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Automotoretrò 2018: personaggi, stile e mercatino

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Viaggio nell'edizione 2018 di Automotoretrò

Automotoretrò 2018: personaggi, stile e mercatino

Si sa, Torino non fu la culla ma la patria di svariate attività legate all'automobile e alla motocicletta. Il terzo polo italiano, l'angolo ad ovest del triangolo Modena – Milano – Torino. Potremmo chiamarlo settore MMT... A Milano è nato il marchio più straordinario del mondo, l'Alfa Romeo, giunonica diva del motorismo, mamma della Ferrari. Sull'Emilia c'è poco da aggiungere sulle sue straordinarie creazioni elitarie, mentre a Torino, patria del motorismo industriale e dei grandi stilisti, ci sono oggi evoluzioni che potranno rivelarsi promettenti nell'ambito culturale automobilistico.

La Torino dell'auto, ricordiamolo, deve il suo sviluppo anche al suo prestigioso Politecnico, che ha sfornato tra i migliori ingegneri della storia dell'auto.

Ovviamente fiore all'occhiello di Torino fu la Lancia, simbolo dell'innovazione tecnologica ma soprattutto della raffinatezza, spregiudicata ed elegantissima, dei suoi progetti: Lancia affrontò il prodotto industriale con uno stile che in Germania non potranno mai imitare, proprio per il piglio degli ingegneri che annoverava, e del geniale Vincenzo Lancia.

Ed è, e speriamo sempre sarà, che all'ingresso di Automotoretrò ultimamente ci accolga una meravigliosa Lancia. Vista una Lancia possiamo capire i perchè del motorismo torinese, e leggere bene Automotoretrò.

Entriamo dunque

Quest'anno l'ambiente era dei migliori, per i molteplici ingredienti che la rassegna ha saputo offrire. Gare ed esibizioni di auto e moto da gara contemporanei, paddock sportivi, due magnifici camion storici, mercatino vero e proprio, su tappetini a terra, mercato di auto e moto, mostre, conferenze e presentazioni di libri di motorismo stupendi. Modellini di tutti i tipi, abiti, caschi...di tutto! Ma facciamo un giro...

L'area Brandahl:

1000mq per intense manifestazioni appunto di drifting, rally, mountain-bike elettriche, off-road estremo, enduro e quant'altro. WRC che rasentano il burnout, off-road che si dedicano allo joga, da perderci la giornata!

Il Mercatino

Il mercato ed il saper contrattare sono la base della società umana da sempre. Ora siamo tutti felici del nostro E-commerce, ma qui c'è ancora il “mercanteggiare”: prova di abilità, di carisma e cortesia. Spesso tutto costa un'occhio alla prima, ma chi sa trattare spunta affari notevoli. Di tutto: plastiche per la “Tipo”, radiatori dell'Ardea, parti di motore Osca, fondi di magazzino ancora nuovi...bisogna perderci le ore. Magnifico, viva le bancarelle e i tappetini a terra dunque.

Il Mercato

Abbiamo gradito le aree settorializzate: autentici stand quasi museali di grandi commercianti, ma anche auto “guitte” di privati, sparse qua e là: una primissima 164 perfetta, dagli interni blu intonsi, una sgangherata Matra Simca Ranch, Panda Rally, auto in penombra o poco appetibili. Ma se ci sono significa che la cura organizzativa è ad ampio spettro, non solo elitario e culturalmente curato.

È  ovvio che siano più avvincenti la Diablo Roadster, le Ferrari 246 o 330, le Vespe sidecar e quant'altro di stupendo che abbiam potuto ammirare, spesso irraggiungibile ai più.

Certamente un'occasione d'oro era offerta dalle yungtimer migliori, dato che è il loro momento. Agguerritissime però le trattative, rischiando altrimenti prezzi alti. E' palpabille la necessità per i venditori di scremare i possibili veri acquirenti dai numerosissimi entusiasti avventori. Frequenti le possibilità di permute, bun modo di conservare il valore dei beni scambiati. Un buon momento anche per le due ruote, antiche, storiche e yung-timer. Queste erano piuttosto rare, ma per prenderle...ora o mai più. Stanno finendo, o sono già finite, tutte all'estero.

