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Ci sono progetti che il tempo non riesce a cancellare. Restano lì, chiusi in un cassetto, in attesa che qualcuno abbia il coraggio di dar loro vita. È esattamente quello che è successo con la Bizzarrini 5300 Aperta Lusso, la vettura che riporta in strada un'idea firmata Giorgetto Giugiaro rimasta sulla carta per oltre sessant'anni. Un disegno nato nel 1962, quando il giovane designer immaginò una versione scoperta di una delle auto più belle di sempre, la leggendaria 5300 GT.
Oggi quel sogno prende forma. Ed è la prima Bizzarrini di produzione completamente nuova dagli anni Sessanta.
La storia parte da lontano. Giotto Bizzarrini, l'ingegnere livornese che lasciò Ferrari nella celebre "rivolta di palazzo" del 1961, aveva immaginato insieme a Giugiaro un approccio rivoluzionario alla guida en plein air: niente capote pieghevole, ma un tetto rimovibile sorretto da un elegante arco strutturale, più leggero e raffinato di qualsiasi soluzione dell'epoca.
Il prototipo con quell'arco iconico apparve nel 1962, firmato da Giugiaro durante il periodo Bertone. Ma la casa toscana era concentrata sulle corse, e la sua 5300 GT Corsa vinse la classe a Le Mans nel 1965. Il progetto della versione aperta finì così in archivio, dove rimase anche dopo la chiusura dell'azienda nel 1969. Fino ad oggi.
La filosofia della Aperta Lusso è chiara e affascinante: all'occhio deve sembrare un'auto uscita direttamente dalla fabbrica di Giotto sessant'anni fa, ma al volante deve offrire tutta l'affidabilità e il comfort del ventunesimo secolo. Bizzarrini la definisce una Nuova Classica, e il termine calza a pennello.
Il cuore tecnico è una scocca monoscocca in fibra di carbonio realizzata in un pezzo unico, tra le più grandi al mondo nel suo genere. Per compensare l'assenza del tetto, gli ingegneri hanno progettato un rinforzo in acciaio aerospaziale sul tunnel della trasmissione, ottimizzato tramite analisi a elementi finiti, che permette alla versione scoperta di superare la rigidità torsionale della coupé originale. I due pannelli del tetto in carbonio sono così leggeri da poter essere rimossi e riposti nel bagagliaio da una sola persona.
Sotto il lungo cofano batte un V8 da 5.3 litri in posizione anteriore centrale, lo stesso schema meccanico scelto da Giotto negli anni Sessanta, interamente arretrato dietro l'asse anteriore per una distribuzione dei pesi ideale. La potenza supera i 400 cavalli, scaricati a terra tramite un cambio manuale Tremec a cinque marce e differenziale autobloccante, per una velocità massima oltre i 280 km/h.
L'iniezione elettronica sostituisce i mitici Weber 40DCOE, ma con un tocco di genio: il sistema è stato disegnato per sembrare, alla vista, un impianto a carburatori. Lo scarico valvolato in Inconel, la lega ad alto contenuto di nichel riservata ai motori da corsa, regala un timbro viscerale sotto carico e un borbottio raffinato al minimo, catalizzatori inclusi.
Le sospensioni a quadrilateri sovrapposti riprendono le specifiche originali collaudate a Le Mans, con ammortizzatori Koni regolabili tarati appositamente. Cerchi Campagnolo in magnesio con monodado centrale, freni ventilati senza servoassistenza e sterzo a cremagliera con assistenza elettroidraulica che si riduce progressivamente sopra i 65 km/h completano un quadro pensato per un solo obiettivo: il piacere di guida autentico.
Dei 10 esemplari previsti, ciascuno costruito a mano secondo le specifiche del proprietario, il primo si chiama La Dolce Vita. E il nome non è casuale. Il committente italiano l'ha voluta come antidoto alla frenesia digitale, alle notifiche incessanti, alla reperibilità continua: un modo per staccare, salire in macchina e guidare davvero fino a Portofino, con la mente sgombra e la Dolce Vita ad attenderlo sulla costa.
L'abitacolo è un manifesto del lusso italiano: pelle pregiata, pannelli porta in tessuto Zegna, plancia scolpita da un unico pezzo di acero europeo con filetto dipinto a mano. Il pomello del cambio è in tartaruga italiana con intarsi in oro che compongono il logo Bizzarrini, omaggio agli occhiali da sole preferiti del proprietario. La tinta esterna, un azzurro metallizzato battezzato Azzurro Gaia in onore della figlia del committente, richiama le acque del Mar Ligure ed è impreziosita da pagliuzze dorate.
Il tutto senza rinunciare a nulla: climatizzatore, ricarica MagSafe, impianto audio nascosto con CarPlay e finestrini frameless con sigillatura moderna sono integrati con tale discrezione da risultare invisibili. Tecnologia sì, ma solo quella che serve. Perché questa Bizzarrini è pensata per le riviere, non per i circuiti. E per ricordarci che guidare, ogni tanto, può tornare a essere una scelta e non un dovere.