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La sfida di BYD non riguarda più soltanto la tecnologia delle batterie, i prezzi delle auto elettriche o la capacità di conquistare nuovi clienti. Per il colosso cinese, uno degli ostacoli più importanti alla crescita globale è rappresentato dalla geopolitica. A sottolinearlo è Stella Li, vicepresidente esecutiva di BYD, intervenuta l’8 ottobre 2026 al Milken Institute Asia Summit di Singapore. Come riferisce Reuters, le tensioni commerciali e la mancanza di certezze sulle regole dei mercati internazionali stanno influenzando le strategie di investimento del gruppo, proprio mentre l'azienda punta a consolidare la propria posizione nell'industria automobilistica mondiale.
«La sfida numero uno per l'espansione di BYD è la geopolitica»: è questo, in sintesi, il messaggio lanciato da Stella Li durante l'incontro di Singapore. La dirigente ha spiegato che le imprese hanno bisogno di condizioni prevedibili per pianificare gli investimenti e prendere decisioni di lungo periodo. «Quando facciamo business, vogliamo poter fare qualcosa con certezza e visibilità, in modo da poter controllare la situazione e investire. Ma con la geopolitica non capisci mai quale sia la direzione e cosa stiano facendo», ha dichiarato Li. Le parole della manager evidenziano un problema centrale per i costruttori cinesi: anche un vantaggio competitivo sul fronte dei costi e della tecnologia può essere ridimensionato da dazi doganali, restrizioni commerciali e cambiamenti improvvisi nelle politiche industriali. Per BYD, che ambisce a crescere ben oltre il mercato domestico, la stabilità normativa diventa quindi un fattore determinante quanto la competitività dei prodotti.
Tra i mercati più complessi ci sono gli Stati Uniti, dove BYD ha scelto, almeno per il momento, di non commercializzare automobili per il trasporto passeggeri. Li ha definito la situazione «complicata», spiegando che l'azienda non dispone della chiarezza e della stabilità necessarie per procedere. «Non abbiamo chiarezza, visibilità e stabilità, quindi per il momento abbiamo deciso di aspettare e di non entrare nel mercato statunitense con le autovetture», ha affermato la dirigente. Il risultato è una strategia internazionale che deve adattarsi a regole differenti da Paese a Paese. Per BYD, la crescita non può dunque basarsi esclusivamente sull'esportazione di vetture prodotte in Cina: diventa necessario valutare con attenzione dove investire, come organizzare la distribuzione e quali mercati offrano condizioni sostenibili nel tempo.
L'Europa rappresenta uno dei principali terreni di sviluppo per BYD, ma anche un mercato in cui le tensioni commerciali con Pechino hanno già avuto conseguenze concrete. L'Unione europea ha introdotto dazi compensativi sulle auto elettriche prodotte in Cina, rendendo più importante la possibilità di fabbricare direttamente sul territorio europeo. In questo scenario si inseriscono i piani industriali del gruppo in Ungheria, dove BYD sta sviluppando uno stabilimento destinato alla produzione di automobili. L'azienda valuta l'utilizzo di impianti già esistenti per ampliare la propria capacità produttiva nel continente. A settembre 2026, Stella Li ha anche illustrato l'intenzione di produrre in Europa i veicoli commerciali pesanti destinati a questo mercato, con l'obiettivo di costruire progressivamente un'offerta locale più completa. «Nel lungo periodo, produrremo qui tutto ciò che vendiamo in Europa», ha dichiarato la manager. La localizzazione della produzione può ridurre l'esposizione ai dazi e avvicinare l'azienda a clienti, fornitori e reti di assistenza europee. Resta, tuttavia, la necessità di gestire le incertezze politiche e commerciali che accompagnano l'espansione internazionale. Il messaggio di BYD è chiaro: per competere con i grandi costruttori globali non bastano auto elettriche competitive, batterie e capacità produttiva. Servono anche investimenti calibrati sulle regole dei singoli mercati e una strategia industriale capace di adattarsi rapidamente agli equilibri geopolitici.