“Bortoleto? Come Schumacher. L’ADUO va rivisto perché Mercedes....”: Binotto esclusivo sul futuro di Audi e della F1 con i V8

“Bortoleto? Come Schumacher. L’ADUO va rivisto perché Mercedes....”: Binotto esclusivo sul futuro di Audi e della F1 con i V8
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Mattia Binotto racconta in esclusiva ad Automoto.it il progetto Audi: “Vogliamo vincere nel 2030, stiamo ancora seminando”. I dubbi sull’ADUO e il vantaggio Mercedes, il futuro della F1 con il V8 e la scelta dei piloti: “Verstappen è il migliore”. Poi il ricordo di Michael Schumacher: “Era ancora più forte come persona”. E su Bortoleto: “Me lo ricorda”
18 settembre 2026

“Ai tempi della Sauber cogliere dei punti la domenica rappresentava un risultato straordinario. Oggi ci siamo abituati, non ci basta più”. La scuderia che oggi si chiama Audi è cambiata in modo vertiginoso da quando Mattia Binotto ne ha sposato la causa. Quando lo incontriamo a Monza nell’hospitality della casa dei Quattro Anelli in F1, il CEO e team principal racconta con orgoglio la metamorfosi di una scuderia dalle grandi ambizioni. “Non sono cambiati solo il brand e i colori, ma anche l’attitudine delle persone all’interno della squadra. Abbiamo un obiettivo chiaro, vincere nel 2030. Ed è percepito dai nostri dipendenti come un traguardo proprio”.

“Questo secondo me è un grande cambiamento. C’è proprio la voglia di crescere, di fare sempre di più. È la spinta che ci consente di continuare a migliorare”. Binotto è il primo a profondere un impegno che viene notato da chi lavora a stretto contatto con lui. Gabriel Bortoleto a Silverstone ci aveva raccontato come Binotto sia solito restare in ufficio fino a tardi. E quando gli riportiamo le parole del suo pilota, il team principal si apre sul suo stile di leadership. “Penso che dare l’esempio sia fondamentale. Io credo nell’etica del lavoro, non solo in termini di quantità, ma anche di qualità. Credo nell’alzare l’asticella, dandosi degli obiettivi sfidanti, oltre quello che ci si immagina di poter raggiungere. È così che si stimola un’intera organizzazione a fare sempre di più”.

L’asticella Audi la sta alzando partecipando a una vivace lotta dietro le scuderie di testa. “Il nostro obiettivo è posizionarci dove siamo oggi a centro classifica, magari come migliore delle altre. Porteremo un ulteriore pacchetto da qui alla fine della stagione e spero possa consolidare la nostra posizione”. E Binotto con orgoglio rivendica la validità del progetto, “che soprattutto dal punto di vista telaistico è coraggioso nelle scelte e nel concetto, molto diverso da quello degli altri ma corretto, con tanto potenziale”. “Non ne abbiamo ancora trovato il limite di performance anche in galleria. Sono molto soddisfatto dell'attitudine della squadra nel ricercare questa creatività, nell'osare e nel trovare una soluzione che ad oggi ci sta dando soddisfazione. Essere audaci è sicuramente l’atteggiamento giusto”.

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Il budget cap, argomento che genera discussioni tra i top team, non è una preoccupazione per Audi per quanto riguarda gli aggiornamenti. “Se ne parla molto – concede Binotto - ma noi siamo in una posizione diversa. Per noi in fondo il budget cap è una programmazione di sviluppo, di spesa. E per la nostra attuale fase di crescita stiamo ancora seminando. Quest’anno abbiamo già fatto abbastanza rispetto a quello che deve essere il nostro percorso, e quindi siamo già focalizzati sul 2027 e addirittura sul 2028. Non abbiamo esigenze di rincorsa, per cui leggo, ascolto, capisco ma non mi tocca direttamente”.

