“Non ho problemi con la W17, è come nel tennis perché...”: Russell svela cosa frena il suo stile di guida. Ora deve risolvere il suo incubo e dimostrare di non essere il secondo a casa sua

“Non ho problemi con la W17, è come nel tennis perché...”: Russell svela cosa frena il suo stile di guida. Ora deve risolvere il suo incubo e dimostrare di non essere il secondo a casa sua
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Dalla penalità a Baku al confronto con Antonelli: George Russell svela i problemi di guida con le F1 2026 e spiega perché l'incubo delle nuove pressioni gomme frena il suo talento. E su Leclerc, Piastri e Verstappen ammette...
21 settembre 2026

La parentesi europea della stagione 2026 di Formula 1 si è conclusa, con il Gran Premio di Baku alle porte. Sarà un weekend diverso dal solito perché la gara si disputerà di sabato e George Russell sa già di dover affrontare una bella rimonta, visto che scatterà dal fondo della griglia. Introdurrà, infatti, un quinto motore nella turnazione da qui alla fine del mondiale. La pista di Monza era sicuramente la migliore per scontare una penalità, ma il britannico ha preferito attendere per poter usufruire fin da subito della power unit aggiornata con l’ADUO. Una mossa strategica che spera possa risollevare le sue chance per il titolo. Ma per Russell c’è un problema ben più grande di una retrocessione in griglia.

Foto copertina: ANSA

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Mancano ancora diverse gare alla fine della stagione, ma il grosso è già andato in archivio con la fine della campagna europea. E per i team e per i piloti è tempo di primi grandi bilanci. Compreso George Russell, che si trova dinanzi a una situazione che poco più di un anno fa sembrava surreale. Con l’addio di Lewis Hamilton, si era potuto finalmente ritagliare quel tanto atteso spazio da pilota di riferimento in Mercedes. Al suo fianco aveva un giovane debuttante che stava ancora prendendo le misure con il mondo della Formula 1. Ma soprattutto lui era stato il pilota che, nell’era dell’effetto suolo, era riuscito a più riprese a battere un compagno di squadra ingombrante come un sette volte campione del mondo. Mancava, però, l’ultimo tassello della sua Gioconda: una monoposto all’altezza per lottare per il mondiale. Quella vettura è finalmente arrivata, ma nella coperta corta di questo sport così spietato e fugace allo stesso tempo, è venuto a mancare un altro aspetto. Il pilota.

Ci ha messo ben quattordici gare per ammetterlo, e dopo Madrid non ha potuto far altro che alzare bandiera bianca. Perché questo nuovo regolamento tecnico ha neutralizzato le sue indiscutibili doti alla guida. La solidità e la bravura al volante che hanno caratterizzato i suoi ultimi anni sono svanite in un batter d’occhio con questa nuova Formula 1. La nuova era tecnica, infatti, ha reso la guida controintuitiva per i piloti, e per chi è esperto come lui non è stato facile adattarsi. Serve soprattutto una precisione chirurgica, unita all’aggressività e alla costanza per poter gestire una F1 così cervellotica con il software predittivo dell’erogazione della potenza. E questo per il momento manca a Russell, mentre Antonelli ha trovato pane per i suoi denti. La W17, la F1 odierna, sembra forgiata sul suo stile di guida.

E questo gli permette di guidare veloce senza dover pensare troppo, perché quando devi pensare a correggere ogni minimo aspetto del tuo pilotaggio, perdi velocità. Lo dimostrano benissimo le ultime due uscite di Russell a Monza e a Madrid. Alla prima si è trovato Kimi negli scarichi dopo neanche venti giri nonostante la partenza dal fondo, con la pratica risolta da Antonelli senza troppi fronzoli archiviando una vittoria importante, per l’umore e per la classifica. Poi Russell in Spagna non ha mai trovato il ritmo, chiudendo nella terra di nessuno mentre il compagno di squadra estendeva il vantaggio in classifica a 81 lunghezze.

Ora Kimi sta guidando meglio di me, e merita di essere in testa al mondiale”, ha ammesso ai nostri microfoni Russell a Madrid. “Quest’anno io, Charles e Oscar stiamo faticando molto di più rispetto ai nostri compagni di squadra, e i compagni di squadra di Max sono molto più vicini se paragonati a chi li ha preceduti negli ultimi sei anni", ha voluto puntualizzare Russell. "Abbiamo tutti degli stili di guida abbastanza simili, e lo stesso vale per i piloti che stanno facendo molto bene quest’anno. Kimi, Lewis e Lando sono affini dal punto di vista del pilotaggio, e per me è abbastanza chiaro che con queste monoposto sono loro i piloti a fare meglio”, ha spiegato ancora il britannico. Ma esattamente in cosa sta avendo difficoltà George Russell?