All'asta:

Katawiki poneva all'asta alcuni disegni di Flaminio Bertoni: già vedere la sua firma ci ha emozionato e commosso. Erano “poca roba”, perchè come tutti i più grandi designers ci raccontano, le auto (che hanno fatto la storia) si realizzavano con i modelli 1:10, pressochè non si disegnavano. E Bertoni era un eccellente e premiato scultore, ottimo modellatore. Stiamo a proposito assistendo alla realizzazione a mano di un progetto attuale dell'ing. Fumia ad opera di un modellista dell'epoca: capiamo perchè non ne sbagliavano una e con che cuore nascevano i capolavori!

I restauratori:

Altra presenza basilare è rappresentata dai restauratori che illustrano nuove tecnologie, vecchi metodi recuperati e dispositivi per operare al meglio in ambiti, come la sverniciatura, delicatissimi.

Il restauro è un'altro dei grandi motori occupazionali ed economici, legati al motorismo storico. A volte verrebbe voglia che questi restauratori non si dedichino al vecchio ma che realizzino, con la stessa maestria, qualcosa di nuovissimo: magari di solo meccanico, che come la Ds freni senza bisogno dell'Abs, che comunichi emozioni e non shock uniformanti e soprattutto bellezza.

Abbiamo già anticipato altre volte con quanto interesse Mauto e Asi, ad esempio, stiano investendo energie e capitali nel rafforzare l'ambito del restauro e della catalogazione storica.

Critici autorevolissimi

Erano presenti numerosi dei più autorevoli e rispettabili critici d'auto: disarmante il vedere quanto la loro attenzione fosse rapita dal “vecchio” e apatica in merito ai modelli nuovi comunque giustamente esposti. Questi critici ovviamente erano i bambini, al cui occhio non si può indorare nulla e al cui cuore non si comanda.

Così, mentre noi grandi ci sorbiamo l'ennesima presentazione chiaro-scurale dell'ennesimo Ceo di turno, per l'ennesima “rivoluzione” giunta sul mercato, ecco i bambini impazzire per: le auto in livrea da gara, vecchie e moderne ai paddock, i fuoristrada - veri, non “on demand”- le sportive, Duecavalli e Maggioloni. Ciò indica che l'auto deve avere grande carattere ma anche grande sostanza. Non basta l'adesivo in più per piacere.

Autori

I libri dell'Asi: per tutto il giorno Asi Service ha presentato le sue novità, rimaste in sospeso fino ad oggi, in attesa del nuovo consiglio e del nuovo presidente, ora eletti.

Quindi si inizia con il libro già recensito da noi delle moto e biciclette di Paolo Martin, curato da Giuliano Silli, di piacevolezza estrema e unico nel genere del moto-design. Seguono “Torino e l'arte dei carrozzieri 1946-1980” di Massimo Porta e “Due ruote sotto la Mole”, di Franco Daudo e Mauro Garino.

A proposito, facciamo due passi con Martin a caccia di una sua Beta Montecarlo: la sua solita battuta sagace ridendo: “ha la tappezzeria dei vecchi treni di seconda classe”. Era vero. Quella che gli appartiene infatti se l'è appena ritappezzata integralmente, come sarebbe dovuta essere.

Lancia “037”

A proposito di Martin e della sua Beta ecco imbatterci con lui nella Lancia 037. Evento che capita solo ad Automotoretrò il poter passare da Martin in persona al pezzo centrale della sua auto trasformata in mitologico mostro dei Rally dall'ing.Paolo Limone.

Luca Gastaldi ha sfornato l'ennesimo libro importante, dedicato alla Lancia 037. Non solo il documento è profondo, ma è scritto a quattro mani col responsabile del progetto 037: l'Ing. Paolo Limone appunto. Ovvio è che ci piace vedere la 037, ma la vera esperienza è incontrare Limone: la sua energia e la sua simpatia sono certo ingredienti fondamentali della vittoria mondiale gloriosa di questa trazione posteriore, contro la promettente 4X4 Audi.