Un nodo più complesso, invece, riguarda l’ADUO. “È uno strumento che nasce per convergenza di prestazioni o per aiutare chi veramente è in difficoltà per un problema di progetto sbagliato fin dalla base. E penso che dia effettivamente a chi si trova indietro la possibilità di sviluppare con più mezzi, più soldi, più ore al banco. Penso che in questo sia equo, però ovviamente ogni regolamento può avere i suoi limiti, i suoi difetti. Se qualcuno ha un vantaggio potenziale di prestazione, come magari accade oggi a Mercedes, si può anche permettere di non esprimerlo appieno e andare a raccogliere anche il vantaggio dell'ADUO”.

“Credo che di questo ne siamo tutti consapevoli in Formula 1. A ben vedere, lato telaio esiste un ADUO che va a regolamentare le ore in galleria del vento, ma si basa su un parametro più oggettivo, la classifica, che non si può nascondere e che rispecchia il potenziale della vettura. Per il futuro l’ADUO andrà rivisto. Meriterà delle discussioni con la FIA e con gli altri team, per capire se questo sistema accontenti tutti o meno”. E se Binotto nutre dei dubbi sui limiti di questo meccanismo, non ne ha invece sulla sua coppia di piloti.

Gabriel Bortoleto e Nico Hulkenberg sono confermatissimi. Ma qual è la loro qualità che non ha reso necessario cercare delle alternative? “La velocità, indipendentemente dall’età. Spesso mi viene fatto notare che abbiamo un ragazzo giovane e un pilota più esperto, da cui Gabi può anche imparare. Io più che in termini di età, però, ragiono sulla rapidità in pista. Sono due piloti con un elevatissimo potenziale da questo punto di vista. È questo che mi rende soddisfatto e non mi spinge a guardare altrove”.

Nemmeno a Sainz, spesso accostato alla casa dei Quattro Anelli. “Carlos è stato uno dei piloti che abbiamo valutato prima di optare per Gabriel – ammette Binotto -. Ma lui ha scelto diversamente, andando in un altro team”. C’è qualcuno per cui farebbe carte false? “Max Verstappen. È il migliore in assoluto in questo momento, almeno a mio giudizio”, osserva. Ma è meglio assicurarsi i servigi di un pilota di punta o di una star della tecnica? Si vince con la macchina migliore, ma il pilota è strumentale nel realizzarla. Le due cose non sono separate”.

“Io ho avuto la fortuna di vivere l’era di Michael Schumacher. Ancora prima di essere un pilota velocissimo, Michael sapeva far crescere la squadra, per portare in pista la macchina migliore. Nello scegliere un pilota, questo è un aspetto fondamentale”. A proposito di Schumacher, qual è il suo vero lascito alla F1? “L’etica del lavoro. Michael è una persona dai grandi valori in termini di lavoro, serietà, impegno, dedizione, motivazione e passione. Non ci si improvvisa. Il talento è necessario ma non è sufficiente. Serve altro. Come persona, dava il meglio di sé fuori dall’abitacolo”.

“Da pilota chiudeva la visiera, diventando il Michael che tutti abbiamo visto e conosciuto a livello di pilotaggio. Ma io ho sempre ritenuto che Michael fosse ancora più forte come persona. Non solo per l’etica del lavoro, ma per la generosità che aveva nei confronti di tutti. Dava la sua attenzione a ogni singola persona, facendoci sentire a nostro agio e mettendoci nelle condizioni ideali per fare il nostro meglio. Era attento alla persona, all’individuo. C’è un uomo molto attenta alla sensibilità umana dietro al tedesco freddo, matematico che si vedeva da fuori”.

C’è qualcuno che glielo ricorda sulla griglia oggi? “Gabriel. Per la sua etica del lavoro e per essere una persona dotata di una grande sensibilità umana”. “Michael è diventato un mio idolo per colpa sua – ci spiega Bortoleto pochi minuti più tardi, quando gli riveliamo il paragone assai lusinghiero appena tracciato dal suo boss -. Parla sempre di lui. Allora ho cominciato a informarmi su di lui e ho capito quanto fosse forte. Quando vinse tutto non ero ancora nato. Giusto ieri parlavamo di lui, di come trattasse la squadra”.

