Carburanti, stop allo sconto sulle accise dal 3 luglio: il diesel sfiorerà i 2 euro?

Carburanti, stop allo sconto sulle accise dal 3 luglio: il diesel sfiorerà i 2 euro?
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Il calo delle quotazioni del petrolio spinge il Governo verso il mancato rinnovo del taglio. Tuttavia, le incognite geopolitiche sollevano timori di nuove speculazioni al rialzo.
24 giugno 2026

A partire dal prossimo 3 luglio 2026, fare il pieno costerà di più. È infatti in scadenza il taglio delle accise sui carburanti, e l'esecutivo appare orientato a non prorogare la misura. La decisione, che si rifletterà immediatamente sui prezzi al distributore, si inserisce in un quadro politico e internazionale complesso, generando un dibattito acceso anche all'interno della stessa maggioranza.

La linea dettata dai vertici economici del Governo sembra tracciata: l'intervento calmieratore non è più ritenuto necessario. A confermarlo è il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, che intervenendo all'evento 'Il giorno della verità' ha spiegato in modo netto la posizione del dicastero: "Gli interventi sulle accise vanno a esaurirsi perché la bonaccia della pace ha generato un calo dei prezzi alle stazioni di servizio. Non è più necessario nella situazione attuale, che mi auguro in miglioramento".

Una tesi, legata al recente allentamento delle tensioni nello stretto di Hormuz e al conseguente ribasso delle quotazioni del petrolio, sostenuta fermamente anche dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, il quale ha ribadito l'assenza di ragioni impellenti per rinnovare lo sconto visti i prezzi in discesa.

Di tutt'altro avviso appare invece Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell'Ambiente, che predica maggiore cautela. Secondo Pichetto Fratin, ogni decisione definitiva dovrebbe essere presa monitorando l'andamento reale delle tariffe nazionali nei giorni immediatamente successivi alla scadenza, indicando il 6 luglio (giorno di ricalcolo delle medie settimanali) come data cruciale per valutare concretamente la situazione.

 

L'impatto al distributore: quanto costerà il pieno

Al netto del dibattito politico, ciò che è certo è l'effetto matematico sulle pompe di benzina in assenza di una proroga. Attualmente, lo sconto governativo garantisce una riduzione di 5 centesimi al litro sulle accise, che si traduce in un risparmio effettivo di 6,1 centesimi al litro calcolando anche l'IVA.

Senza questa agevolazione, le medie nazionali (in modalità self-service) subiranno un rincaro automatico:

  • Benzina: dall'attuale media di 1,838 euro/litro, il prezzo salirebbe a 1,899 euro/litro.

  • Diesel: dall'attuale media di 1,933 euro/litro, il costo toccherebbe quota 1,994 euro/litro, arrivando a sfiorare la soglia psicologica dei 2 euro.

La scelta di non rinnovare il taglio si basa su un ottimismo che non tutti gli analisti condividono. Infatti, secondo alcuni, affrontare il nodo del caro energia con una strategia a breve termine espone il mercato a possibili ondate speculative.

Le perplessità maggiori derivano dall'estrema volatilità dello scacchiere internazionale. Il recente accordo USA-Iran, infatti, non è considerato sufficientemente rassicurante a causa della cronica imprevedibilità degli equilibri geopolitici nell'area. Con un conflitto in Medio Oriente lontano da una risoluzione chiara e definitiva, la "bonaccia" evocata dal Governo potrebbe rivelarsi solo una tregua temporanea per le tasche degli automobilisti italiani.

 

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