Lancia 037 in compagnia di Rodolfo Gaffino Rossi, l'ingegnere Paolo Limone e Luca Gastaldi. Manca il grande Miki Biasion, “costretto” qualche metro più in là a firmare copie del suo nuovo imperdibile libro di rally agli innumerevoli fans accorsi in suo onore

Il momento è straordinario per un appassionato: se da un lato 037 è presente in livrea, in versione stradale ed in una interessante versione stradale ibrida 4X4 realizzata da un team di studenti del Politecnico (largo ai giovani, fatene ancora!), da vicino ci spia la Stratos Alitalia, oggetto di alto design e auto vincente come nessun'altra. Alla chiacchiera si unisce Rodolfo Gaffino, altra figura straordinaria, che tanto ha fatto in Fiat, scherzosamente chiamato in causa al suo incedere "oltre al papà di 037, arriva anche lo zio!”, e tanto ha fatto per il Mauto, appena lasciato, portandolo ai livelli che conosciamo. E' in quest'occasione che apprendiamo da lui, in un colloquio allegro e spiritoso, che d'ora in poi si dedicherà alla pittura, sua grande passione.

Altro “abbandono” ci viene da Ercole Spada. Lo incontriamo e gli poniamo delle domande un po' malamente, colti da emozione: le sue Bmw diedero un tale entusiasmo agli acquirenti dell'elica mai raggiunto ne prima ne dopo. Sorride, ma ci nega un incontro, ora ha altro negli occhi. Ci saluta con un sorriso indelebile: lo rincontreremo a breve per la “Matita d'Oro” al Mauto!

Ma di cosa si discute tra vecchie glorie con vecchi protagonisti?

Non si fa di certo chiacchiera dei tempi che furono, in genere i creativi veri odiano argomenti rivolti al passato. Si discute invece della ridondanza ad esempio: tutti d'accordo a dire che ora l'auto è finalmente sicura ma ci si interroga su fatti del passato: una Diane da 600 kg tamponava veloce, tagliando in due, l'850 di quell'altro...nessun ferito (puro caso). Oggi molte carcasse post incidente hanno ancora il parabrezza integro ed una vittima a bordo: abbiamo raggiunto l'equilibrio ideale tra il “peso” della sicurezza passiva e la sicurezza attiva e dinamica (...e la sfortuna)? Forse ancora no, sebbene i telai si stiano ultimamente alleggerendosi molto, raggiungendo performances passive straordinarie. I veicoli dalla massa elevata stanno inibendo progetti e acquisti di veicoli leggeri che garantirebbero minor inquinamento e minor consumi, tramite la riduzione del peso e di materiali di costruzione? Perchè nell'era dell'elettronica i camion proseguono a non avere dispositivi obbligatori a tutti sulla distanza di sicurezza, causa della quasi totalità degli incidenti tra autotreni? Tutti problemi di cui piace discuterne le possibili soluzioni. Così il tempo passa piacevolmente, seduti ai tavolini dello stand Asi o passeggiando tra le auto.

Tanti auguri!

In quest'edizione si festeggiano due compleanni di automobili che sono di una spanna sopra alle altre nel cuore degli automobilisti: Land Rover e Citroen 2CV. Auto che nel loro ambito restano imbattute per il fascino con cui hanno saputo imporsi nell'essere straordinariamente funzionali.

Scorci di Automotoretrò

La bellezza di un camion “di ferro”: da notare la spanna di diametro di ruota in più rispetto al nipotino.

Fiutata la presenza di un “Defender”, i Suzukini segnano subito il territorio. Che gli appartiene.

Se vostra suocera consiglia di ripiegare su di un'auto usata val la pena considerare le occasioni.

Rendile imperfette e diventeranno perfette...

Panda da Rally: preferireste lei o una 911? Sicuri?

Il mondo Vespa: visto ovunque ma non può e non deve mancare mai, con tutto il suo toccante stile. Uno degli oggetti di design e ingegno che meglio rappresenta(va?) l'Italia.

Sullo sfondo un'Audi Quattro, rara realizzazione della perfetta Audi ad avere forte fascino e carisma. Stilisticamente, dopo di lei, la prima TT (se spyder, 4x4, con interni tabacco e fettuccia di cucitura) ed R8. Ma forse non piacquero quanto all'epoca successe per la Quattro.

