesso di velocità rilevate con autovelox non debitamente omologati sono illegittime e quindi nulle. La sentenza ha chiarito che omologazione e approvazione sono procedimenti distinti e non equivalenti dal punto di vista giuridico.

Secondo la Cassazione, l'omologazione rappresenta un processo tecnico-amministrativo rigoroso che autorizza la riproduzione in serie di un dispositivo dopo averlo testato in laboratorio ministeriale, verificandone la funzionalità, la precisione e la rispondenza a determinate caratteristiche tecniche. L'approvazione, invece, è un procedimento semplificato che non richiede il confronto del prototipo con caratteristiche ritenute fondamentali e non fornisce le stesse garanzie di accuratezza e affidabilità.

La decisione ha avuto un impatto dirompente: migliaia di multe potrebbero essere annullate se i dispositivi utilizzati risultassero privi di tale omologazione. Non a caso, la Cassazione è tornata sul tema con l'ordinanza n. 20913/2024 del 26 luglio 2024, ribadendo che l'onere di provare la regolare omologazione dello strumento spetta all'amministrazione che emette la sanzione.

Sede del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a Roma
Sede del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a Roma

Quanto entrerà in vigore il decreto?

Il decreto sarà ora al centro di un iter complesso che passerà attraverso diversi passaggi istituzionali. Oltre alla trasmissione al MIMIT (Ministero delle imprese e del made in Italy), lo schema è stato inviato anche al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, massimo organo tecnico consultivo del dicastero, per ottenere il relativo parere.

Il passo successivo sarà la notifica al TRIS, il sistema europeo di informazione sulle regolamentazioni tecniche. Si tratta di una procedura obbligatoria prevista dalla normativa comunitaria: tutti gli Stati membri dell'Unione Europea devono sottoporre le proprie bozze di regolamentazione tecnica che hanno un impatto diretto sul mercato a una fase di pubblica consultazione che dura tre mesi

Solo al termine di questa fase, suscettibile di modifiche, lo schema di decreto potrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale italiana. Secondo le tempistiche dichiarate dal Ministero, la pubblicazione definitiva è attesa per maggio 2026. A quel punto, gli oltre 2.800 dispositivi censiti ma non conformi dovranno sottoporsi alle nuove procedure per l'omologazione, mentre i circa 7.200 autovelox nemmeno registrati rischiano di rimanere nell'illegalità.

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