Questa macchina è diversa, è chiaro. Non è una scusa. È la realtà, e significa che bisogna apportare dei cambiamenti. Uso sempre la metafora del tennis, con i giocatori su superfici diverse. Si potrebbe dire che l'anno scorso era come giocare su un campo in cemento, e quest'anno è come giocare sulla terra battuta. Il concetto rimane lo stesso, ma le cose sono diverse. Chiaramente, la scorsa stagione, con la precedente generazione di macchine, mi sentivo un talento naturale. Tutto mi veniva molto facile”, ha dichiarato ai colleghi spagnoli del Mundo Deportivo. Ma il punto in cui Russell espone di più il fianco è un altro: la pressione degli pneumatici di quest'anno è cambiata e questo penalizza il suo stile di guida naturale. “Non ho problemi con la macchina in sé, ma piuttosto con le gomme. Soffro più per le gomme che per la macchina. Non c'è molto che si possa fare alla macchina se non si risolve il problema delle gomme. La scorsa stagione, in media, le gomme anteriori avevano 3 psi di pressione in più rispetto a quelle posteriori. Questa stagione, in media, è il contrario, nel senso che i valori sono praticamente gli stessi su entrambe le ruote (anteriori e posteriori)”, ha proseguito la sua analisi.

Una soluzione, però, Russell sembrava averla finalmente individuata. “Credo di dover semplicemente trovare un modo per bilanciare meglio gli pneumatici tra l'asse anteriore e quello posteriore. Intendo dire che, con il mio stile di guida, sono solitamente più aggressivo con l'acceleratore, il che causa una maggiore usura degli pneumatici posteriori. Ma su questa macchina, gli pneumatici posteriori non si comportano altrettanto bene. Quindi devo trovare un modo per trasferire un po' più di stress sugli pneumatici anteriori invece che su quelli posteriori. È molto strano avere pressioni così alte negli pneumatici posteriori. Con il mio stile di guida aggressivo, che sfrutta molto le gomme posteriori, questo non è stato un vantaggio. Non c'è molto che si possa fare con l'assetto della vettura per compensare. Si tratta piuttosto di adattare lo stile di guida. È su questo che sto lavorando e spero che riusciremo a migliorare le prestazioni”.

Mi piacciono le auto con un avantreno forte (che affrontano bene le curve e tendono al sovrasterzo). Voglio sempre un avantreno con molta aderenza; non mi piace molto il sottosterzo. Mi piace anche un'auto che sia forte in frenata. Queste sono probabilmente le due caratteristiche che cerco”, ha tracciato ancora la linea il britannico. Tuttavia, deve fare i conti con la natura intrinseca di questo regolamento tecnico. Perché non si tratta solo di preferenze, ma anche di una gestione dell’energia preponderante e soprattutto di una vettura che, senza l’effetto suolo così marcato come in passato, non riesce a generare quel carico al posteriore che a Russell tanto piace. Così come piace a Piastri e Leclerc.

Il monegasco sta piano piano capendo come gestire questa generazione che non premia uno stile di guida passionale come il suo. Quei giri folli in qualifica che tanto lo hanno contraddistinto non sono solamente acqua passata, ma persino deleteri. Perché ogni differenza tra una tornata e l’altra, così come nella preparazione del giro con la ricarica della batteria e la messa in temperatura delle gomme, scatena un effetto domino con un’erogazione anomala della potenza, trasformando sostanzialmente in un disastro quello che un tempo era un giro perfetto. Per quanto riguarda Piastri, le condizioni di basso grip erano un problema che si porta dietro già dallo scorso anno. E Andrea Stella sta lavorando a Woking con gli ingegneri per cercare una soluzione. “Ci sono diverse circostanze di cui dobbiamo prendere maggiore controllo ed eseguire meglio. Allo stesso tempo dobbiamo trovare maggiore sintonia tra Oscar e la MCL40, perché al momento Oscar sta guidando pensando, e quando guidi pensando le decisioni si rallentano, rendendoti più lento nel tempo sul giro. L'agenda su ciò che dobbiamo migliorare è molto chiara ed esecutiva: mi aspetto che ci metteremo sopra le mani e vedremo un Oscar molto forte nella seconda parte di stagione”, ha dichiarato il team principal italiano ai nostri microfoni a Madrid.

Cosa farà, invece, la Mercedes per andare incontro a Russell?Gestisco questo tipo di situazioni da circa quindici anni: una parte del garage è al settimo cielo, l’altra è frustrata e delusa. Fa parte del nostro sport e del mio lavoro”, ci ha dichiarato Toto Wolff a margine della gara spagnola, riferendosi alla Stella a due facce con Antonelli che ha trionfato per l’ottava volta in stagione e il britannico solamente quinto senza alcun sprazzo di performance. “L'unica ricetta che conosco è la massima trasparenza e l'onestà: parliamo di ogni singolo scenario e garantiamo il massimo supporto a entrambi i piloti, senza eccezioni. A volte serve una mano sulla spalla, a volte un pizzico di pressione in più”, ha aggiunto il team principal. È un momento delicato sotto il profilo psicologico per Russell, ma Wolff non ha dubbi sulle qualità del britannico: “Quando vivi una striscia negativa come la sua quest'anno, prendi delle gran mazzate. Ma stiamo parlando di un pilota top, capace di vincere tutto ciò che c'era da vincere prima della F1, dal karting alla Formula 3 e Formula 2 al primo colpo. I grandi campioni sanno come rialzarsi e George ha tutto ciò che serve per lottare per il titolo. Se questo campionato è sfumato, ce ne saranno altri”.

A Baku, intanto, la parola passa di nuovo alla pista. Partire dal fondo su un cittadino imprevedibile come quello azero sarà il primo vero banco di prova per capire se il britannico ha già iniziato ad adattarsi. Perché se il mondiale 2026 sembra ormai aver preso la strada di Antonelli, per Russell la sfida più grande è adesso con se stesso: dimostrare di non essere diventato un secondo pilota a casa sua.

Da Moto.it

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