Babe il Maialino, ovvero la Fiat 850, prima 2 volumi e mezzo della storia dell'auto “ponton”: si scoprì che attaccando mezzo volume alla “600”, l'aerodinamica faceva guadagnare ben 10km/h.

Di fronte a questa simpaticissima auto ci dobbiamo poi inchinare: questa è preparata dall'uomo dei 300 cv/litro, il preparatore Giannini, che noi adoriamo. Per l'epoca potente, era un'auto curatissima negli interni, nei dettagli (belli anche i cerchi), come tutte le realizzazioni del preparatore romano. Motore e trazione posteriore, suono inconfondibile e inaspettata agilità su di un'auto che all'epoca forniva tra le migliori abitabilità ad una famiglia italiana: la nonna dell' RS6? Andate a scoprire Giannini, fu straordinario. Diverse le creazioni qui presenti, con grande gioia. 

2CV, la festeggiata

Il secondo progetto famoso del magnifico Bertoni: un po' figlia di un'altra grande francese, la superba Voisin C25 Aerodyne, la 2CV ha fissato alcuni parametri che la rendono tuttora usabile: 110 km/h e consumi tra i 15 e i 20 km/l. Un punto a suo favore sull'assetato, adorabile, Maggiolino.

Renault 12 ambulanza: pare interessi ai lupi infermieri di “Masha e Orso”, a sostituire il loro sgangherato furgone. Benvenuti anche i mezzi strani e poco appetibili: chi direbbe mai che questa break, resa 4 X 4 dalla Sinpar, fosse una delle più temibili auto già ai prodromi della Dakar, quando si chiamava ancora “Costa d'Avorio – Costa Azzurra”?

BMW Coupé : in quest'auto sono fissati da Michelotti tutti gli stilemi vincenti della Bmw, ravvivati dalle serie 5 e 7 (la più bella “7” di sempre) di Ercole Spada: Frontale a freccia, fari carenati, taglio personalissimo della superficie vetrata laterale ed eleganza sportiva straordinaria. Un'epoca d'oro dallo stile tutto italiano, passando per la serie 5 di Braque/Gandini, esaurita con le rifinitissime ma insipide E38 ed E39 non più nostrane. Stilisticamente probabilmente la più bella e innovativa Bmw di sempre.

Lamborghini Militare mod.°002

Come si può notare l'unica auto che può assomigliarle è la Mehari, che, se nelle vicinanze, verrebbe risucchiata dai carburatori all'accensione di questo V12. Qualcuno ha scritto che quest'auto sia un SUV: ditelo a chi la possiede se ne avete il coraggio!

Esercizio di stile: come rovinare il frontale di due ottimi progetti. Con un dubbio in più guardando la Lancia 2000:

che farne delle berline storiche?!

Le uniche berline che continuano a crescere di valore e appeal sono ovviamente le Alfa Romeo e la Citroen Ds. Ma le altre berline, che a differenza delle prime son solo delle auto, che fine faranno? Mercedes ha dalla sua bellissime berline come la W116, Bmw la E38, ma tutte queste auto risultano o conservate in perfette condizioni e collezionabili, o da demolire. Risultano infatti impensabili da restaurare per i costi enormi rispetto al loro valore, sempre al di sotto della decina di migliaia di euro. Unica salvezza è rappresentata dal contesto culturale che si dovrebbe rinforzare attorno a queste auto, che sempre hanno aperto la strada dell'innovazione, soprattutto della sicurezza, alle auto di tutti i giorni. Insomma, ci hanno “salvato” ed ora le buttiamo via?

Con l'occasione il mondo parallelo di Maserati 3500 di Frua (metri sopra le altre), Jaguar, DeTomaso Deauville, Maserati Quattroporte, vero settore a sè di auto, potrebbe trovare più interesse, spiegazione e contesto. Poi succederà magari che arrivi un suv Ferrari, per cui la quattro porte “Pinin”, del talentuoso Diego Ottina per Pininfarina, torni in auge e ne riscatti con sé tante altre cadute nel dimenticatoio...

Arrivederci all'anno prossimo!

Alessandro Sammartini

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