Kimi Antonelli esclusivo: "Sogno di diventare come Valentino Rossi e Sinner. Ferrari? Non escludo nulla. Ma prima vinco tanto con Mercedes". Vietato dire Mondiale: "Non è solo per scaramanzia ma..."

Kimi Antonelli esclusivo: 'Sogno di diventare come Valentino Rossi e Sinner. Ferrari? Non escludo nulla. Ma prima vinco tanto con Mercedes'. Vietato dire Mondiale: 'Non è solo per scaramanzia ma...'
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Dopo il trionfo di Monza, Andrea Kimi Antonelli si racconta in esclusiva ad Automoto.it. L’amicizia con Sinner e Bezzecchi (“Fare meglio di Jannik è difficile. Quello che fa Bez è da pazzi”), il mito Valentino Rossi (“Vinceva le gare prima di scendere in pista. Vorrei ricreare lo stesso effetto in F1”) e l’ipotesi Ferrari: “Non escludo nulla, ma sento di avere un debito con Mercedes”. E sulla lotta per il titolo con Russell: “Non siamo migliori amici. L’ultima cosa che vogliamo è una spaccatura interna”. Perché non pronuncia mai la parola Mondiale? “Mi renderebbe più teso”. Poi la confessione: “Non ho più molto da dimostrare, ma ho ancora più cattiveria”
16 settembre 2026

“Ogni volta che salgo in macchina arrivo con qualcosa di nuovo, sento di avere più fiducia, un maggior controllo della situazione”. Andrea Kimi Antonelli corre veloce, e la sua mente ancora di più. Quando lo incontriamo nell’hospitality della Mercedes a Madrid sono passati pochi giorni dal trionfo di Monza, rimastogli impresso nei suoi dettagli più vividi: Il taglio del traguardo, il podio, la marea di gente, la consapevolezza di quello che aveva appena ottenuto. Ma ogni successo nasconde anche una lezione da apprendere.

Toto Wolff ha paragonato il leader del mondiale 2026 di Formula 1 a un’intelligenza artificiale, per la sua capacità di crescere assorbendo gli input che gli arrivano dalla pista. Ma Antonelli si rivede in questo paragone?Certe cose vengono naturali, per altre bisogna sforzarsi di più. Per me la curva di apprendimento è ancora molto ripida, e quindi è normale che ogni volta che salgo in macchina imparo qualcosa di nuovo, anche se in certi casi non me ne accorgo subito. O magari mi adatto alla monoposto e guido in modo leggermente diverso per estrarre un potenziale maggiore”.

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Sinner e Bezzecchi? “È bellissimo avere amici sportivi che capiscono cosa vuol dire la pressione"

Meno immediato è stato sbrigliare il nodo della gestione dell’energia, la croce del regolamento tecnico 2026. “Mi sono dovuto sforzare molto di più. La pausa invernale è stata molto intensa. Ho cercato di lavorare affinché mi venisse naturale, in modo da non doverci quasi badare, tanto immediata sarebbe diventata. In pista, soprattutto prima dei cambiamenti regolamentari, ci sono stati dei momenti in cui mi sono dovuto sforzare a livello di guida per aiutare la batteria”. Ce lo racconta con il suo piglio volitivo, con la naturalezza dei suoi vent’anni portata come un vestito su misura. La stessa di altri ragazzi straordinari che stanno scrivendo la storia dello sport italiano.

Jannik Sinner e Marco Bezzecchi per Antonelli sono un punto di riferimento. “È bellissimo avere amici sportivi che competono ai massimi livelli, che capiscono cosa vuol dire gestire la pressione, i momenti prima di una gara, quando serve avere i propri spazi. Sono molto amico anche di Mattia Furlani, che ho incontrato a Monza. È bello avere legami di questo genere, perché ti danno una motivazione ulteriore per fare ancora meglio. Mi fa piacere vederli vincere, e vorrei fare altrettanto, se non meglio. Anche se fare meglio di Sinner è difficile”, spiega ridendo.

"Bez è uno dei miei migliori amici, ma quello che fa lui è proprio da pazzi!”

