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La pausa estiva della Formula 1 si apre con un bilancio in chiaroscuro in casa Ferrari. Tra l'asfalto velato di pioggia a Spa-Francorchamps e i festeggiamenti sui podi europei, Charles Leclerc traccia la rotta al giro di boa di una stagione complessa. Il periodo buio compreso tra il Canada e Barcellona sembra ormai alle spalle, scacciato dalla straordinaria vittoria di Silverstone e dai solidi piazzamenti ottenuti tra Budapest e il Belgio. Eppure, sotto la superficie dei risultati altisonanti, il pilota monegasco mantiene i piedi ben piantati a terra, consapevole che l'equilibrio della Rossa resta sottile e per certi versi enigmatico.
La ripresa prestazionale della scuderia di Maranello non ha cancellato le criticità strutturali con cui i piloti devono fare i conti curva dopo curva. Nel bilancio di metà campionato, Leclerc sposta subito l'attenzione dal tabellino dei punti al feeling all'interno dell'abitacolo. Estrarre il potenziale da una monoposto non sempre benevola richiede un lavoro costante di compensazione, dove l'istinto cede il passo al calcolo d'ingegneria. “Sono convinto di aver fatto un passo avanti. Se sono al livello in cui voglio esprimermi? Non ancora”, ha ammesso candidamente Leclerc nel paddock post-gara. “Ci sono ancora cose della vettura su cui devo compensare con la guida. Non riesco a guidare in modo del tutto naturale e questo mi rallenta in alcune phases di gara. Ci sono aspetti su cui devo lavorare per fare meglio, ma è stato sicuramente un passo avanti e di questo sono felice”.
L'aspetto più incoraggiante di questo finale di prima manche risiede nella capacità del Cavallino di sovvertire i pronostici della vigilia. In tracciati dove le simulazioni pre-evento prefiguravano un weekend di pura sofferenza, la Ferrari è riuscita a strappare risultati pesantissimi, sfruttando ogni singola opportunità e capitalizzando sugli errori altrui. “Giovedì a Spa ci aspettavamo di essere molto staccati, forse nell'ordine di quattro o cinque decimi”, ha spiegato Charles riferendosi al penultimo appuntamento prima delle vacanze. “In qualifica è stato così, ma in gara eravamo più vicini del previsto. È stato positivo. Penso che su due piste che sulla carta ci vedevano sfavoriti abbiamo ottenuto una vittoria e un secondo posto, con un pizzico di fortuna, ma è stato comunque un ottimo sforzo da parte del team. Su due tracciati non ideali per la nostra vettura abbiamo portato a casa ottimi punti”.
Se le vittorie alimentano l'entusiasmo della piazza, all'interno del box la parola d'ordine resta prudenza. Con le attuali regolamentazioni tecniche, basta una minima variazione di altezza da terra, di temperatura dell'asfalto o di layout della pista per ribaltare completamente le gerarchie delle forze in campo. Leclerc mette in guardia da facili trionfalisti e invita a non cadere nella trappola delle aspettative irrealistiche.
“Continuerò con l'approccio di una gara alla volta perché, con queste vetture, è difficile essere certi che se un weekend va bene andrà bene anche il successivo, dato che dipende da dettagli piccolissimi”, sottolinea con fermezza il monegasco. “È difficile prevedere il livello di forma di ogni squadra. Ricordo molto bene quali fossero le sensazioni generali prima di Monaco: siamo arrivati lì e siamo stati al di sotto delle aspettative di tutti. Dobbiamo essere cauti. Dobbiamo solo fare i nostri compiti come in ogni pista. Ciò che abbiamo fatto particolarmente bene in questi ultimi due weekend è stato assicurarci di massimizzare il nostro pacchetto, ed è la mentalità da mantenere, senza farci condizionare dalle aspettative”.
La Ferrari se ne va così in vacanza con un bottino prezioso di punti, podi e una rinnovata consapevolezza nei propri mezzi, ma senza l'illusione di aver risolto ogni problema. Il lavoro da compiere alla ripresa a Zandvoort sarà imponente: trasformare un'auto dalle prestazioni altalenanti in un'arma costante, capace di permettere al suo pilota di guidare con la mente libera e l'istinto di sempre.