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La McLaren MCL40 non è una monoposto che presenta delle storture evidenti. Lascia ai suoi piloti, Lando Norris e Oscar Piastri, la sensazione di aver colto un ottimo giro. Ma la verità dolorosa è che un crono pulito e competitivo non si traduce nei risultati che i piloti potrebbero sentire naturalmente alla portata. Lo ha spiegato bene di recente Norris, che la MCL40 è semplicemente più lenta delle sue concorrenti dirette. E a contribuire a queste mancanze prestazionali sono una serie di fattori, come conferma il team principal Andrea Stella.
“Il fatto che siamo fuori sincrono con gli aggiornamenti è probabilmente il singolo fattore più rilevante – spiega Stella -. Chiunque porti degli upgrade migliora il proprio tempo potenziale di circa tre decimi. Non colmerebbe il gap che accusiamo dalla Ferrari e dalla Mercedes, visto che siamo sull’ordine del mezzo secondo. Ma sarebbe una gran mano”. Non è difficile immaginare quanto possa essere frustrante per un pilota sapere che ci sono degli aggiornamenti in arrivo, ma che per il momento bisogna fare i conti con l’affanno.
La sfida nella stagione 2026 di Formula 1, dopotutto, si gioca anche e soprattutto sugli aggiornamenti e sulla scelta a livello di tempistiche per la loro implementazione. Alcuni team hanno portato in pista progetti più maturi a inizio anno, mentre altri stanno sviluppando a ritmo serrato nel corso della stagione. Qualcuno opta per pacchetti generosi, altri per soluzioni più piccole da adottare con una maggior frequenza. E per ora la MCL40 paga un’evidente mancanza di carico aerodinamico che a Silverstone si è fatta sentire in maniera molto marcata.
“Qui il grip è molto basso. Le condizioni sono complicate, la monoposto scivola – aveva spiegato Stella a Silverstone -. Il vento è imprevedibile. Le vetture con più aderenza e più deportanza hanno il vantaggio di essere più governabili”. L’imprevedibilità della MCL40 è un handicap ancora più grande nel contesto di un regolamento tecnico che richiede una maggiore pulizia di guida per contenere i consumi. E a proposito di gestione dell’energia, un’altra debolezza della McLaren risiede sul fronte della power unit.
“Ci sono delle opportunità legate a uno sfruttamento migliore – concede Stella - Non è solo questione di erogazione, ma anche di altri fattori, come la specifica. Questo non vuol dire che in HPP non stiano lavorando abbastanza duramente. Sono in una fase di sviluppo, come tutti gli altri costruttori. E stanno cercando di risolvere i problemi di affidabilità. Abbiamo accusato inconvenienti legati alla batteria. Altri team hanno avuto problemi con l’endotermico. Stanno cercando di lavorare il più velocemente possibile per portare in pista le soluzioni”.
McLaren non è l’unico team a sfruttare i motori Mercedes. Ci sono anche Williams e Alpine. E nel contesto di una stagione concitatissima, la priorità nel portare in pista un’unità fresca dipende dal chilometraggio. Che per McLaren, tenendo conto dei problemi tecnici e soprattutto del doppio DNS in Cina, è più bassa che per gli altri clienti. “Alpine e Williams hanno macinato più chilometri di noi e avevano una necessità maggiore di aggiornare il loro motore. Accettiamo che questo aspetto faccia parte delle conversazioni con HPP. E non voglio perdere l’occasione di specificare che i rapporti con loro rimangono eccellenti”.
La McLaren ha poi perso un altro importante vantaggio competitivo di cui ha goduto nell’ultima parte della scorsa era tecnica: la capacità di gestire le gomme. “Tutte le monoposto avevano un degrado più o meno simile – ha spiegato Stella dopo la gara a Silverstone. Non abbiamo certamente il bonus di cui godevamo nel 2025”. È questa concatenazione di fattori che ha fatto sì che la McLaren sia un passo indietro in questa stagione. Ma se c’è una scuderia che ha dimostrato in passato la capacità di risollevarsi dalle difficoltà, questa è la McLaren.