Io ritengo Bez uno dei miei migliori amici. Ci supportiamo a vicenda, e quando posso vado alle sue gare. Quando siamo a casa entrambi usciamo a cena insieme, e i nostri gruppi di amici ci sono uniti. Quello che fa lui è proprio da pazzi”. Così come lo sono state le imprese di Valentino Rossi, cui ha dedicato uno strepitoso casco a Monza. Ma se potesse, quali qualità ruberebbe alla leggenda delle due ruote?Vale molto spesso le gare le vinceva ancora prima di scendere in pista. Era molto forte mentalmente. Sarebbe bello poter provare questa sensazione. Come atleta, poi, Vale era molto completo, velocissimo, fortissimo in gara, soprattutto nei weekend che sembravano in salita, quando partiva indietro e riusciva a recuperare. Ed è riuscito ad attirare un pubblico vastissimo. Ancora oggi si vedono persone che indossano il suo merchandising alle gare di MotoGP anche se non corre più. Sarebbe bellissimo ricreare lo stesso effetto in F1: la stima, il supporto, il tifo. È una cosa molto bella”.

L’onda lunga dei successi di Kimi sta già arrivando, a ben vedere. Lo si è capito benissimo a Monza, con i tifosi della Ferrari che l’hanno acclamato sul podio, dopo averlo sostenuto per l’intera corsa. La carica dei tifosi durante il GP è stata incredibile. Mi ha dato la spinta per cercare di fare ancora meglio. Il podio di Monza è il più bello dell’anno, e sentire tutti cantare l’inno all’unisono, intonare 'Sarà perché ti amo' e gridare il mio nome mi ha fatto venire la pelle d’oca”. Gli appassionati vestiti di rosso li ha già conquistati. Ma Antonelli si vede indossare i colori della Ferrari in futuro? “Adesso sto bene dove sono. Sono contentissimo di essere in Mercedes, anche perché sento di avere un debito da ripagare nei loro confronti per tutte le opportunità che mi hanno concesso. Sono stati loro a credere in me quando avevo solo 12 anni. Mi hanno accompagnato in questo percorso di crescita e spero di cogliere tanti successi con loro in futuro. Poi si vedrà. Non escludo nulla, ma oggi l’obiettivo è vincere il più possibile con la Mercedes”.

Un futuro in Ferrari? "Non escludo nulla, ma oggi l’obiettivo è vincere il più possibile con la Mercedes”

Chi ha colto grandissimi successi in F1 è Max Verstappen, che stima talmente tanto Antonelli da aver dichiarato recentemente che Kimi non ha bisogno di consigli per la sua lotta per il titolo. “Da Max li accetto sempre volentieri i suggerimenti – puntualizza Antonelli quando gli raccontiamo le parole del quattro volte campione del mondo -. Ce n‘è sempre bisogno, soprattutto in certe occasioni. Max è un grande, ed è bello vedere così tanta stima da parte sua nei miei confronti. A Monza è venuto a congratularsi con me dopo la gara, così come anche Lando. Sono questi gli atteggiamenti che fanno capire come Max sia un campione in pista, ma anche fuori. Nonostante i traguardi che ha raggiunto e il suo calibro, è una persona eccezionale. Non tutti colgono questo suo lato, anche se in molti negli ultimi anni se ne stanno accorgendo. Quando lo conosci per davvero ti rendi conto che è un grande anche come persona, e non solo come pilota”.

C’è stima anche tra Antonelli e il suo principale rivale per il titolo, il compagno di squadra George Russell, anche se la dinamica tra di loro è inevitabilmente cambiata quando la posta in gioco è diventata massima. “C’è molta competizione tra di noi – racconta Kimi –. Non nego che vogliamo batterci a vicenda ogni volta che andiamo in pista, ma tra di noi c’è sempre rispetto. Il rapporto dallo scorso anno è cambiato, ma resta positivo perché sappiamo bene entrambi quanto sia importante mantenere una buona atmosfera nel team. L’ultima cosa che desideriamo è una spaccatura interna. Non siamo migliori amici, ma credo che George sia un grandissimo pilota, molto completo e assai veloce”.

