Nina Gademan, dai tre lavori alla F1 Academy nel vivaio di Alpine: "Il fisico non è un limite"

Nina Gademan, dai tre lavori alla F1 Academy nel vivaio di Alpine: "Il fisico non è un limite"
Pubblicità
L'impegno in F1 Academy, la svolta che le ha cambiato la carriera, il suo parere sull'arrivo di una donna in Formula 1: ecco che cosa ci ha raccontato Nina Gademan, giovane talento del vivaio di Alpine, al Festival of Speed di Goodwood
13 luglio 2026

“Facevo tre lavori contemporaneamente per risparmiare e per correre”: Nina Gademan oggi è parte dell’Academy dell’Alpine. Ma il suo percorso per ritagliarsi un posto nel motorsport che conta non è stato lineare. “È stato un momento molto duro. Quando i miei genitori si sono separati, ho dovuto smettere per quasi due anni perché non c'era budget”, ci ha raccontato quando l’abbiamo incontrata al Festival of Speed di Goodwood. Poi, la svolta che le ha cambiato la carriera.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

“Ho capito che dovevo cambiare strategia, così ho iniziato a creare contenuti sul simulatore. In sei mesi ho raggiunto 300.000 follower su Instagram. Quella visibilità mi ha permesso di incontrare il mio manager e trovare il budget necessario per tornare a correre, ma a un livello superiore rispetto al passato”. È così che Gademan è arrivata in F1 Academy, con un sostegno importante da parte di Alpine, e non solo dal punto di vista economico. “Quello che fa la differenza è il coaching in pista”.

“Dopo un weekend difficile a Montreal, il lavoro fatto con il mio coach, Jack Woodhouse, è stato fondamentale. Ha osservato, analizzato e mi ha indicato esattamente cosa cambiare. Il risultato si è visto subito a Silverstone, dove siamo tornati sul podio. È quel tipo di guida tecnica che non vedi in altri piloti, ed è ciò che mi permette di fare la differenza”. Ma quanto conta il simulatore per perfezionare al meglio il salto dai kart alle monoposto? "Il karting ti insegna le basi e il modo in cui si lotta in pista, ma un'auto da corsa è completamente diversa”.

“È più pesante, ha le sospensioni, ha una gestione dei freni molto più complessa. Nel karting freni al limite e blocchi il posteriore, in auto è tutto più raffinato. Il simulatore aiuta molto a prepararsi, ma la dinamica del veicolo reale è un'altra cosa. Per la preparazione specifica, andiamo in un centro in Olanda focalizzato sulle serie propedeutiche come F4, F3 e F2, diverso dal simulatore Alpine che è tarato sulla F1”.

Ma è davvero possibile vedere una donna in F1 in tempi brevi? “Credo che nei prossimi 10 anni vedremo una donna in Formula 1. Il problema non è la fisicità, è una questione di allenamento”. Quando Gademan ha guidato la Lotus E20 del 2012, ha notato alcuni aspetti favorevoli. “Il servosterzo la rende molto più leggera della mia auto di Formula 4. Certo, le forze G sono elevate, ma è qualcosa per cui ci si può allenare. Man mano che sali di categoria, il tuo corpo si adatta. Non credo ci siano limitazioni fisiche insormontabili, è più una questione di capacità di pensiero rapido in situazioni complesse”.

Qual è il prossimo obiettivo della ventiduenne olandese? “La Formula 3. È un sogno che ho fin da bambina. Saltare la F3 per andare direttamente in F2 è una strada che pochi percorrono, come ha fatto Antonelli, ma il mio percorso è un passo alla volta. In futuro, dopo la Formula, mi piacerebbe molto misurarmi con il WEC e la 24 Ore di Le Mans. Sono aperta a tutto, dai GT ai rally, ma ora il focus è progredire nelle categorie minori”. E chissà che Nina non trovi la sua strada nel motorsport per una carriera di lungo corso.

Pubblicità