Congedando Bortoleto e tornando al presente, a dettare il passo in F1 è la Mercedes. Può essere raggiunta da qui a fine anno? “Onestamente non penso. A livello di singole vittorie McLaren, Ferrari e Red Bull possono dire la loro. Ma per il titolo vedo la Mercedes favorita. Il fatto che stiano aspettando a portare un pacchetto di aggiornamenti a mio avviso è più un segnale di forza che di difficoltà. Dopotutto, stanno performando molto bene sebbene manchino upgrade da molto tempo”. E l’andamento delle due gare che sono andate in scena dopo la nostra chiacchierata con Binotto, Monza e Madrid, dà ulteriore credito al suo sentore.

Se avesse un foglio bianco davanti a sé, che regolamento tecnico traccerebbe Binotto per la Formula 1 del futuro? “Il primo aspetto di cui tenere conto è l’attenzione ai costi. Penso che la F1 abbia compiuto dei grandi passi in avanti con il budget cap negli ultimi anni, ma il contenimento delle spese resterà centrale. Prodotti così complessi portano a costi elevati. Mi auguro però che la F1 rimanga all’avanguardia della tecnologia. Deve essere una piattaforma di innovazione come è sempre stata”.

A livello di powertrain, “sul V8 siamo tutti convinti, non è un punto di discussione. Poi bisogna capire come condire questo 8 cilindri con l’ibridizzazione, con il turbo o altro. Più che sull’architettura io ragionerei da un punto di vista di efficienza del motore stesso. Tutte le vetture stradali stanno spingendo in questo senso, con efficienze sempre più elevate. E se la F1 desidera rimanere una piattaforma di innovazione, deve fare lo stesso”. Il che non vuol dire puntare su un’elettrificazione estrema.

“Le monoposto di F1 e le vetture stradali restano due prodotti molto distanti. L’elettrificazione rimarrà, non è un punto su cui dover discutere. La questione riguarda il tipo di elettrificazione, e quanto spingere. Anche il mondo della produzione di serie, in fondo, sta rimodellando l’elettrificazione sulla base dell’esperienza pregressa. E sono convinto che la componente elettrica nella motorizzazione del futuro non sarà così significativa come oggi”. È un avvenire che si giocherà anche sul piano politico tra i team.

Quanto è difficile riuscire a fare il bene della categoria, cercando nel contempo di evitare che i cambi regolamentari possano favorire qualcuno? “La risposta è nella governance. Tutto passa attraverso una votazione, un sistema implementato proprio per evitare che arrivino dei vantaggi ai singoli team o ai singoli costruttori. Poi è chiaro che ognuno di noi guarda al proprio tornaconto. Ma c’è anche un interesse comune, per il bene della F1”. E secondo Binotto, le modifiche al regolamento 2026 sono state gestite adeguatamente. “Abbiamo fatto il meglio possibile dalla base da cui eravamo partiti. È un continuo processo di miglioramento”.

Ma è possibile che si verifichi un cambiamento regolamentare prima del 2031? “Non penso. Anche perché non credo nemmeno che questo regolamento sia così da bocciare. L’ultimo cambiamento significativo risale al 2014, quando un solo team dominava su tutti. Oggi abbiamo più squadre in grado di lottare per la pole, per la vittoria. Siamo tutti sempre pronti a criticare, magari anche in maniera costruttiva, ma lo spettacolo c’è. La F1 sta avendo successo, la gente guarda i GP con passione”.

Quanto ad Audi, Binotto abbozza sugli obiettivi a medio termine, fermo restando il 2030 come orizzonte temporale per lottare al top della categoria. “Stiamo seminando in fabbrica. E facendo crescere queste piantine non c’è ancora un obiettivo concreto che si possa tradurre in pista. L’importante è dare la percezione che il progetto sia solido, credibile e importante. E ci stiamo riuscendo”. Ce lo dice con una certa fierezza negli occhi, mantenendo però quel piglio concreto con cui sta plasmando l’Audi del futuro in un presente quadrato e funzionale come l’hospitality che ci accoglie.

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