 

"Vale vinceva le gare prima di entrare in pista. Gli ruberei la forza mentale"

Non potrebbero essere più diversi, Russell e Antonelli. Incredibilmente British il primo, straripante nella sua italianità il secondo. Antonelli è arrivato come un ciclone in Mercedes, con una scaramanzia tutta sua che passa anche da inequivocabili gesti che ha insegnato al suo ingegnere di pista, Peter Bonnington. Ma è sempre stato così? “Quando ero nei kart davo già segni di essere una persona scaramantica: usavo sempre le stesse scarpe, per esempio. Quando tornai in pista dopo l’incidente in cui nel 2020 mi ruppi la gamba e il piede, provai delle scarpe nuove, ma le prime gare non andarono come avrei voluto. Decisi così di tornare alle scarpe dell’anno precedente, e funzionò. Da lì in avanti sono peggiorato con la superstizione”.

"L’ultima cosa che desideriamo io e Russell è una spaccatura interna"

È difficile importare questa forma mentis in Mercedes – “ci è voluto tanto lavoro”, dice ridendo – ma sta funzionando. Sto portando tanta italianità con una buona dose di scaramanzia”, racconta con una punta di orgoglio. Ma anche Wolff è superstizioso? “Un pochino sì. Se non sbaglio sceglie un certo tipo di vestiti per alcune occasioni. Ma non è nemmeno lontanamente ai miei livelli”. Il team principal e CEO della Mercedes è una delle figure chiave della sua ascesa verso i massimi livelli del motorsport e Antonelli sottolinea quanto sia stata importante la sua fiducia nei momenti più difficili della sua stagione da rookie. “È stata fondamentale. Lui è sempre stato trasparente nei miei confronti. Mi ha sempre detto le cose come stavano. Lo scorso anno a Monza mi disse che mi sarei dovuto svegliare, perché c’era bisogno del mio contributo. Sono molto grato di poter contare su una persona come lui, che capisce il lato umano e quello sportivo, avendo corso. Ma è anche molto schietto. Quando feci l’incidente in Australia, venne da me e cercò di tranquillizzarmi. Mi aiutò ad affrontare la qualifica senza aver paura di avere un altro incidente”.

Importare la scaramanzia in Mercedes? "Ci è voluto tanto lavoro"

Avendo avuto modo di parlare spesso con Kimi in questo suo anno all’inseguimento del mondiale, non abbiamo potuto fare a meno di notare come non faccia mai esplicita menzione del titolo. “Non è solo scaramanzia, ma anche mindset - ci svela -. Non parlo mai di campionato perché voglio evitare di pensarci quando mi metto in macchina. Mi renderebbe più teso. Ci sono delle occasioni in cui mi viene in mente il mondiale, come quando devo effettuare un sorpasso e mi chiedo se ne valga la pena, se possa davvero cambiare drasticamente il risultato. Ma quando sono in gara e ancora di più in qualifica, non ci voglio pensare. Il meglio che posso fare è guidare il più forte possibile, poi quello che sarà, sarà”.

"Se penso al mondiale? Quando sorpasso mi chiedo se ne valga la pena"

Antonelli oggi non ha la stessa percezione di sé di dodici mesi fa.Ho imparato moltissimo su me stesso. Mi vedo in modo molto diverso rispetto allo scorso anno. Sono più maturo, ho un maggior controllo della situazione, delle mie emozioni. Ci sono ancora dei momenti in cui ho degli scatti di rabbia quando c’è tanta adrenalina. È normale. Ma sono in pace con me stesso. Non nego che lo scorso anno nei momenti più tosti ero stressato. Pativo lo stress anche fisicamente. Oggi sono più sereno. Non ho più molto da dimostrare, ma la cattiveria è la stessa. Anzi, ne ho di più”. Kimi corre veloce, e la sua ambizione anche. Genuino, ma non ingenuo, non è mai lo stesso quando si rimette in macchina. Ma c’è da sperare che resti lo stesso ciclone di generosità e spontaneità anche quando la vita e la carriera rischieranno di indurirlo.

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